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16 Giugno 2020

Nuovo welfare: le proposte della società civile

Presentato l'Instant-book promosso dalla Rete di Economia civile Sale della Terra e da Vita noprofit.
Foto di Marco Tassinari
7 temi per ripartire dalle Comunità e dai Territori, rilanciati da una rete inedita di realtà del terzo settore.
La pandemia ha svelato la fragilità della strategia economica del nostro Paese e, forse, mondiale e di ciò ne hanno pagato e ne pagheranno il prezzo soprattutto i poveri e gli esclusi.
La crisi causata dal coronavirus è dunque una tragedia, sia per l’Italia che per il mondo intero. Ma può far nascere anche nuove opportunità, come l’adozione di nuovi stili di vita.

E gli Stati Generali – scrive Paolo Ramonda, Responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII - dovrebbero avere come obiettivo quello di far riconoscere al popolo italiano tutta la dignità e il valore che gli spettano; promuovere la storia, la cultura e la civiltà di una nazione fondata su radici cristiane; garantire un lavoro a tutti; creare una scuola che dia a tutti i bambini e ragazzi l’opportunità di formarsi, di gustare il piacere dell’esperienza educativa, ma anche fare dei percorsi per andare a rintracciare coloro che a volte rimangono fuori dal circuito scolastico. E’ necessario un potenziamento del sistema sanitario, in particolar modo di quello territoriale, di cui abbiamo visto l’importanza in questo periodo di pandemia. E’ il momento di guardare agli interessi della povera gente.

Le proposte presentate il 17 giugno in diretta su Facebook



Per questo è importante che in tanti, istituzioni del terzo settore, enti ecclesiali, scienziati dell’economia civile, si sia voluto lanciare un Appello, chiedendo al Governo di ascoltarci e convocarci nella progettazione sociale possibile del Paese.
Il valore profondo di questo appello sta nell’idea che «è il tempo della community welfare, di una comunità che “si fa” welfare ed è capace di ridurre il distanziamento sociale con la presa in carico personalizzata delle tante persone che per essere messe al sicuro sono rimaste sole più che sicure; di coloro che non riapriranno la saracinesca della propria bottega; di chi, finita la cassaintegrazione, non troverà più l’azienda aperta».

In questa fase, in cui si sta progettando il “rilancio”, è fondamentale il compito del Terzo settore, delle reti sociali, perché è capace di essere generativo per le Comunità, offrendo tutte le soluzioni necessarie a garantire la qualità di vita ad ogni persona (Francesca Puglisi – Sottosegretario al Welfare).

È molto importante il concetto di Welfare di prossimità, perché si fonda sulla relazione e non sulla prestazione, agevola le connessioni e riduce le distanze, tiene conto delle capacità, anche minime, di ogni persona. Il Welfare assistenziale ha dimostrato tutti i suoi limiti, adesso è il tempo di un Welfare che rispetti la specificità dei luoghi, la personalità di ognuno, anche dell'anziano, la sua possibilità di essere membro attivo della comunità e non scarto. (Linda Laura Sabbadini e Francesco Starace – task force Colao)
C’è una forte consonanza fra i contenuti dell’Appello e le Politiche di coesione ed è molto importante investire nella co-progettazione con le reti di cittadinanza attiva, perché dalla società civile nascono le soluzioni strategiche ed operative per una società piu inclusiva e solidale. Questa alleanza è ancora più importante nelle aree meno sviluppate, per consentirne lo sviluppo e garantire che non vi sia uno spopolamento progressivo, soprattutto da parte dei giovani (Giuseppe Provenzano – Ministro per la Coesione)

Anche la Comunità Papa Giovanni XXIII ha voluto dare il proprio contributo alla formazione dei 7 documenti su altrettanti temi necessari alla ripresa del Paese nella direzione della sostenibilità e dell’equità sociale: “Budget di Salute”, “Patti per l’imprenditoria civile”, “Accoglienza diffusa”, “Povertà Educativa”, “Agricoltura Inclusiva”, “Riconversione ecologica”, “Pace e disarmo”

Budget di salute

Sul Budget di salute, condividendo l’idea di un sostegno alle persone più fragili basato sulla progettualità di vita nel proprio contesto familiare e comunitario, si è voluto sottolineare come negli ultimi 40 anni la società è profondamente mutata, si sono smarrite le relazioni familistiche e comunitarie, si è costruita una scala sociale figlia del progresso in cui le persone più fragili sono rimaste progressivamente emarginate e sole. L’abbandono delle Comunità e dei Territori ha prodotto vere e proprie cesure generazionali e l’aumento dell’età media della popolazione ha generato un maggior numero di persone non più autosufficienti a cui porre attenzione con altri mezzi.
L’attenzione e la cura delle fragilità si è esaurita così e per 40 anni si è strutturato un sistema di assistenza e di cura fondato sulla segregazione e sulla privazione di legami.

La scelta di permanere nella propria casa, con la propria famiglia e nella propria Comunità va agevolata e sostenuta proprio utilizzando il budget di salute, anche assicurando la possibilità al caregiver che sceglie di prendersi cura della persona fragile forme di tutela fiscale e previdenziale.
Ma anche in assenza di un caregiver familiare, la scelta di permanenza si può sostenere con forme di condivisione intergenerazionale, come dimostrato dall’esperienza della Casa dei Nonni di Forlì” promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, in cui è fondamentale la relazione di mutuo aiuto fra giovani ed anziani, non consanguinei ma a sostegno l’uno dell’altro.
Le famiglie che scelgono di condividere il percorso di fragilità della persona anziana o disabile devono ricevere un sostegno economico pari allo stipendio medio di un operatore sociale e, ove lascino l’impegno lavorativo, adeguate tutele fiscali, previdenziale e di tutela del posto di lavoro.

Patti per l'imprenditoria civile

Sui Patti per l’imprenditoria civile, è stato evidenziato come può risultare necessario il sostegno alla mancanza di reddito in questa fase emergenziale, ma occorre operare con un sostegno che agevoli i percorsi di autonomia, all’interno di un progetto sull’economia in generale, in cui le risorse si recuperino tassando di meno il lavoro e intervenendo di più su fenomeni come l’inquinamento, il consumo di territorio, i capitali improduttivi.
Occorre che le scelte economiche vadano nella direzione dei territori e delle imprese di Comunità, sostenendo la crescita degli uni e delle altre, credendo maggiormente alle potenzialità endogene di ogni comunità.

Accoglienza diffusa

Sull’Accoglienza diffusa, il contributo si è concentrato sull’approccio verso i minori, sia per le procedure ma soprattutto per il processo pedagogico educativo.
I Minori hanno necessità di essere accolti in un "clima familiare" in cui gli operatori non sono persone che lavorano per loro, ma che condividono con loro. In questo contesto non si intende sostituire la famiglia di provenienza, cosa che rischierebbe di rivelarsi una forzatura per giovani il cui disagio non è legato al contesto familiare di provenienza, ma far vivere in un contesto protetto e accogliente che dia le possibilità necessarie a gettare le basi per un futuro "pulito".
Il minore dopo lo sbarco ha necessità di essere inserito in un contesto di accoglienza sicuro e diverso dalle strutture di primissima accoglienza, per poi arrivare alla seconda fase nel sistema SPRAR-SIPROIMI in condizione di maggiore serenità.

Povertà educativa

Sulla Povertà Educativa, preso atto delle criticità in cui è incorso il “sistema-scuola”, si è rilanciata la necessità che i bambini hanno di contesti familiari e territoriali educanti, soprattutto laddove vi sia una particolare fragilità o perifericità di quelli naturali.
Un’alleanza tra insegnanti, genitori e educatori è in questo momento importantissima; si può pensare a una sinergia tra contesto scuola e contesto associativo, in cui le organizzazioni operano negli orari pomeridiani con attività ludiche e ricreative.
Anche le famiglie hanno un ruolo importante in questa situazione. Sono state essenziali nella fase emergenziale e lo saranno ancora di più nella fase della ripartenza. La famiglia è chiamata e crescere nella sua dimensione culturale, a cogliere nel percorso formativo dei propri figli una crescita umana piuttosto che un collezionare voti e un profitto.

Agricoltura inclusiva

Sull'Agricoltura Inclusiva si è sottolineata la centralità di un approccio nuovo all’agricoltura, fondato sulla tutela dell’ambiente e sulla dignità del lavoro della persona.
Da questo approccio derivano altri positivi effetti a cascata: dalla gestione del territorio, a un mercato del lavoro locale stabile in cui l’occupazione agricola diretta ed indiretta è consolidata, dalla valorizzazione della biodiversità alla riduzione della CO2 dovuta alla riduzione dei trasporti a fini commerciali. Senza mai dimenticare che si sta facendo un investimento sulla sicurezza alimentare delle persone, capace di mitigare le emergenze ambientali e anche le terribili emergenze come quella che stiamo vivendo in questi giorni
Occorre promuovere una misura straordinaria nazionale di concreto sostegno dell’agricoltura sociale, riconoscere le fattorie sociali come “presidi di comunità essenziali” per i comuni e le comunità, per incentivarne l’utilizzo degli spazi da parte della comunità attraverso convenzioni comunali, anche nei nuovi piani per la scuola del dopo emergenza Covid 19

E’ anche necessario rendere finalmente operativo il dettato dell’art. 6 della L. 141/2015 che riconosce una corsia preferenziale ai prodotti di agricoltura sociale inerenti le forniture a mense scolastiche e appalti pubblici di fornitura, con precise linee guida per le Regioni o con un accordo con la Conferenza Stato – Regioni, con l’utilizzo ordinario della clausola sociale (che prevede specifici impegni di inclusione lavorativa di soggetti svantaggiati) in alternativa agli appalti al massimo ribasso; tenere conto della disponibilità immediata di strutture di agricoltura sociale per realizzare pene alternative alla detenzione, anche di minori; riconoscere misure legislative speciali per il riconoscimento dei lavoratori stagionali nell’agricoltura sociale che hanno bisogno di una regolare forma contrattuale non solo per la tutela ordinaria del diritto del lavoro ma anche per l’accesso ad ulteriori forme di diritto, come il permesso di soggiorno per lavoratori immigrati, il beneficio delle misure alternative per i detenuti ed tutti coloro che devono scontare misure penali che limitano la libertà individuale, il riconoscimento di appositi voucher per i studenti che vogliano sperimentarsi in una stagione agricola.

Riconversione ecologica

Sulla Riconversione ecologica, abbiamo bisogno di costruire modelli che partendo dal paradigma economico civile possano modificare il tessuto economico del territorio e avviare una conversione ecologica dell’Economia. Un modello di sviluppo inclusivo, partecipato e sostenibile che consenta a tutte le persone che compongono il corpo sociale nelle condizioni di partecipare.
Oggi più che mai tutto è intimamente connesso e la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale” L’obiettivo è cambiare l’attuale economia e dare un’anima a quella di domani. «Un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda» (Papa Francesco).
Il nostro impegno è di costruire un modello di Economia Civile nei territori insieme a pubblica amministrazione, imprese, enti di formazione, terzo settore e cittadini e organizzarlo in distretti di economia civile.
L’Italia, in un contesto omogeneo più ampio, deve ridurre ancora e più rapidamente le emissioni prodotte dai trasporti. I trasporti rappresentano un quarto delle emissioni di gas a effetto serra, che continuano a crescere. Un volume maggiore di merci dovrebbe essere trasportato su rotaia o per vie navigabili. Occorre incrementare l’offerta di carburanti alternativi sostenibili per i trasporti e penalizzare la produzione di carburanti inquinanti e nocivi.

E’ necessario superare le logiche di impresa che creano condizioni di inquinamento ambientale che mettono a rischio la tutela della salute dei cittadini e l’ecosistema naturale. In questa direzione vanno penalizzate le forme di allevamento intensivo di animali ed il conseguente smaltimento dei rifiuti organici sul suolo, che producono elevati indici di inquinamento ed aumentano il livello delle polveri sottili. Analogamente, vanno penalizzate le industrie che producono emissioni tossiche, soprattutto perché agiscono secondo logiche estrattive.
Questi fenomeni sono ancora più gravi se agiti in una logica di espansione industriale in Paesi in via di sviluppo, impedendo la normale vita di quelle popolazioni e lo sviluppo armonico di quei territori.
La decarbonizzazione e la modernizzazione delle industrie ad alta intensità energetica, come l’acciaio e il cemento, sono fondamentali.
La riconversione dell’Italia deve puntare su quelle realtà industriali, imprenditoriali ed economiche innovative, appassionate, di eccellenza che creano benefici ambientali e sociali costruendo processi economici generativi e non estrattivi.

E’ fondamentale il rilancio delle Comunità e dei Territori, affinché ciascuno di essi possa esprimere pienamente potenzialità e specificità e promuovere il più possibile un concetto di sostenibilità rispettoso dell’ecosistema locale. Infatti è proprio dalle comunità che nascono le idee che sono più vicine ai bisogni della popolazione e del territorio. In tale direzione, va presa in considerazione l’idea di un salario universale di base, per essere liberi di costruire nella propria comunità microeconomie che restituiscano dignità alle persone e che si prendono cura dei territori. Indispensabile è che a questa microeconomia si debba dare modo di espandersi e non di fossilizzarsi. Dunque il reddito di base non deve creare una dipendenza passiva ma, nuove opportunità di rilancio ed empowerment di comunità, in un’ottica di azione top down.

Pace e disarmo

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha direttamente promosso il position paper su Pace e disarmo. La pandemia ci insegna che non è più rimandabile una riconversione integrale capace di incidere sulle scelte strutturali del nostro Paese. Una coerente politica costituzionalmente orientata verso la costruzione della pace, comporta la necessità di incidere sulle scelte di bilancio di medio e lungo termine. La pace deve essere adeguatamente pianificata e sostenuta. I fattori che contribuiscono alla violenza, alla apertura di tensioni e conflitti civili, siano essi fattori attitudinali o comportamentali, o fattori relativi alle più ampie condizioni socioeconomiche, culturali e politiche (OMS, 2002, p.3)1 possono essere modificati dalle infrastrutture per la pace. L'obiettivo di queste considerazioni è quello di presentare, grazie a scelte strutturali da compiere nel momento presente, con una nuova visione giuridico – politica, l’auspicabile istituzione di un nuovo Ministero della Pace, delineando un nuovo assetto dell'organizzazione ministeriale definita dalla legge Bassanini e sue successive modifiche. C

Con l’Istituzione del Ministero della Pace, nasce in sostanza una nuova istituzione per una nuova “era” segnata da una riconversione della politica che si dedichi e riparta dalla sussidiarietà circolare, fatta di vera co-progettazione per la Protezione delle persone, per la Pace Positiva, per un nuovo paradigma di sicurezza e solidarietà universale e che dia finalmente Casa e Dignità ai costruttori di Pace, realizzando così l’obiettivo 16 dell’agenda 2030 per lo sviluppo umano sostenibile.

Per un nuovo welfare: sito ed ebook

Per saperne di più e scaricare l'instant-book: perunnuovowelfare.it