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15 Luglio 2021
Ultima modifica: 15 Luglio 2021 ore 09:48

Profughi minorenni atterrati a Fiumicino. Saranno accolti in famiglia

Arrivati con un "corridoio umanitario", verranno inseriti in famiglie della Comunità Papa Giovanni XXIII, in sei regioni.
Foto di Archivio Sant'Egidio
Famiglie e ragazzi messi in salvo grazie a un corridoio umanitario. Un metodo ormai collaudato che potrebbe diventare uno standard per risolvere in maniera legale e sicura il dramma dei richiedenti asilo.
Un nuovo "corridoio umanitario" è arrivato all'Aeroporto romano di Fiumicino martedì 13 luglio. A bordo dell'aereo c'erano 34 profughi provenienti dall'isola di Lesbo, ragazzi o intere famiglie in fuga da Paesi dove sono in corso guerre, violenze o situazioni insostenibili.
Tra di essi anche 8 minorenni "non accompagnati" e 7 neomaggiorenni: ragazzi che hanno compiuto i 18 anni nelle scorse settimane, mentre erano in attesa di poter beneficiare di questo trasferimento. Sono ragazzi e ragazze, infatti, arrivati nell'sola greca già nel 2019, dopo aver affrontato viaggi difficili e pericolosi attraverso l’Asia, l’Africa o il Medio Oriente, durante i quali hanno subito maltrattamenti, sfruttamento e violenza.

I minori saranno accolti in 6 regioni

La notizia arriva da una nota diffusa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, promotrice da anni dei corridoi umanitari come soluzione per gestire il fenomeno immigratorio in maniera legale e sicura. Un impegno, quello dell'associazione fondata da don Benzi, che si traduce anche nella disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo, offrendo loro un contesto favorevole a ricostruire un progetto di vita autonoma.
Anche in questo caso i minori saranno accolti presso famiglie della Comunità Papa Giovanni XXIII in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Marche.
«Questi ragazzi hanno attraversato Paesi, pericoli e soprusi - ha commentato Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell'associazione -. Adesso nelle famiglie in cui saranno accolti, dopo un periodo di quarantena, cercheranno il sostegno necessario per ricostruirsi una nuova vita. È più che un diritto, è una speranza che va protetta».

Vite sospese, in attesa di "collocazione"

Il corridoio umanitario è stato realizzato grazie al protocollo firmato da Comunità di Sant’Egidio e Ministero dell’Interno, e reso possibile dalla collaborazione delle autorità greche e il sostegno della Commissione Europea.
Dal febbraio 2016 ad oggi 3.700 persone sono giunte in modo sicuro e legale, al riparo dai trafficanti di esseri umani, in Italia e altri Paesi europei. Un metodo ormai collaudato, entrato nel linguaggio della narrazione sul tema immigrazione, che trova sempre più consensi nelle dichiarazioni dei leader politici, ma che richiederebbe una strategia condivisa e operativa a livello europeo per risolvere situazioni drammatiche che non possono più aspettare.
Come a Lesbo, dove famiglie con bambini, persone vulnerabili e minori non accompagnati, presenti sull’isola ormai da tempo, conducono vite sospese, in attesa di una "collocazione", in condizioni di vita rese ancora più difficili in questi ultimi mesi per gli effetti della pandemia.