Accesso garantito al Santo Sepolcro per le liturgie pasquali: il Patriarcato Latino e la Custodia di Terra Santa annunciano l'accordo con Israele, che garantisce l'ingresso ai soli rappresentanti ecclesiastici per motivi di sicurezza. Significativo il richiamo di Matteo Fadda: «importante il dialogo per disinnescare i conflitti».
«Le questioni relative alle celebrazioni di Settimana Santa e Pasqua sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti». In particolare, viene precisato che, in accordo con la Polizia israeliana, «l’accesso ai rappresentanti delle Chiese – e non ai fedeli, sempre per ragioni di sicurezza – è stato garantito per lo svolgimento delle liturgie e delle cerimonie e per preservare le antiche tradizioni pasquali al Santo Sepolcro». Con queste poche parole, diffuse in un comunicato congiunto del Patriarcato Latino e della Custodia di Terra Santa, si è chiuso il caso “Santo Sepolcro”.
La notizia che la polizia israeliana aveva impedito l'accesso al Patriarca, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, al Santo Sepolcro per le celebrazioni della Domenica delle Palme, il primo giorno della Settimana Santa, la festa religiosa più importante per oltre due miliardi di fedeli, aveva fatto il giro del mondo.
Il Patriarcato Latino è la Diocesi di Gerusalemme che estende la sua giurisdizione su Israele, Palestina, Giordania e Cipro, mentre la Custodia di Terra Santa è la Provincia dei Frati Minori francescani che da 800 anni sono incaricati dalla Santa Sede di custodire i luoghi santi cristiani.
L'Italia aveva richiamato l'ambasciatore israeliano, il Ministero degli Esteri palestinese aveva definito la vicenda «Un crimine che colpisce sia il mondo cristiano che quello islamico», il presidente francese Emmanuel Macron aveva ricordato «il preoccupante aumento delle violazioni dello status dei luoghi santi a Gerusalemme», il presidente della Commissione Esteri del Bundestag, Armin Laschet, ha sottolineato che «negare al cardinale l'accesso al luogo più sacro della cristianità è pura vessazione», mentre il Ministero degli Esteri del Portogallo invitava le autorità israeliane «a garantire e a tutelare la libertà di religione e di culto». Lo stesso ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha parlato di «ingerenza eccessiva, difficile da comprendere o giustificare». Anche perché la Basilica del Santo Sepolcro dista 500 metri a piedi dalla sede del Patriarcato Latino.
Dopo lo sdegno internazionale, in serata, era dovuto intervenire il Presidente israeliano, Isaac Herzog, per esprimere il suo «profondo dolore per lo spiacevole incidente». Da qui il lavoro diplomatico che ha portato a chiudere il caso. Come ha sottolineato Matteo Fadda, presidente della Comunità papa Giovanni XXIII, «questo episodio rappresenta un esempio evidente di quanto sia importante il dialogo per disinnescare i conflitti in un clima di forte tensione. Il comportamento delle autorità cattoliche è stato un modello di azione diplomatica sostanzialmente nonviolenta. È attraverso questo stile che si può continuare a sperare e a costruire la pace in una terra così ferita».
La Comunità di don Benzi è presente in Terra Santa dal 2002 con il Corpo civile di pace, Operazione Colomba, prima nella Striscia di Gaza e dal 2004 nel villaggio di At-Tuwani. In questo piccolo villaggio sulle colline a sud di Hebron, al confine col deserto del Negev, i volontari avviarono lo school patrol: la scorta dei bambini che dai villaggi si recavano all'unica scuola elementare della zona, quella di At-Tuwani, per proteggerli dagli attacchi dei coloni.
Dopo questo grave episodio, appaiono ancor più significative le parole che il Cardinale Pizzaballa ha pronunciato la domenica delle Palme dal Getsemani: «Gerusalemme, la Terra Santa, non è solo un luogo geografico: è il cuore pulsante della nostra fede. Ogni pietra qui parla di salvezza, ogni collina custodisce la memoria del Dio che si è fatto vicino. Vivere la fede qui significa accettare di abitare questa contraddizione: il luogo della resurrezione è anche il luogo del Calvario; il luogo dell’abbraccio di Dio è ancora segnato da tanto odio».
Con un invito che dalla Terra Santa si rivolge a tutti i fedeli: «in questa terra che continua ad attendere la pace, siamo chiamati a essere testimoni di un amore che non si arrende. Che il nostro cammino di fede, anche oggi, possa essere un cammino di speranza. E che la nostra vita, pur nella durezza del presente, sappia portare l'amore di Cristo e la sua luce là dove tutto sembra oscurità».