16 Settembre 2019

Abusi sui minori: le nuove misure della Cei

Obbligo di denuncia a un referente diocesano responsabile della tutela
Foto di Daniele Calisesi
Nasce la pastorale per la tutela dei minori, chiamata ad assicurare all'interno della pastorale ecclesiale un'azione di safeguarding quanto mai necessaria nella Chiesa.
Ogni diocesi italiana, secondo quanto stabilito nelle Linee guida approvate dall’assemblea della Cei lo scorso maggio, dovrà dotarsi di un referente diocesano per la tutela dei minori, chiamato a collaborare con il Vescovo diocesano nell’esercizio delle sue responsabilità pastorali in tale materia.

Cos'è la pastorale per la tutela dei minori?

Nasce così la pastorale per la tutela dei minori, chiamata ad assicurare all’interno della pastorale ecclesiale quell’azione di safeguarding quanto mai necessaria affinché la Chiesa diventi luogo di tutela della fragilità e promotrice di percorsi di crescita che facciano emergere la bellezza delle relazioni comunitarie.
L’ascolto delle vittime e la loro credibilità è il punto di partenza di tale azione e si riflette nell’introduzione dell’obbligo morale di denuncia all’autorità giudiziaria da parte dell’Ordinario del luogo nel quale avviene un possibile abuso da parte di un chierico. Tutto ciò  dopo averne vagliato la verosimiglianza. 

Il vescovo non può tacere di fronte ad un delitto

Il vescovo aveva già l’obbligo di avviare un’indagine cosiddetta “previa”, cioè raccogliere elementi da inviare alla Congregazione per la Dottrina della fede e, nel caso, avviare un procedimento canonico. La novità delle linee guida sta proprio nell’introduzione dell’obbligo morale di informare anche l’autorità giudiziaria, che ha mezzi molto più efficaci di indagine. Precisamente il vescovo dopo aver fatto l’indagine “previa” sulla segnalazione, è chiamato a incoraggiare anzitutto la denuncia da parte di chi l’ha presentata o dei genitori o tutori, se minorenne. 

Azione per prevenire gli abusi

Vi è poi un secondo livello di azione: la formazione e la prevenzione avranno come protagonista la stessa comunità. È nella comunità che l’abuso in ambito ecclesiale avviene ed è da qui che si deve muovere un’azione di formazione che metta al centro la qualità delle relazioni, favorendo la costruzione di un’identità  affettiva integrata e matura.
Formare educatori ed operatori pastorali in grado di favorire questo processo sarà la sfida che ci attende. Una sfida che vale la pena di raccogliere, perché è in gioco l’essere comunità credente e credibile, in quanto la comunità di fronte a questo grave delitto può rischiarare di smarrire il suo significato profondo e lasciarsi travolgere dallo scontro tra giustizialismo, attivato dalla pressione mediatica e dal senso di colpa per il passato, e autodifesa, che non affronta le cause e le conseguenze di tale delitto. 
                                                                                                          
* Psicologo giuridico, terapeuta di coppia, referente diocesano tutela minori diocesi di Piacenza-Bobbio.