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17 Luglio 2026

Sant'Alessio

Il 17 luglio la Chiesa ricorda il santo che da ricco si fece mendicante
Sant'Alessio
Tre leggende si intrecciano per narrare la storia di S. Alessio, fatta di eroici sacrifici e dedizione ai poveri. È venerato sia dalla Chiesa ortodossa che da quella cattolica.
Sulla figura di sant’Alessio sono sorte nel tempo diverse versioni agiografiche: la leggenda siriaca, greca e latina. Le tre versioni sono tutte accomunate da un tratto fondamentale: giovane ricco, di famiglia nobile e di fede cristiana, rinunciò al matrimonio e si fece mendicante
Secondo la versione siriaca, la più antica, era nato a Costantinopoli (la “nuova Roma”) e la sera prima delle nozze salì in segreto su una nave, raggiungendo la Siria e proseguendo il cammino fino a Edessa. Lì visse da mendicante e alla sera distribuiva ai poveri quanto raccoglieva durante il giorno, trattenendo per sé solo lo stretto necessario. Gli abitanti di Edessa presero a chiamarlo Mar Riscia, cioè “uomo di Dio”.
Secondo la tradizione greca, Alessio era nato a Roma, fuggì a Edessa dove rimase 17 anni come mendicante, poi fece ritorno a Roma, vivendo da sconosciuto nella casa paterna fino alla morte.
Del X secolo è la tradizione latina, piuttosto simile a quella greca e che è stata inclusa nella Legenda Aurea del beato Jacopo da Varagine (1228-1298).
L’agiografia latina precisa che i genitori erano Egle ed Eufemiano, uomo molto ricco che provava grande pietà verso i poveri, gli orfani e le vedove. Dopo 18 anni a Edessa tornò a Roma e venne accolto dal padre che non lo riconobbe tanto era trasformato nell’aspetto per le rinunce e la scelta di povertà. Il santo fu ospitato in un sottoscala, dove visse gli ultimi 17 anni della sua vita terrena.
È venerato come santo dalla Chiesa ortodossa (ricorrenza 17 marzo) e da quella cattolica (17 luglio).

Alessio: un esempio di distacco dai beni terreni

Il culto di sant’Alessio si diffuse in tutto l’Occidente; a Roma è attestato dagli affreschi della chiesa inferiore di san Clemente, risalenti al secolo XI, e dalla basilica edificata sull’Aventino a lui intitolata. 
Ma al di là delle vicende della sua vita, cosa può aver spinto Alessio a vivere da mendicante? Sicuramente il sentirsi così talmente amato da Dio da essere sicuro che lui avrebbe provveduto a tutti i suoi bisogni. In pratica ha vissuto alla lettera quanto detto da Gesù: «Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? Perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno» (Mt 6,25-32). In questo totale abbandono non sentiva nemmeno più l’esigenza di essere riconosciuto dal suo padre biologico: la pienezza dell’amore di Dio gli bastava! 
In questo mondo schiavizzato dal denaro, impantanato dal benessere materiale, ricordiamoci di sant’Alessio e chiediamogli il desiderio di liberarci da tutto ciò che non è Dio per affidarci al suo amore, unica via per vivere in armonia con noi stessi e con tutto il creato.

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