15 Marzo 2020

Cenerentola in quarantena fra i clochard

Coronavirus: Nicole e gli altri volontari scelgono l'autoisolamento per non abbandonare gli homeless
Da Rimini a Milano la Comunità Papa Giovanni XXIII ospita persone senza fissa dimora. Chi di loro accetta l'accoglienza sceglie anche di non uscire di casa, rispettando gli appelli delle istituzioni diramati per fronteggiare l'emergenza. E lo stesso fanno i giovani che hanno deciso di vivere con loro.
Filava, la dolce fanciulla, chiusa in casa, solitaria, servendo la sua matrigna e le sorellastre, invidiose della sua bellezza. Il rumore della navetta sul telaio rimbomba un poco in una camera di un appartamento di una Rimini addormentata, oggi ai tempi del nuovo coronavirus.

I locali della sede della cooperativa La Fraternità, nata per l'inserimento lavorativo di persone in difficoltà, sono bui, le saracinesche abbassate dall'emergenza. Ma al suo interno continuano a vivere, in alcune stanze, alcuni clochard, che erano stati accolti e che ora hanno scelto una quarantena volontaria. Con loro sta Nicole Colazzo, leccese di 29 anni, moderna protagonista della fiaba. 
 
Nicole si era trasferita qui lunedì scorso, poco prima del blocco totale delle attività in tutta Italia, con l’intenzione di avviare un laboratorio di tessitura, per aiutare le persone senza fissa dimora a trovare dignità attraverso il lavoro. Poi è arrivato il decreto nazionale che ha fermato tutte le attività produttive non necessarie, e la giovane ha deciso di rimanere qui, a condividere la vita con 3 i clochard del suo appartamento e a Charis, un'altra volontaria arrivata a settembre. E ha continuato a tessere.

I clochard impareranno un mestiere

«L’idea — racconta con orgoglio Nicole — è di realizzare borse artigianali, come visto fare in Albania nei progetti di emancipazione delle donne nelle famiglie povere della periferia di Scutari. Lì, 4 anni fa, ero rimasta incantata dalla meccanica del telaio; ritornata in Italia ho cercato in tutti i modi di farne un mestiere, che mi permettesse di vivere l’esperienza della società del gratuito immaginata da Don Oreste Benzi e di condividere le mie risorse con chi non ne ha»
 
Poi c’è stata l’esperienza di un corso di tessitura a Torino; adesso a Rimini in cooperativa Nicole può contare su tre telai, di cui uno grande e due piccoli, fra i quali si muove in base al lavoro che deve fare. Anche se attorno a lei c’è il silenzio. 
 
«Avevo chiesto di avere uno spazio in cooperativa, dove iniziare con un progetto il prima possibile», racconta. E non si sarebbe mai aspettata che il suo progetto si sarebbe dovuto scontrare una strana variante di coronavirus
 
Nicole ha scelto di vivere a Rimini fra i senza fissa dimora, nella Capanna di Betlemme, due anni fa, anche se solo da pochi giorni ha avuto la possibilità di spostarsi a ridosso della sede di lavoro.  In questi due anni per ben due volte ha cercato soluzioni di vita alternative, ma alla fine si è sempre ritrovata a confermare la propria scelta.
 
«Adesso ho trovato qualcosa che parla di me, nelle realtà della Capanna mi sento a casa. Vivere qui per me è come stare in un nido; anche un giorno mi dovrò allontanare, sono sicura che tornerò — racconta Nicole nel motivare la sua scelta —. La vita è tappeto rosso dove la nostra libertà è esercitata, e su cui dobbiamo giocare bene. Nasciamo con la consapevolezza di essere appartenuti ad un mistero, e ci portiamo dentro questa nostalgia a cui siamo richiamati costantemente».

Un tetto per i senzatetto a Rimini

Nelle accoglienze e nei gruppi appartamento per gli homeless della città di Rimini, dove la Comunità Papa Giovanni XXIII è nata, l'ingresso di nuove persone è sospeso da 2 settimane. In tutto 35 clochard vivono gomito a gomito con una quindicina di volontari. Alcuni ragazzi in accordo con il comune continuano ad incontrare gli homeless sulle strade, pur rispettando l'obbligo di indossare la mascherina e la distanza di sicurezza di un metro dagli altri. Portano vicinanza umana e beni di prima necessità.
 
Le unità di strada di Rimini si stanno anche attrezzando con gli scanner termici per misurare la temperatura alle persone senza fissa dimora che incontrano, e segnalare eventuali emergenze sanitarie alle istituzioni.

L'impegno dei volontari per l'accoglienza degli homeless

Da marzo 2019, dopo un incendio, la Capanna di Betlemme (accoglienza notturna e punto di riferimento per i clochard della zona) si è trasferita in affitto a San Martino in Riparotta, frazione del comune di Rimini. L’Associazione di Don Benzi è alla ricerca di una nuova casa, dove poter continuare ad operare sul lungo periodo. 
 
Nicolò Capitani, responsabile delle accoglienze, racconta l’impegno dei giovani volontari: «Per i ragazzi la scelta di venire a vivere in Capanna nasce a volte come una fuga, nel momento in cui la dimensione di casa inizia a stare stretta. Ma poi inizia un cammino; la vita con i senza fissa dimora fa scoprire la bellezza del mettersi in gioco, ed inizia un cammino».

Un tetto per i senzatetto a Chieti

In altre parti d’Italia, l’accoglienza delle persone senza fissa dimora proposta dalla Papa Giovanni XXIII continua, anche se a porte chiuse. Luca Fortunato, responsabile della Capanna di Betlemme di Chieti, è al sicuro dal coronavirus, insieme ad una cinquantina di persone senzatetto accolte:

Cena con i senza fissa dimora, Natale 2019
Capanna di Chieti: a Natale la cena è per tutti. Luca Fortunato, responsabile della casa, con clochard e volontari.
 
«Qui a Chieti — racconta —, visto il particolare stato di vulnerabilità delle persone di strada, avevamo fatto la scelta di isolarci prima ancora che tutta Italia fosse dichiarata zona rossa.  Dentro siamo rimasti in 5 volontari che hanno scelto una quarantena volontaria, mentre tutti gli altri sono rimasti all'esterno per garantire i servizi essenziali.  Tutti i clochard che vivono con noi hanno accettato la proposta della Comunità: non si esce di casa se non accompagnati, e solo per motivi gravi ed urgenti».
 
I clochard passano le giornate impegnati nei turni di lavori domestici, nei laboratori artistici, e l’impegno sul territorio continua a porte chiuse. Spiega Luca: «Attraverso il passaparola abbiamo raccolto un migliaio di euro per le famiglie indigenti e, visto che a Pescara hanno chiuso da poco i centri di accoglienza per l'emergenza freddo, ci siamo attivati per raccogliere coperte e materiali di prima necessità».

Un tetto per i senzatetto a Milano

Intanto, nella periferia di Milano, nelle 2 capanne di Betlemme sono in quarantena volontaria 15 senza fissa dimora e 3 volontari. In accodo con le istituzioni gli ospiti possono fare delle passeggiate collettive nella campagna circostante, sempre accompagnati.

Accoglienze durante il coronavirus si ma con responsabilità

Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, spiega la linea dell'associazione di Don Benzi durante l'emergenza coronavirus:  «Apriamo le nostre case anche maggiormente all'accoglienza, in questo periodo. Però chi viene accolto dalla strada dovrà accettare una quarantena che tuteli le persone, spesso fragili, che già vivono insieme a noi. Dobbiamo educare anche i senza fissa dimora ad una sensibilità civica».