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27 Settembre 2021
Ultima modifica: 27 Settembre 2021 ore 09:30

San Vincenzo de' Paoli

Fu un gigante della carità, fondatore della "Charitè" per l'assistenza degli orfani, dei carcerati, dei mendicanti, degli ammalati.
Il 27 settembre si ricorda San Vincenzo de' Paoli, patrono delle opere di carità. Don Benzi citava spesso una sua frase: «Per il tuo amore soltanto, i poveri perdoneranno il pane che tu doni loro».
Vincenzo nasce a Pouy, in Guascogna (Francia) il 24 aprile 1581 da famiglia contadina. Nel 1600 diventa sacerdote; nel 1610 viene introdotto nella cerchia della regina Margherita di Valois. Per breve tempo è parroco di Clichy, nei sobborghi di Parigi e poi cappellano e precettore della ricca famiglia dei Gondi.
Nel 1617 viene nominato parroco di Chatillon-les-Dombes, vicino a Lione, dove fonda la prima Charitè. È del 1625 la fondazione della Congregazione della Missione, opera che riunisce un gruppo di sacerdoti e che si propone la predicazione della fede tra i poveri e nelle campagne.
Nel 1633 decide, con Luisa de Marillac, di formare la Compagnia delle Figlie della Carità. Muore a Parigi il 27 settembre 1660, giorno in cui la Chiesa lo ricorda e lo festeggia. Beatificato nel 1729 e canonizzato nel 1737, Leone XIII lo ha proclamato patrono universale delle opere di carità.
 
Vincenzo diceva spesso: «Bisogna donarsi a Dio in modo che egli si possa servire di noi». Egli si lasciò veramente riempire dalla grazia di Dio e Dio si servì di lui per rinnovare la società di allora ed incidere indelebilmente nella storia della Chiesa dei secoli successivi.
Mentre era parroco di Chatillon-les-Dombes, Vincenzo affidò al cuore dei suoi parrocchiani un’intera famiglia che stava morendo nella più assoluta indigenza. Presi da compassione per quei poveri sventurati, portarono loro aiuto, ma Vincenzo si irritò: la carità era grande, ma non era organizzata.

Per rendere stabile lo slancio di un momento, organizzò gruppi di laici impegnati ad assistere i poveri, denominati le “Charitè” (attualmente sono i Gruppi di Volontariato Vincenziano). Nel giro di pochi anni non vi fu parrocchia di Parigi che non avesse la sua “Charitè” impegnata nell’assistenza degli orfani, dei carcerati, dei mendicanti, degli ammalati.
In un’epoca sconvolta da guerre e pestilenze, Vincenzo insegnò a cercare, ad amare e soccorrere gli emarginati e gli ammalati seguendo un suo metodo: scoprire le emergenze, identificarne i rimedi, chiamare quanti era possibile ad una collaborazione, vincere ogni ostacolo.

In un’epoca in cui le donne che si dedicavano a Dio vivevano nel chiuso dei monasteri, Vincenzo radunò alcune ragazze del popolo che intendevano consacrarsi al Signore, per essere non più monache ma sorelle di tutti, aperte alle esigenze degli altri, compagne di viaggio dei più sciagurati. Nacquero così le Figlie della Carità; celebri sono le parole con cui Vincenzo delineò la nuova e allora inaudita struttura giuridica: «Esse avranno per monastero le case degli ammalati, per cella una camera d’affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le strade della città, per professione la confidenza costante nella divina Provvidenza e l’offerta di tutto il loro essere».
La vita di questo santo ci conferma che non c’è dignità più grande che servire i poveri, non c’è ideale più bello che dare la vita per i poveri perché essi sono i nostri signori, anzi sono nostro Signore.