In occasione della Giornata internazionale dei popoli indigeni, la testimonianza dall'impegno in Cile di Operazione Colomba a fianco delle comunità Mapuche: contro le ingiustizie, la criminalizzazione e lo sfruttamento.
L’accompagnamento al popolo Mapuche in Cile, che portiamo avanti con Operazione Colomba in modo continuativo dal 2022, è un’espressione concreta di fedeltà al Vangelo, specialmente nelle situazioni in cui i Diritti Umani sono gravemente violati.
L’ONU ha formulato centinaia di raccomandazioni allo Stato cileno in materia di discriminazione razziale, diritti economici, sociali e culturali, contro la tortura e altri ambiti.
Questo accompagnamento del popolo Mapuche, fin dalle origini, non è stato né è neutrale. Parte da una scelta etica, pastorale e politica a difesa della dignità umana, dei diritti dei popoli originari e della protezione delle loro famiglie e dei loro territori.

Manifestazione del popolo Mapuche
Foto di Operazione Colomba

Il popolo Mapuche durante una manifestazione
Foto di Operazione Colomba

Murales Mapuche
Foto di Operazione Colomba
Popolo Mapuche e legge antiterrorismo: la criminalizzazione dell'indigeno
Ciò che abbiamo visto nelle popolazioni Mapuche criminalizzate, alle quali si applica la legge antiterrorismo (nata durante la dittatura) con pene detentive sproporzionate, insieme al mancato riconoscimento della cultura e della visione del mondo, rappresenta una forma di esclusione sistematica, non si tratta di fatti isolati. Sono segni di una struttura sostenuta da una logica che pone lo sfruttamento e il profitto al di sopra della vita. Una logica che, silenziosamente, trasforma le persone più vulnerabili in oggetti, numeri, casi.
E la cosa più dura è che in Cile questa logica sta diventando normale. Si insedia nelle istituzioni, nelle leggi, nei discorsi. Persino noi stessi, molte volte, arriviamo a normalizzare le ingiustizie.

Il bosco distrutto dalle imprese forestali
Foto di Operazione Colomba

Foto di Operazione Colomba
Mission e presenza sul campo: lasciarsi toccare dal dolore
In questo contesto, la nostra
mission si è andata trasformando. Non si tratta più soltanto di guardare da fuori, ma di lasciarci toccare. Di permettere che il dolore che incontriamo ci interroghi, ci sposti, ci converta e ci mobiliti.
Ogni giorno vediamo famiglie che condividono il poco che hanno, comunità che resistono non partendo dall’odio, ma dalla difesa della vita. Persone che, persino in condizioni di estrema vulnerabilità, continuano a credere nella solidarietà, nella cura dell’altro e della terra. Non tutto è determinato dalla logica dominante: esiste un altro modo di organizzare la vita e di comprendere la società, rafforzando il senso di comunità, come affermava don Oreste Benzi.
L'impegno della comunità cristiana contro la neutralità
Davanti a ciò che accade in Cile e nel mondo vogliamo ribadire che questo non è un momento neutrale. Come comunità cristiana siamo chiamati non solo ad accompagnare, ma a schierarci a partire dal Vangelo e dalla dignità umana, impegnandoci nella costruzione di una società più giusta, inclusiva e fraterna, dove il senso della vita non sta nell’accumulare, ma nel condividere.