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17 Maggio 2021

I pediatri prescrivono... di giocare

Perché è importante che i bambini giochino tanto
Foto di amyelizabethquinn
I bambini passano sempre più ore davanti a TV e dispositivi elettronici. Così l'American Accademy of Pediatrics suggerisce di passare alla cura ludica.
Vitamina D, tachipirina e due ore di gioco, è la prescrizione che l’American Academy of Pediatrics suggerisce ai medici statunitensi per i piccoli in età prescolare. Se vuoi bambini creativi, curiosi e più sani, con le abilità giuste per il ventunesimo secolo, lasciali giocare! L’attività ludica è fondamentale per la costruzione del cervello e rappresenta un importante cuscinetto anti stress.

Perché è importante giocare?

Il gioco è una cosa seria e fa parte del nostro patrimonio evolutivo. Giocano le lucertole, i topolini, le api, le scimmie e quindi anche i cuccioli d’uomo devono giocare. Ma l’allarme lanciato è concreto: i piccoli statunitensi escono sempre meno a giocare con i genitori o con gli amici e passano davanti alla tivù in media quattro ore al giorno. I vari dispositivi elettronici che spesso svolgono la funzione di baby sitter, sono 
Foto di Alexas_Fotos
meno efficaci a stimolare la creatività di quanto non siano pastelli, cucchiai di legno, puzzle, palloni e altri banali oggetti casalinghi (una banana usata come cornetta del telefono per un bambino è più stimolante di uno smartphone). Nel gioco, i bambini si danno delle regole, imparano a rispettarle, si assegnano i ruoli, sperimentano. Giocando si negozia, si impara a perdere, si immagina, si empatizza.

In Italia i bambini giocano di più, ma...

Per fortuna però la realtà italiana è diversa da quella americana: negli Stati Uniti i più piccoli sono sottoposti ad attività performanti e a programmi che non contemplano l’ozio o i tempi morti, mentre nelle scuole per l’infanzia italiane lo spazio del gioco è garantito. Anche in Italia però l’approccio con il gioco sta cambiando. Mentre per le generazioni precedenti il termine gioco era sinonimo di socializzazione, aria aperta e movimento, per le generazioni cresciute con uno strumento elettronico in mano (pc, tablet, console, smartphone) questo non è più vero. I videogiochi vengono usati per lo più in solitudine e rischiano di far identificare il bambino non con personaggi reali ma con personaggi virtuali, il più delle volte violenti e immersi in contesti pericolosi, del tutto avulsi dalla realtà che li circonda. Spesso si ha anche l’allontanamento dalle generazioni precedenti (nonni e genitori) viste come incapaci di giocare con loro per arretratezza culturale e tecnologica.

Cresce la dipendenza da videogiochi

La dipendenza da videogiochi è stata inserita all’interno dei DSM (Manuale diagnostico dei disturbi mentali) e quindi classificata come una vera e propria patologia da dipendenza, come quelle da sostanze stupefacenti, da alcol o da gioco d’azzardo, con l’aggravante che colpisce per lo più bambini e adolescenti, segnando la loro vita futura. Secondo gli esperti ne soffre il 10% dei ragazzini. Più aumenta la dipendenza da videogiochi più si manifestano sintomi di depressione, ansia e gravi disturbi della sfera sociale. I ragazzi che stanno troppe ore davanti al video sono molto irritabili, usano i videogiochi per nascondersi dal mondo e per sfuggire alle proprie responsabilità e ai propri doveri, perdono interesse per altri hobby e attività, il rendimento scolastico è compromesso, sentono il bisogno di aumentare il tempo di gioco per sperimentare soddisfazione, mentono riguardo al tempo trascorso giocando, si isolano anche quando il gioco non è possibile, non riescono a ridurne l’uso nonostante siano consapevoli dell’esistenza del problema.