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11 Luglio 2026
Ultima modifica: 11 Luglio 2026 ore 08:42

Vittorio Tadei: un imprenditore innamorato dell'Africa

Vittorio Tadei: un imprenditore innamorato dell'Africa
Foto di Elisabetta Garuti
Amico di don Benzi da lunga data, è stato un grande sostenitore di tante attività della Comunità Papa Giovanni XXIII, tra cui il progetto Rainbow. A dieci anni dalla scomparsa vi proponiamo un ricordo di Elisabetta Garuti, coordinatrice generale del progetto Rainbow.
Vittorio Tadei nasce a Rimini nel 1935. Sesto di sette fratelli, intraprende la professione di commercialista, ma all'inizio degli anni Sessanta la lascia per lavorare nel negozio di abbigliamento delle sorelle a Riccione.
La passione per la moda lo porterà a fondare il Gruppo Teddy, oggi presente in decine di Paesi con marchi famosi come Terranova, Calliope e Rinascimento.
Imprenditore visionario, uomo di profonda fede e instancabile promotore di iniziative educative e sociali, Vittorio dedica la propria vita alla costruzione di una società più giusta, in cui il bene della persona coincida con il bene di tutti. Una visione che condivide con don Oreste Benzi, al quale lo lega una profonda amicizia e un comune impegno verso le persone più fragili.
Tadei con Benzi
Vittorio Tadei insieme a don Elio Piccari e don Oreste Benzi a giugno 2007
Foto di Riccardo Ghinelli


A dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 13 luglio 2016, verrà celebrata una S. Messa in suo ricordo sabato 11 alle 16,30 alla Chiesa della Resurrezione (Via della Gazzella 48, Rimini).
Qui lo ricordiamo attraverso le parole di Elisabetta Garuti, coordinatrice generale del Progetto Rainbow, modello di intervento a sostegno dei bambini orfani dell'AIDS e di altri minori in situazione di vulnerabilità, che Vittorio e la sua famiglia hanno sostenuto fin dalle sue origini e che ancora oggi continua a ricevere il loro sostegno.
Amici di lunga data, Elisabetta e Vittorio si incontrarono nel 1983 nell'azienda agricola San Facondino, a Saludecio (RN), acquistata da Tadei e messa a disposizione della Comunità Papa Giovanni XXIII perché diventasse un luogo di formazione per i tecnici in partenza per le missioni in Africa.
Tadei e Betta in Africa
Una foto di gruppo scattata in Zambia, dove sono presenti anche Vittorio Tadei e Elisabetta Garuti

Vittorio Tadei ricordato da Elisabetta Garuti

Scrive così Elisabetta sull'amico Vittorio:
«Ci sono persone nella vita con le quali si vive un’amicizia particolare. Un’amicizia non basata sulle apparenze, o su ciò che si ha o non si ha, o se si è belli o brutti, o importanti o umili, ricchi o poveri. Un’amicizia non basata su qualcosa, ma su qualcuno, un amico comune: Gesù. 
Mio marito ed io abbiamo avuto il dono prezioso di vivere questa amicizia con Vittorio gioendo insieme nella gioia, e piangendo insieme nei momenti dolorosi di quel pezzo di vita in cui abbiamo camminato insieme.

L’uomo

Vittorio era un uomo che, con tutte le sue fragilità e debolezze, era profondamente impegnato a costruire il regno di Dio su questa terra. 
Con le sue capacità straordinarie voleva davvero fare la differenza per i poveri che il Signore gli metteva sulla strada e quando incontrava qualcuno che la pensava come lui, non guardava che etichetta aveva, o a che associazione appartenesse, ma gli si metteva al fianco rendendo possibili cose straordinarie che portavano una luce di speranza in tante vite spezzate dall’abbandono e dalla sofferenza
Nel perseguire questo obiettivo ci ha sempre chiesto di vivere la dimensione di popolo, di guardare al positivo, di rifuggire le divisioni. 

L’azione

Vittorio era capace di grandi gesti nei fatti di tutti i giorni, tante volte nascosti. Un esempio per tutti: succedeva che tornando a casa alla sera vedesse delle ragazze che si prostituivano sulla strada. Allora si fermava e chiedeva “quanto guadagneresti questa sera e la ragazza diceva 100 euro” allora Vittorio diceva “te li do io, vai a casa e per questa sera, riposati” 
Era come se dicesse “non posso risolvere il tuo problema, ma almeno posso darti questo piccolo momento di sollievo: vai a casa questa sera e riposati”. 
In questo piccolo grande gesto c'erano la sintesi del cuore e del pensiero di Vittorio: la denuncia per l'ingiustizia, l'impotenza contro i poteri forti, la pietà verso l'essere umano e l’indomita convinzione che si può sempre fare qualche cosa per migliorare le cose.
Tadei e Betta in Zambia
Vittorio Tadei insieme a Elisabetta Garuti durante una visita in Zambia

L’impresa

Nel suo “Sogno” per la Teddy si respira come il lavoro per Vittorio fosse lo strumento per la realizzazione completa dell’uomo e che il denaro, seppure importante, fosse solo uno dei fattori che ne determinavano le scelte. Ugualmente importanti erano il creare nuovi posti di lavoro, l’inclusione dei più deboli, l’impiego degli utili per aiutare i più poveri, il rispetto delle persone, il sentirsi protagonisti del proprio futuro.
Mentre si scrivevano tante teorie su economie solidali e inclusive, lui semplicemente le scriveva con i fatti mettendole in pratica direttamente e pagando di persona.

Un altro mondo è possibile

Vittorio ha dimostrato con la sua vita che un altro mondo è possibile. Ha dimostrato che con tutto il suo limite e la sua umanità, anche profondamente ferita (cito testualmente) “si può vivere il Vangelo nella vita quotidiana e metterlo in pratica. … che un’azienda va condotta con lo stesso fondamento, specialmente in tempi difficili come questi. …  e che bisogna vivere il lavoro come una missione affidataci da Dio.
L’eredità che ha lasciato a tutti noi, nessuno escluso, è che tutti possiamo e dobbiamo mettere quello che possiamo per contribuire al bene comune, sarà poi il Signore a trasformare questa offerta in pane spezzato per tutti.

Vittorio e il Progetto Rainbow della Comunità Papa Giovanni XXIII

Prima di partire per lo Zambia Vittorio mi prese da parte, e mi disse “Qualsiasi cosa pensate di fare per i bambini orfani dell’AIDS fatelo, che io vi sostengo”. 
E da allora così è stato. Anno dopo anno, con quella costanza che deriva solo da una scelta di Giustizia, Vittorio è stato al fianco del Progetto Rainbow, ne ha sostenuto l’azione, divulgatone le tematiche sia chiamandomi a parlare all’interno dell’azienda, sia mandando delle persone della Teddy a visitare il progetto in loco. Vittorio stesso e Emma sua figlia lo hanno visitato personalmente diverse volte. 
Prima con Vittorio e poi con la Teddy, c’è stata proprio una condivisione di fondo sul modo di portare l’aiuto a questi bambini e alle famiglie che li accudiscono: “dai il pesce, ma dai anche la rete, ed insegna loro a pescare” che significa “dai da mangiare agli affamati, ma cerca di aiutarli a diventare autosufficienti, in modo che non abbiano più bisogno di te e siano finalmente liberi dal dovere chiedere la carità”.  Questo è quello che insieme abbiamo fatto in tutti questi anni, e che continueremo a fare fino a che il Signore vorrà». 

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