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18 Settembre 2026
Ultima modifica: 18 Settembre 2026 ore 12:26

Naza, il docufilm sulle rivelazioni dei soldati israeliani a Gaza scuote Tel Aviv

Mostra del Cinema di Venezia
Naza, il docufilm sulle rivelazioni dei soldati israeliani a Gaza scuote Tel Aviv
Foto di ANSA/FABIO FRUSTACI
Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor conquista la Mostra del Cinema di Venezia mostrando l'uso dell'A militare nelle operazioni a Gaza. Le testimonianze anonime dei soldati scatenano la dura reazione del governo israeliano, che avvia l'iter per revocare la cittadinanza ai due registi.
Venticinque minuti di standing ovation e un'accoglienza calorosa da parte della platea della Mostra del Cinema di Venezia non sono bastati a proteggere il documentario Naza dalle reazioni politiche di Tel Aviv.
Il film d'inchiesta diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor – cittadini israeliani, già autori del pluripremiato No Other Land – ha conquistato il Premio Speciale della Giuria, il Green Drop Award e la Segnalazione Cinema For UNICEF.
L'opera offre uno squarcio senza filtri sul funzionamento della macchina bellica nella Striscia di Gaza: un'indagine sull'impiego dell'intelligenza artificiale, dei droni e della sorveglianza di massa, costruita raccogliendo le sconcertanti e anonime confessioni di 24 tra soldati e ufficiali dell'intelligence israeliana.
Ma l'impatto del film travalica i confini della Laguna e scatena la dura reazione del governo israeliano. Il Ministro della Cultura Miki Zohar e altri esponenti del governo israeliano, hanno annunciato l'intenzione di avviare l'iter per la revoca della cittadinanza israeliana ai due autori. Il mondo del cinema nel frattempo ha sottoscritto un appello pubblico a sostegno dei registi autori di Naza.


L'inchiesta: buio in sala e segreti militari

Frutto di un accurato lavoro investigativo durato tre anni e condotto in partnership con il quotidiano britannico The Guardian, il docufilm è stato girato per lo più nelle ore notturne sui tetti di Tel Aviv. La scelta stilistica è rigorosa e d'impatto: i volti dei militari intervistati restano immersi nell'ombra, lasciando che siano soltanto le loro voci a rompere il silenzio, a metafora dell'oscurità morale che avvolge le dinamiche descritte.
Lo stesso titolo, Naza, rimanda al gergo militare israeliano usato per identificare Gaza e, contestualmente, per bollare i civili colpiti come meri "danni collaterali". Attraverso le testimonianze dirette di chi ha gestito questi strumenti, il film svela la fredda e calcolata architettura dei sistemi algoritmici di targeting e tracciamento utilizzati per individuare gli obiettivi fin dentro le abitazioni private e regolare i protocolli di fuoco nei quartieri abitati.

La voce degli autori

Durante i momenti culminanti della rassegna veneziana, Yuval Abraham e Rachel Szor hanno spiegato le ragioni profonde che li hanno spinti ad affrontare un'indagine così delicata e controversa, rilasciando una dichiarazione dai toni nitidi e inequivocabili: «Questo film mostra dall'interno come funziona il sistema israeliano di uccisioni a Gaza ed è basato sulle conversazioni con 24 ufficiali dell'intelligence e soldati dell'IDF in molti casi provenienti da unità segrete».
I registi hanno precisato che le testimonianze descrivono «la modalità di individuare gli obiettivi da parte dell'esercito israeliano basata sull'intelligenza artificiale», con bersagli ricercati «a partire dalle abitazioni a Gaza e quindi all'interno di spazi civili»
Abraham e Szor hanno infine rimarcato: «Quello che avviene a Gaza da anni è già noto, i giornalisti palestinesi lo hanno documentato coraggiosamente. Molti di loro sono stati uccisi e assassinati pagando con la propria vita il fatto di averlo raccontato. La novità è che siano i soldati israeliani a parlare. Speriamo che il film porti ulteriori prove di come tutto questo appaia dall'interno, rendendo più difficile negarlo. Hanno accettato di parlare a condizione di rimanere anonimi, ma credo che entrambi sentiamo che non stiamo facendo nulla di sbagliato e che anzi stiamo facendo qualcosa di molto importante per portare alla luce questi sistemi, speriamo che non ci siano conseguenze per loro».
 

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