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8 Gennaio 2021
Ultima modifica: 8 Gennaio 2021 ore 14:04

L'appello: «Vacciniamo le persone disabili»

La nuova priorità da aggiungere nel Piano Strategico Vaccinazione, nella proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII
Tratta da Sempre Magazine di gennaio, la storia di fragilità nella pandemia.
Serena ha un ritardo cognitivo; la sua storia è raccontata su Sempre Magazine di gennaio. La sua è una storia di disabilità come tante, come tante vissute fra le quattro mura di una casa, al tempo del Covid-19. 

«La didattica a distanza per lei è stata terribile. Ora, per fortuna, può andare a scuola: per lei è vitale», racconta la mamma Elisabetta, titolare di un'agenzia di viaggi.

Cosa accadrebbe se Serena dovesse ammalarsi e rimanere a casa? La preoccupazione viene raccolta dalle parole di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, che è intervenuto oggi sul dibattito che si sta accendendo in Italia sulle priorità da dare nelle campagne di vaccinazione. «Chiediamo che le persone con disabilità siano inserite fra le categorie prioritarie a cui somministrare il vaccino anti-covid-19», chiede Ramonda.

Le sue parole sono frutto dell'esperienza diretta dell'associazione di Don Benzi, le cui attività Serena frequentava nei mesi precedenti all'inizio della pandemia. Spiega Ramonda nel comunicato: «La situazione più grave riguarda le persone con disabilità intellettiva che non sono in grado di prendersi cura della propria salute, che necessitano di essere sempre accompagnate e che non riescono ad indossare la mascherina protettiva, esponendosi ad un maggior rischio di essere contagiate o di contagiare. Si tratta di persone estremamente fragili il cui eventuale ricovero sarebbe estremamente difficoltoso».

Nessun obbligo

Ma i disabili devono essere obbligati a vaccinarsi oppure no? «Nel caso di Serena, che sta per compiere 18 anni, lascerò che sia lei a scegliere — spiega la madre —. Stiamo iniziando a parlarne proprio in questi giorni. Credo che le scelte di ognuno debbano essere rispettate».