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21 Luglio 2021

Il diritto di viaggiare

Il turismo è davvero accessibile a tutti?
Foto di Andrea Decarlini
Tra i settori economici che il Covid ha messo maggiormente in ginocchio c'è il turismo. Ora che il mondo riparte, può essere l'occasione per far sì che diventi davvero "accessibile" a tutti. Le valutazioni e i consigli di una nota travel blogger

Sentiamo spesso parlare del turismo accessibile, ma quanti conoscono la storia di questo settore del mondo turistico? Prima di inoltrarci nell’argomento, occorre tuttavia fare una premessa importante: il concetto di accessibilità è in continua evoluzione.
Possiamo far risalire le origini del turismo accessibile in Italia all’articolo 3 della nostra Costituzione, dove si citano la pari dignità sociale e l’uguaglianza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle condizioni personali e sociali.
Ma come leggerete brevemente qui di seguito, l’applicazione di questo principio nel campo del turismo è piena di iniziative e progetti che di in anno in anno vengono creati.
Abbiamo deciso di ripercorrere la storia dei momenti più importanti.

Le tappe verso un turismo davvero accessibile a tutti

1976 – Uno studio dell’English Tourist Board evidenzia alcuni degli strumenti da mettere in atto che avrebbero dato la possibilità alle persone con disabilità di accedere al turismo: emerge che una delle difficoltà principali è la difficile reperibilità e/o la mancanza di informazioni.

1981 – È l’anno delle persone con disabilità dichiarato dalla Nazioni Unite. Uno dei primi percorsi di cambiamento culturale è la creazione nel Regno Unito del primo servizio in Europa che fornisce informazioni e consulenze per questo settore.

1988 - La creazione di 63 raccomandazioni per operatori del settore, una sorta di linee guida da seguire, sempre da parte del Regno Unito.

1989 - In Italia arriva la Legge n.13 sulle barriere architettoniche che definisce le modalità con cui va attuata e garantita l’accessibilità soprattutto per i luoghi pubblici.
Troviamo qui i primi concetti sul tema che forse attualmente tutti noi conosciamo e sentiamo spesso citare: accessibilità, visitabilità e adattabilità. 

1990 - Si organizza per la prima volta nella storia un concorso in Europa per premiare la migliore struttura turistica accessibile

1992 - Troviamo un’altra importante legge in Italia, ovvero la n.104: "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate."
Qualche anno dopo in Europa si inizia a parlare di generazioni e si sviluppano i primi dialoghi sull’assistenza delle persone anziane.
In quegli anni sono tantissimi i progetti che si susseguono in grado di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su questi temi, molti creati da associazioni al cui interno le persone con disabilità operano da protagoniste. 

2002 - La Dichiarazione di Madrid al Congresso europeo sulla disabilità esprime un'importante consapevolezza: che le persone con disabilità hanno gli stessi diritti fondamentali degli altri cittadini. Esse quindi «chiedono pari opportunità, non beneficienza».

2006 - La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità è forse uno degli step più importanti: non introduce nuovi diritti specifici ma punta a creare le condizioni affinché le persone con disabilità possano esercitare gli stessi diritti fondamentali di tutti.
È la prima convenzione internazionale a cui ha aderito l’Unione Europea, la quale invita gli Stati membri a ratificarla e tradurla in norme attuative. 
Negli anni a seguire si è poi introdotto il collegamento tra sviluppo sostenibile e turismo accessibile, mettendo questi temi nel calendario dello sviluppo globale. 

L’accessibilità è qualcosa di normale?

Guardando a questa storia, sorgono spontanee alcune domande: siamo arrivati a un buon punto? Il turismo accessibile è davvero entrato nelle dinamiche “normali” del turismo? Nonostante i progetti svolti, esiste davvero una continuità globale nel percorso che si sta seguendo? La convenzione ONU riuscirà a fare la differenza? 
Purtroppo le proteste che riscontriamo da parte delle persone con disabilità relative al mondo dei viaggi fanno invece emergere un’altra realtà, ovvero che c’è ancora molto lavoro da attuare. 
Immagino però che ora vi starete chiedendo: «Sì, ma quali sono i numeri di questo settore e perché è così importante investire su questo, tanto da far sì che l’Onu abbia fatto una convenzione specifica?» 

Giulia Lamarca in Oriente
Foto di Andrea Decarlini

Tutti diventiamo disabili

La risposta è semplice: la disabilità è qualcosa che arriva spesso nella vita di ogni persona. Attualmente i dati della Banca Mondiale e dell’OMS ci dicono che la vita senza disabilità risulta essere prevalentemente fino ai 65 anni di età, poi necessariamente si incontra la disabilità con l’anzianità, se si è fortunati poter invecchiare. 
Questo dato diventa ancora più rilevante in termini numerici se si considera il rapido invecchiamento della popolazione. La popolazione globale, europea e italiana sta invecchiando. L’aspettativa di vita media, ad esempio, in Italia è fissata a 82,8 anni. 
Mentre Eurostat stima che in Europa in media il 17% della popolazione abbia una disabilità. 

Turismo accessibile: un settore in cui investire

Aldilà delle leggi emesse, e delle giornate di sensibilizzazione, nel settore turistico quello “accessibile” ancora viene definito e visto come un mercato di nicchia. 
Eppure stime svolte da associazioni e diversi studi sul mondo della disabilità dicono che per ogni persona con disabilità che viaggi, si aggiungono tra le 2 e le 3 persone tra familiari, amici, badanti e caregiver. È molto raro, infatti, che una persona con disabilità viaggi da sola.
Quindi se torniamo al 17% di popolazione con disabilità, e lo moltiplichiamo per due o per tre, arriviamo ad avere il 34 o il 51%.
Davanti a questi dati, sicuramente anche un occhio inesperto comprende il perché l’Onu e l’Unione Europea abbiano deciso negli ultimi anni sempre più di prendere posizione al riguardo. 
Inoltre studi recenti condotti dall’Unione Europea dimostrano che se l’accessibilità fosse nettamente migliorata, il ritorno economico che ne deriverebbe sarebbe del 36% maggiore rispetto all’attuale, senza contare che questi dati ci parlano anche della creazione di nuovi posti di lavoro per andare a ricoprire nuove figure professionali che si occuperebbero proprio di queste tematiche.

Giulia Lamarca in viaggio
Foto di Andrea Decarlini

Disabili e turismo: la situazione in Italia

Ma se ora volessimo solo interrogare l’Italia? Cosa ci dicono i dati? 
In realtà non abbiamo numeri davvero attendibili sulla quantità delle strutture accessibili o sull’adeguamento, ad esempio, dei musei e della grande mole di siti di interesse artistico e culturale disseminati nel nostro Paese.
Analizzando però le campagne attuate dalle varie associazioni e il lavoro svolto da alcuni enti, possiamo definire l’Italia non ancora pronta per il turismo accessibile
Nonostante quella sull’abbattimento delle barriere architettoniche sia una delle leggi più datate in materia di disabilità, ancora ad oggi non siamo in gran parte riusciti ad eliminarle – pensiamo solo al grande problema dei trasporti pubblici – per cui viene naturale ritenere che forse mancano ancora le basi di una cultura inclusiva.
Un altro aspetto importante è inoltre quello riguardante l’accessibilità del web, come ad esempio siti internet, portali, piattaforme online, oggi essenziali anche per il settore turistico.
Se analizziamo anche solo i siti degli enti pubblici e delle università, riscontriamo molto spesso la mancanza di adeguate misure che permettano l’utilizzo in modo semplice e accessibile a tutti, eppure le norme e i mandati europei sono chiari. 
Ci teniamo a darvi alcuni spunti sulla situazione attuale così che possiate interpretare voi stessi a che punto siamo arrivati.

Tutti hanno diritto di viaggiare

Sicuramente le leggi promosse e i progetti attuati in passato hanno fatto in modo di garantire quantomeno un dialogo sulla tematica, ma la più grande sfida che il mondo del turismo deve affrontare è capire che stiamo parlando di responsabilità sociale, ma anche che il mondo del turismo accessibile va osservato e trattato come qualsiasi altro settore di questo mercato, dall'escursionismo al turismo famigliare. 
Il Covid sicuramente ha messo in ginocchio il settore turistico; le riaperture in corso possono essere l’occasione per rivalutare ed analizzare i dati e comprendere che ormai i bisogni di tutti, dopo quest’anno e mezzo, sono cambiati. 
Se parliamo di esigenze specifiche, ad oggi, non stiamo parlando solo di persone con disabilità ma di un target molto più alto. 
Infine vorremmo porre l’attenzione su uno degli aspetti più belli che l’analisi della storia del turismo accessibile ci sta insegnando: siamo partiti dalla definizione di disabilità e di parità, ma guardando le ultime leggi capiamo che sia L’OMS che l’Unione Europea stanno affermando che la vacanza e il viaggio sono diritti dell’essere umano. 
In una società in cui le persone con disabilità sono sempre state medicalizzate, arrivare a queste dichiarazioni significa un grande passo e un grande cambiamento culturale e di direzione. Ora non ci resta che seguirlo.
Consigli per viaggiare
Turismo accessibile: i 7 consigli per viaggiare di Giulia Lamarca, travel blogger