Vangelo della IV domenica di Quaresima - Anno A: meditiamolo insieme grazie al commento di don Oreste Benzi
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38)
Commento al Vangelo di domenica 15 marzo 2026 (IV domenica di Quaresima - Anno A)
Il cieco appartiene alla schiera dei poveri, di coloro che non hanno nulla di proprio, di consolidato e quindi sono aperti. Oggi il Signore si rivolge a noi. La domanda che fa al cieco, la fa a noi e se trova in noi un cuore semplice, umile, un cuore trasparente alla verità, un cuore che non ha niente di proprio da difendere, ecco allora che trova la risposta. Dice: «Tu credi nel figlio dell’uomo?». E il cieco: «Credo, Signore!». Anche noi vogliamo essere tutti presenti in questo atto di fede profonda: «Io credo, o Signore». Noi abbiamo riconosciuto che Gesù è il Figlio di Dio. Noi abbiamo riconosciuto che non abbiamo altro su questa terra, dato agli uomini, nel quale l’uomo possa essere salvo.
Noi abbiamo riconosciuto che il Signore è la luce del mondo e siamo chiamati in Cristo ad essere creature nuove, creature in cui lui finalmente vive e manifesta la luce sua.
Il commento di don Oreste Benzi al Vangelo della domenica e alle Letture è tratto dal messalino Pane Quotidiano, abbònati qui
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