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31 Marzo 2020

È possibile una scuola smart?

Catapultato nell'emergenza covid-19, ecco come reagisce il sistema scolastico
Foto di Rido
Il coordinatore didattico della scuola Don Oreste Benzi di Forlì fa il punto sui riadattamenti della scuola e delle famiglie per affrontare questo momento in cui è impossibile la relazione frontale. Limiti, emergenze; ma anche scoperte e opportunità di crescita

L’emergenza dettata dal diffondersi progressivo del covid-19 ha indotto il nostro Governo, come tanti altri nel mondo, alla chiusura delle scuole: un atto ritenuto dagli esperti indispensabile per il contenimento della pandemia, che secondo alcuni epimediologi è paragonabile all’influenza spagnola, responsabile fra il 1918 e il 1920 di almeno 50.000.000 di morti nel mondo. Di fronte a questo scenario, i provvedimenti di qualunque genere si qualificano come urgenze, ed anche la chiusura delle scuole acquista un rilievo davvero epocale: si dice che la scuola, come tutta la società, non potrà più essere come prima.

Chiuse le scuole, didattica a distanza

La promozione della didattica a distanza, parallelamente al “telelavoro” o “smartworking” in altri ambiti, è la nuova sfida della scuola, anche se parlare di “smartschooling” appare perlomeno improprio per tutte le implicazioni che, oggi, comporta.  La scuola si fa in aula, grazie al rapporto vivo e vitale fra il docente ed i suoi alunni, ed anche grazie alla relazione continua fra i ragazzi, siano essi bambini della primaria o adolescenti della secondaria di secondo grado: di questo tutto il mondo scolastico è consapevole, e procedendo passo a passo si è incamminato in una nuova dimensione dell’insegnamento, seguendo le indicazioni ministeriali che seguivano a loro volta le scelte governative sulla chiusura progressiva nelle regioni italiane, e l’estensione altrettanto progressiva dei periodi di sospensione delle lezioni.
Certamente non si era preparati ad una simile emergenza. La situazione delle scuole rispetto alla “didattica a distanza” è la più varia, anche solo quanto a disponibilità di attrezzature e competenze informatiche, sia degli istituti sia delle famiglie. Altrettanto varia la casistica dei bisogni e delle urgenze: qual è il giusto carico di esposizione al video per un bambino della primaria? E per la secondaria di primo grado? e quale la migliore modalità da utilizzare? È meglio privilegiare il contatto diretto delle lezioni online, oppure trasmettere video che possano essere visti con calma in qualunque momento? Come coinvolgere anche le famiglie maggiormente in difficoltà in questo scenario inedito? Tante sono state e sono le domande a cui si deve cercare la risposta, inevitabilmente, facendo.

Il bisogno di relazione con gli alunni. La funzione della tecnologia

Un primo fondamentale elemento da preservare consiste nel mantenere il contatto fra i docenti e gli alunni, e fra gli alunni stessi: in un momento di smarrimento sociale complessivo, la scuola può e deve continuare ad essere un punto di riferimento, un pezzo della quotidianità sana, che ti aiuta a non perderti, a non chiuderti in te stesso, che ti dà stimoli per conoscere e per pensare. A questo proposito, molto interessanti sono le riflessioni della prof.ssa Daniela Lucangeli, Ordinario in Psicologia dell'Educazione e dello Sviluppo presso l’Università di Padova, secondo cui il docente tramite la tecnologia, oggi più che mai, “va a prendere il ragazzo” a casa sua: «È questa la rivoluzione. Questa non è didattica a distanza nel senso che è mediata tecnologicamente, come potevamo immaginarci solo quindici giorni fa. Questa è tutt’altra cosa perché il messaggio che dà ai ragazzi è: attraverso un mezzo, viene da te il tuo adulto di riferimento. Non è una tecnologia che sostituisce l’adulto, ma una tecnologia che consente la connessione con il proprio docente, con la propria scuola, con i propri compagni. Quindi diventa esattamente ciò che è: un media perfetto. Siamo di fronte ad un passaggio epocale che va compreso, che ci fa capire il giusto senso dell’utilizzo della tecnologia. Il positivo in questo è che la tecnologia come media in questo caso consente la connessione umana al professore, alla società. La tecnologia che fa la tecnologia e non che fa qualcosa al posto nostro. A cui non viene più affidato il compito di impegnare il nostro tempo e di risolvere le nostre difficoltà, ma la tecnologia in cui l’umano utilizza un mezzo per arrivare all’altro umano»
https://scuola24.ilsole24ore.com/art/scuola/2020-03-13/il-prof-ti-viene-prendere-attraverso-webcam-133022.php?uuid=ADK8C6C
Anche Papa Francesco ha sottolineato, per altri versi, la crucialità della vicinanza nell’attuale momento: «Noi non possiamo, forse, avvicinarci fisicamente per la paura del contagio, ma sì, risvegliare in noi un atteggiamento di vicinanza tra noi: con la preghiera, con l’aiuto, tanti modi di vicinanza…. noi non siamo persone isolate: siamo prossimi, perché l’eredità che abbiamo ricevuto dal Signore è la prossimità, cioè il gesto della vicinanza».

La scuola del gratuito don Oreste Benzi

Alla scuola “Don Oreste Benzi” ( http://www.scuoladonorestebenzi.it/ ) di Forlì le tante domande che accomunano le scuole d’Italia sono state ulteriormente arricchite dal chiedersi come vivere la dimensione della “pedagogia del gratuito” ( https://www.apg23.org/it/scuola/)  anche in questa situazione. Si sono scelti percorsi differenziati per le varie classi, tenendo come base comune l’invio di brevi video che rendano presenti i docenti e trasmettano gli argomenti da apprendere; nelle classi prima, seconda e terza della primaria si è scelto – se non in maniera occasionale e volta soprattutto a coltivare l’aspetto relazionale – di non attivare lezioni in collegamento. Per le altre classi, fino alla secondaria di primo grado, invece i due sistemi si sono integrati, sempre con l’attenzione a non sovraccaricare troppo i ragazzi quanto a permanenza davanti al video.
I docenti si sono impegnati da subito nella nuova sfida, ognuno con i suoi talenti: alcuni hanno rivelato o scoperto doti da “youtuber” che potrebbero segnare l’inizio di una promettente carriera! Fondamentale è il raccordo fra tutti gli insegnanti, garantito da momenti di confronto settimanale che permettano di individuare le criticità e correggerle: nessuno dei docenti deve essere solo, nei successi come di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si presentano. Questo è un aspetto importante della “comunità educante in chiave digitale” che stiamo vivendo.

Scuola a distanza: come la vivono le famiglie?

Le famiglie si dimostrano per la maggior parte interessate ed attive nel nuovo percorso, fra le preoccupazioni per l’apprendimento dei loro bambini e le difficoltà di gestione di una situazione complessa per tanti motivi (linee internet sovraccariche, necessità di supportare gli studenti nelle attività, bisogno di continuare il proprio lavoro). Soprattutto, riportano da parte dei bambini il desiderio di tornare a scuola, per rivedere i compagni, gli insegnanti, gli esperti dei laboratori, per ritornare a vivere la normalità che gli stessi ambienti scolastici (le aule, la mensa, i cortili…) evocano: testimonianza, se mai ce ne fosse stato bisogno, della centralità dell’esperienza scolastica per la vita e per la crescita personale. Ciò non toglie che il forzato isolamento possa essere occasione per i ragazzi di aprirsi a nuove dimensioni: confrontarsi con la noia può risultare difficile, ma nello stesso tempo può aiutare a scoprire nuovi interessi, mettendo da parte il più possibile i video di qualunque natura e affacciandosi ai piaceri antichi della lettura, dei giochi di pazienza o di società, del disegno e delle varie forme di espressione. Il compito delle famiglie è davvero delicato, e mette in luce un aspetto particolare dell’impegno che tutta la nostra nazione, come tanti altri paesi nel mondo, sta affrontando casa per casa: la sfida educativa. Essere madre, essere padre come essere insegnante o educatore richiede un continuo riadattamento, la scoperta di nuove strade che spesso evidenziano il limite che ognuno si porta dentro. Limiti di spazio, di tempo, di capacità, come anche di pazienza, di empatia, di resistenza: ecco, saper prendere consapevolezza di questo limite e accoglierlo come un limes, un confine con l’altro e con il nuovo, è il primo compito che viene assegnato ad ognuno di noi. In questo senso, tutti siamo – in questo momento più che mai – a scuola, pur restando a casa.