Collaboratore di un padre gesuita nell'evangelizzazione degli abitanti dell'isola di Guam, morì martire a 17 anni, per l'invidia e le calunnie di un guaritore.
Nato nel 1654 ed originario della regione di Visayas, nelle Filippine, Pedro Calungsod da ragazzo frequentò le missioni dei Gesuiti fino a diventare catechista e cominciò a collaborare con padre Diego Luis de San Vitores, missionario gesuita. Nel 1688 lo seguì nell’isola di Guam, all’epoca chiamata Isola dei Ladroni, per evangelizzare la popolazione indigena dei Chamorros. In seguito l’arcipelago di cui fa parte l’isola venne ribattezzato dai missionari con il nome di Marianne, in onore della beata Vergine Maria e della Regina Reggente di Spagna, Marianna, che fu la benefattrice della missione.
Pedro affrontò con coraggio e determinazione le difficoltà della missione, che furono, all’inizio, di ordine logistico. L’isola, infatti, era ricoperta da foreste difficili da attraversare e da impervie scogliere e spostarsi da un villaggio all’altro richiedeva fatica e agilità.
I missionari furono dapprima ben accolti dalla popolazione e molti si convertirono al cristianesimo, non c’era opposizione e si lasciava che padre Diego e Pedro predicassero e svolgessero il loro ministero in tranquillità.
L'invidia e la persecuzione
Tuttavia Choco, un guaritore cinese invidioso dei missionari, cominciò a spargere la voce che l’acqua battesimale fosse velenosa. E poiché alcuni bambini erano morti dopo aver ricevuto il battesimo quando già malati, furono in molti a credere al calunniatore. La malvagia campagna di Choco venne prontamente sostenuta anche da alcuni indigeni superstiziosi e dai costumi immorali, i quali cominciarono a perseguitare i missionari.
A causa di queste false accuse, alcuni nativi iniziarono ad arrabbiarsi con i due missionari, poi cominciarono a scagliar lance dapprima contro Pedro, che le schivò con notevole destrezza. Il ragazzo avrebbe avuto tutte le possibilità per scappare, data la sua agilità, ma non volle lasciare solo padre Diego.
Nella colluttazione Pedro, che a quel tempo aveva 17 anni, fu raggiunto da un dardo al petto e cadde al suolo, dove venne finito con un colpo di scimitarra. Padre Diego diede a Pedro l’assoluzione sacramentale. Per ultimo, gli assassini uccisero anche padre Diego: era il 2 aprile 1672. I corpi dei due martiri furono legati a grandi pietre e gettati in mare, perciò non esistono i loro resti mortali.
I miracoli e la canonizzazione
In quanto martire, Pedro non aveva bisogno di un miracolo per essere beatificato, anche se la postulazione aveva documentato l’inspiegabile guarigione per sua intercessione di una donna affetta da cancro alle ossa. Nel 2003, poi, nell’ospedale di Cebu City (nelle Filippine), una donna deceduta da 2 ore è tornata in vita dopo che su di lei era stata invocata l’intercessione del giovane martire. È stata questa “risurrezione”, ritenuta miracolosa dopo un attento esame medico, ad aprire a Pedro le porte della canonizzazione avvenuta nel 2012. Il giovane missionario laico è il secondo santo delle Filippine, dopo san Lorenzo Ruiz, ed è patrono della gioventù filippina, dei lavoratori filippini all’estero, dei catechisti, dei chierichetti e delle Filippine tutte. La sua memoria liturgica ricorre il 2 aprile, giorno in cui si ricorda anche il Beato padre Diego Luis de San Vitores.
Nell’omelia della beatificazione san Giovanni Paolo II ha proposto il filippino diciassettenne come esempio di coraggio, di fede e di impegno missionario. La vita di Pedro si propone a tutti come un canto di speranza perché lui ha fissato il suo sguardo sulle cose invisibili, quelle eterne (cfr. 2 Cor 4,18)!
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