Topic:
1 Dicembre 2021

L'AIDS compie 40 anni e fa paura

L'arrivo del COVID-19 ha frenato l'accesso ai centri di cura e screening per l'HIV
Foto di Andrej Cukic
I primi casi accertati di HIV risalgono al 1981. Il 1° dicembre è la giornata internazionale per la lotta contro l'AIDS, un’occasione per non dimenticare i 37 milioni di persone affette da questa malattia e per non abbassare la guardia.
Dal 1988, sotto impulso del Summit Mondiale dei Ministri della Sanità, e successivamente delle Nazioni Unite, il primo dicembre si celebra la giornata mondiale della lotta all’AIDS. È un’occasione importante per unirsi nella lotta contro l’HIV, mostrare il supporto per le persone sieropositive, per ricordare le persone scomparse e anche per ricordarci di non abbassare la guardia su questa infezione/malattia.
 
Almeno per un giorno, ogni anno nel mondo, si riaccendono i riflettori sulla diffusione del virus HIV ed il successivo sviluppo nell’AIDS; un’epidemia che continua a farsi strada approfittando delle crepe dell’ignoranza, della povertà, dell’ideologia. Un virus dimenticato che, particolarmente in questi anni, è stato messo in ombra dal dilagare del SAR-COV2. La pandemia da COVID-19 ha comportato, infatti, un forte impatto sul sistema sanitario in generale e in particolare sul comparto delle malattie infettive con limitazioni nell’accesso ai centri di cura e screening con un calo dell’attività di testing.
Il Fondo Globale per combattere l’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria ha riportato che, secondo i dati raccolti in 502 centri sanitari in 32 Paesi africani e asiatici, i test per l’HIV sono diminuiti del 41% e i rinvii per la diagnosi e i trattamenti del 37% durante i primi lockdowns nel 2020, in rapporto ai dati nello stesso periodo nel 2019.
Secondo le più recenti statistiche dell’UNAIDS (2020), ci sono nel mondo 37.7 milioni di persone che vivono coll’HIV, delle quali 1.7 milioni sono bambini sotto i 14 anni.  680.000 persone sono morte nel 2020. L’84% dei sieropositivi conosce il proprio stato e il 73% di tutte le persone che vivono coll’HIV ha accesso alle cure antiretrovirali. Nel 2020, le nuove infezioni sono state circa 1.5 milioni.
 
Le persone sieropositive sperimentano sintomi più severi se affetti anche dal COVID-19 e secondo studi condotti in Gran Bretagna e Sud Africa corrono 2 volte il rischio di morire rispetto alla popolazione non infetta da HIV. Nell’Africa Sub-Sahariana, dove vive il 67% della popolazione mondiale dei sieropositivi, i vaccini contro il COVID-19 non sono ancora arrivati. Solo il 3% della popolazione africana ha ricevuto almeno una dose di vaccino.  
Sono passati ormai 40 anni dal 1981, data in cui si è scoperta l’esistenza dei primi casi di HIV, e i progressi fatti nella conoscenza delle strategie di prevenzione e cura dell’infezione sono stati enormi, tuttavia, l’epidemia ancora persiste insieme allo stigma, alla paura e alla disinformazione. L’HIV miete ancora tante vittime nel mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove i Governi non riescono ancora a garantire una copertura al 100% dei farmaci antiretrovirali e la adesione al trattamento (che dura tutta la vita) da parte delle persone sieropositive è, per vari motivi, più problematica.
In questi mesi difficili, durante i quali la sfida contro il COVID-19 ha dettato la agenda dei Governi, abbiamo imparato quanto sia fondamentale la prevenzione per fermare il contagio, quanto una diagnosi precoce possa fare la differenza, e quanto l’accesso alle cure sia un diritto inalienabile. Non abbassiamo la guardia!