L'introduzione di mense scolastiche ha fatto raddoppiare gli alunni nei villaggi sperduti nel nord del Kenya. Un pozzo potabile, una pompa solare, impianti di desalinizzazione restituiscono speranza a questa terra assetata.
Con i piedi scalzi, i bambini danzano negli spruzzi d’acqua. Tra le preziose gocce d’oro blu, i loro sorrisi splendono: sono increduli per così tanta abbondanza, assuefatti come sono all’aridità di una terra che qui non dà, ma toglie.
Ci troviamo ad Altuwo, uno dei tanti villaggi di pastori nella contea di Marsabit, sulle rive del lago Turkana.
Un luogo remoto nel nord del Kenya, dove la siccità fa da padrona e prosciuga tutto: la terra, il bestiame, il futuro.
Oggi però è un giorno di festa: finalmente il villaggio avrà un pozzo d’acqua potabile.
Simone Ceciliani, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII a Nairobi da oltre 15 anni, guarda con gioia tutta quest’acqua che sembra fuoriuscire come per miracolo dal terreno.
E la mente corre al 2017, quando tutto è iniziato con un primo viaggio esplorativo in Turkana insieme a un gruppo di giovani della parrocchia di don Mario Zacchini, allora responsabile di questa zona d’Africa per l’associazione di don Benzi.
Simone ricorda la curiosità di vedere dal vivo quel mondo isolato e ancestrale, di cui aveva sentito parlare tante volte in parrocchia dai Padri della Consolata e da Antonio Perricciolo, missionario amico della Comunità che per primo aveva raggiunto queste terre.
Il primo impatto è travolgente. La povertà è palpabile, ma la natura è di una bellezza maestosa e selvaggia. Le comunità sono diverse – qui abitano Turkana, Samburu, Gabra, El-Molo e Rendile – ma tutte custodiscono con dignità e rispetto le proprie usanze e gli abiti tradizionali dai colori vivaci. Bisogna sostenerle tutte, suggeriscono subito i Padri della Consolata, per essere interlocutori di pace credibili in caso di conflitti.
Non solo sete d'acqua
Negli anni successivi Simone torna una o due volte l’anno. Si appoggia sempre all’immensa parrocchia di Loiyangalani, gestita dai Padri della Consolata: dal villaggio più a nord, Moite, a quello più a sud, Gatab, ci sono circa 170 km – quasi come da Bologna ad Ancona – che si percorrono in sette ore di macchina.
Insieme ai volontari che lo accompagnano di volta in volta, parla con le persone. E così scopre che hanno sete non solo d’acqua, ma di futuro: vogliono che i figli vadano a scuola.
Avviare i primi interventi non è facile: la Comunità deve organizzarsi, garantire una presenza stabile. Passano gli anni, ma finalmente, a gennaio 2023, è pronta a partire.

Danza di alcuni giovani in Turkana, Kenya
Foto di Simone Ceciliani

Foto di Simone Ceciliani

Simone Ceciliani insieme a un gruppo di bambini che va a scuola, grazie agli interventi messi in atto in Turkana (Kenya) dalla Comunità Papa Giovanni XXIII
Foto di Simone Ceciliani
Il diritto all'istruzione
È il 23 gennaio 2023 quando le prime mense scolastiche aprono i battenti. Antonio Perricciolo – che tanto si era speso per questo progetto - viene a mancare proprio il giorno prima. E a Simone piace pensare che durante l’inaugurazione fosse lì con loro a festeggiare.
Perché per la prima volta i bambini di queste comunità potevano andare a scuola a stomaco pieno, con l’energia necessaria per studiare e imparare.
Il tempo dà ragione a quell’intuizione: garantire colazione e pranzo tutti i giorni dal lunedì al venerdì diventa un motore dell’educazione.
In tre anni di attività gli alunni quasi raddoppiano, passando da 500 a 900. Sette insegnanti garantiscono la qualità educativa nelle cinque scuole governative sostenute nei villaggi di Altuwo, Dakaye, Moite, Gatab e Kanakorot, mentre cinque cuoche mandano avanti le mense. Dopo anni di chiusura, a Gatab riapre l’asilo parrocchiale.
A Moite la Comunità può contare su un supervisore di fiducia. Dopo anni lontano da Nairobi, Teddy rientra proprio in tempo per il secondo viaggio esplorativo e poi sceglie di restare.
È un amico storico della Comunità: ha vissuto la presenza in Kenya fin dagli inizi, conoscendo missionari come Massimo Barbiero e André Volon e vivendo a Baba Yetu, la prima casa di accoglienza nella baraccopoli di Soweto.
Oggi insegna ed è una presenza umana preziosa per i bambini che vivono nella scuola e sognano un futuro migliore.
Il diritto all'acqua
I bambini di Altuwo danzano di gioia. Le analisi dell’acqua sono positive e nei prossimi mesi sarà possibile installare una pompa solare e le infrastrutture necessarie per la distribuzione nel villaggio.
Per capire come si è arrivati fin qui, bisogna tornare al 2022, quando Simone va in Turkana con fratel Dario Laurencig, un comboniano molto conosciuto e rispettato in nord Kenya che di mestiere fa il “rabdomante”: cerca cioè l’acqua percependo le vibrazioni emesse dalle falde acquifere con una verga o una bacchetta biforcuta.

In Turkana, una delle regioni più aride del Kenya, la Comunità Papa Giovanni XXIII sta scavando dei pozzi per aiutare le popolazioni locali.
Foto di Simone Ceciliani

In Turkana, una delle regioni più aride del Kenya, la Comunità Papa Giovanni XXIII sta scavando dei pozzi per aiutare le popolazioni locali.
Foto di Simone Ceciliani

Perforazione in Turkana per ottenere un pozzo. Il Turkana è una delle regioni più aride del Kenya, dove le popolazioni locali subiscono l'impatto del cambiamento climatico.
Foto di Simone Ceciliani
Con centinaia di pozzi già identificati sia in Kenya che in Etiopia, trova potenziali punti di scavo anche nei villaggi di Moite, Altuwo e Dakaye, confermati un anno dopo da un’indagine idrogeologica.
La Comunità avvia così una raccolta fondi attraverso la piattaforma “Dai ci stai” e coinvolge una rete di sostenitori. Vengono ottenuti anche finanziamenti pubblici dalla Regione Emilia-Romagna.
Grazie all’aiuto di tanti, molto è stato fatto.
A Gatab si ripara il sistema idrico che rifornisce la scuola dove è attiva la mensa e si avviano un orto e una fattoria per galline e capre in collaborazione con Cadis, un’organizzazione che ha seguito la parte tecnica. La presenza di Suleiman, un altro giovane keniota che sta facendo il percorso per entrare a far parte della Comunità, è fondamentale perché per un anno segue l’intervento vivendo sul campo.
Cambiamento climatico: c'è speranza per il futuro
Mentre i bambini danzano, Simone programma già i prossimi interventi.
Nel villaggio di Gas è previsto un impianto a osmosi inversa, cioè un desalinizzatore: qui ci sono già dei pozzi, ma l’acqua è salata e non potabile.
Lo stesso intervento sarebbe necessario anche a Moite, ma prima di procedere si aspetterà l’esito delle indagini idrogeologiche dell’UNESCO, che sta valutando la possibilità di individuare una falda di acqua dolce. Gli sforzi verranno coordinati per evitare sovrapposizioni.
La battaglia contro i cambiamenti climatici non è ancora vinta. Ma qui, tra le risate dei bambini di Altuwo, si torna a sperare.