16 Luglio 2019

Troppo carcere in Italia

Carcere In Italia, ecco l'infografica che racconta il fallimento di un modello. Eppure le alternative ci sarebbero
Foto di Kristian Gianfreda
In Italia cala il numero dei reati, ma aumenta la popolazione carceraria, ben oltre i limiti di vivibilità
L'urgenza di occuparsi di carcere non deriva dalla cronaca, visto che di sovraffollamento nelle carceri italiane nessuno parla più, ma da un naufragio: quello della riforma delle carceri del 2017, morta con il precedente Governo a guida Gentiloni. L'inizio del 2018 avrebbe dovuto vedere il varo dei decreti attuativi che avrebbero potuto risolvere l'emergenza carcere in Italia, ma di fatto alcuni emendamenti pensati ad arte ne hanno impedito l'approvazione in tempo utile. E così a distanza di un anno e mezzo, nel comparto carcere, si naviga a vista.

Fra le poche voci che ancora continuano a parlarne brilla quella del report annuale dell'Associazione Antigone, che denuncia un tasso di sovraffollamento (e i dati Istat lo confermano) del 120%. Cioè in ogni branda delle celle Italiane dormono, statisticamente, una persona ed un quarto.



Basi Dati

Calano i reati ma non i detenuti

Se il trend delle segnalazioni relative alle persone denunciate, arrestate o fermate dalle forze di polizia dal 2006 in poi è abbastanza costante, va segnalato un sostanziale calo dai reati dal 2014: la bellezza di circa 100.000 reati in meno all'anno nel 2017 rispetto a 3 anni prima.
Calano i reati di ogni tipo,
in particolare per gli omicidi si è passati da 1154 in un anno nel 2013 ai 987 del 2017, riportando il numero sotto l'asticella di oltre dieci anni prima.

Eppure questo calo dei reati non si traduce in un calo dei detenuti in carcere. Come mai? Forse per un aumento degli arresti? 
Nientaffatto, gli ingressi dalla libertà restano stabili dal 2013, e sono addirittura in forte calo dal 2007. Ciò che toglie spazio vitale ai condannati è essenzialmente l'allungarsi delle pene che vengono comminate.

Oggi sono ancora da scontare pene per 258 mila anni. Contro i 230 mila che erano appuntati, in un totale ancora da scontare, sulle fedine penali di tutti i carcerati nelle galere italiane.  A titolo di esempio gli ergastoli sono passati dai 1224 del 2005 ai 1748 del 2018.

Sovraffollamento

Questi numeri portano alla misura del sovraffollamento nelle carceri italiane. Il tasso di sovrappopolazione carceraria (quanti detenuti ci sono ogni 100 posti letto) va da un ottimo 79.6% del Trentino Alto Adige ad un pessimo 160% registrato in Puglia. In questa regione per ogni letto ufficilae dorme in pratica più di una persona e mezza.  In realtà vengono aggiunte nuove brande, quello che diminuisce è lo spazio per muoversi in cella: nel 20% delle carceri visitati dai volontari dell'Associazione Antigone nel 2018 i detenuti sono costretti a vivere in meno di tre metri quadri a testa.

Qualità della detenzione

Anche gli altri strumenti di misura del paniere Antigone sulla qualità di vita delle carceri italiane danno un'indicazione sul fatto che qualcosina in più la politica potrebbe fare: al 36% delle persone detenute manca l'acqua calda in cella; il 53,5% non ha una doccia a disposizione se non negli spazi comuni, al 26,7% mancano spazi esterni dove poter tenere dei colloqui con i familiari.  Quella del rapporto con la famiglia d'origine è una lacuna grave perché le relazioni familiari — come dimostrano diverse relazioni sul tema — sono fondamentali per il recupero del reo, eppure in Italia solo il 10,5% dei detenuti può fare richiesta ad esempio di colloqui skype con moglie e figli.

Carcere, scuola di morte

Il carcere, oltre che essere scuola di violenza («I detenuti si rinforzano a vicenda nell'imparare le tecniche di furto», come ha spiegato più volte Giorgio Pieri), sono scuole di morte: al fianco dei 1748 detenuti condannati al carcere a vita si contano 2931 suicidi fra le sbarre dal 2000, anno in cui è iniziato il tragico conteggio da parte dell'associazione Ristretti Orizzonti. Una media di oltre 44 suicidi all'anno.

Mamme in carcere con i figli

E nelle carceri italiane vivono anche 55 innocenti: sono i bambini più piccoli di mamme che hanno commesso reati, e che sono costretti dalle condizioni familiari a crescere in carcere. Circa la metà di questi, il 42% di questi sono italiani; i rimanenti di cittadinanza straniera, per un trend che è abbastanza costante dal '93, e nonostante innumerevoli associazioni abbiano dato disponibilità per ospitare madri e bambini in strutture di riabilitazione alternative al carcere.

Misure alternative alla detenzione

Sono in lieve aumento dal 2013 i ricorsi alle misure alternative alla detenzione, adulti che scontano la pena "in area penale esterna", come li definisce il Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità. Circa 30.000 persone sono in affidamento in prova ai servizi sociali, in detenzione domiciliare, in semilibertà. Il ricorso alle pene alternative alla detenzione porta la recidiva al 15%, contro il 75% delle carceri italiane.

Vuol dire che se, dopo il carcere, oltre la metà dei rei torna a commettere reati, una possibilità per invertire la rotta, a costi molto ridotti, ci sarebbe. Quello che manca è la volontà politica per farlo.