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1 Gennaio 2021

L'ottimismo credente che ha fiducia nell'umanità

Il 1° gennaio racchiude diversi significati, che possono offrire spunti per vivere bene il nuovo anno
Foto di Gajus
Una riflessione del vescovo di Macerata sull'inizio del nuovo anno civile, che si apre con la festa di Maria madre di Dio e la giornata della pace.
Il tema che caratterizza più fortemente questi primi mesi dell’anno è l’inizio di un tempo nuovo. La suddivisione del tempo in anni e l’inizio dell’anno civile fissato a gennaio sono frutto di una convenzione pratica: l’anno della fede, ad esempio, inizia in autunno con l’Avvento e trova il suo apice nella primavera con la Pasqua.
L’anno liturgico ricorda così che la vita è attesa e fragilità, come le foglie d’autunno, ma anche tempo di semina per un raccolto che si compirà pienamente solo in cielo. La vita di Gesù, come la vita di ogni uomo, ritma così il tempo della preghiera, dall’attesa della nascita fino alla gloria dell’ingresso in cielo.
Ma anche il ritmo del tempo civile ha i suoi significati che la Chiesa sa valorizzare.
L’inizio dell’anno a Gennaio, quando le ore di luce hanno ormai ripreso a crescere sulle ore di buio, è un annuncio di speranza: l’umanità è fatta per vivere nella luce e nella pace, non nel buio della violenza e della guerra. La celebrazione dell’inizio dell’anno lo mostra con tre temi che la caratterizzano e che indicano uno stile di vita particolarmente in sintonia con gli insegnamenti di don Oreste Benzi.

La piccolezza e grandezza di Maria

Il 1° gennaio è la festa di Maria Santissima Madre di Dio. La Madonna ci prende per mano e ci insegna a vivere il tempo. Non solo il tempo sacro, ma anche quello laico della vita quotidiana, del lavoro e dello studio. Essa è semplicemente la madre. Non ha fatto nulla di diverso ed altro che essere la madre ed ancora continua ad essere Madre di ogni cristiano, rivelando, come insegnava Papa Luciani, che il cuore di Dio è anche un cuore di madre. Eppure la “piccola” Maria del vangelo è anche la grandissima e santissima Madre di Dio, perché nulla può fare un essere umano di più grande che essere dove Dio lo pone e fare ciò che Dio gli chiede, per partecipare, ognuno per la propria parte, alla salvezza di tutti. Così la piccolezza e la grandezza di Maria tracciano la strada per comprendere la piccolezza e la grandezza di ogni uomo che è figlio di Dio.

Non temiamo di benedire

Il 1° gennaio è anche il giorno della benedizione sul nuovo anno. Ricordo un incontro con don Oreste a Rimini, ero rettore del seminario regionale umbro da poco e portai i miei alunni a trovarlo, celebrammo insieme e chiedemmo la sua benedizione. Ci benedisse volentieri, con un bel sorriso, e mi raccomandò: «Non aver mai timore di benedire!» Non dobbiamo temere di benedire troppo Dio, non finiremo mai di lodarlo per tutto ciò che è e che ci dona in ogni momento. Non dobbiamo neppure temere di benedire i fratelli nel suo nome, nel santo nome di Gesù. La forza disarmata e potente della benedizione ci è data per questo, per incoraggiare, consolare, sostenere e guarire i cuori spezzati. Il mondo ha tanto bisogno della benedizione di Dio che giunge attraverso la Chiesa. Da solo il mondo non saprebbe come trovare la via dalla luce e del bene.
La giornata mondiale della pace

La pace: un augurio e una promessa

Il 1° gennaio infine, per un’intuizione straordinaria di San Paolo VI rivelata il 1° gennaio del fatidico 1968,  è anche la Giornata mondiale di preghiera per la pace. Questo papa santo la annunciava così: «Ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà per esortarli a celebrare "La Giornata della Pace", in tutto il mondo, il primo giorno dell'anno civile, 1° gennaio 1968. Sarebbe nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa – all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo – che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire … La Chiesa cattolica, con intenzione di servizio e di esempio, vuole semplicemente "lanciare l'idea", nella speranza ch'essa raccolga non solo il più largo consenso del mondo civile, ma che tale idea trovi dappertutto promotori molteplici, abili e validi».

L'ottimismo credente

Un bellissimo modo di tratteggiare la missione della Chiesa nel mondo: mettersi a servizio, dare buoni esempi, lanciare idee che con gli altri si possano concretizzare, anzi che altri più abili e validi di noi possano portare a pienezza e maggiore perfezione. 
In queste parole di Paolo VI, così vicine al sentire anche di don Oreste, c’è quell’ottimismo credente, pieno di buona fiducia nell’umanità, perché sa sempre riconoscere in ogni uomo un figlio di Dio, per quanto il male ed il peccato ne possano aver deturpato la mente o il cuore.
Buon anno nel Signore. 

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Il testo è tratto dall'Introduzione alla Parola del bimestrale Pane Quotidiano di gennaio febbraio 2021.