Si è spenta il 7 marzo a 89 anni Anna Maria Righini in Giardini. Per molti anni è stata responsabile della zona Bologna della Comunità Papa Giovanni XXIII. Oggi il funerale a Crema.
Con il marito ha accompagnato e guidato la nascita e lo sviluppo della Comunità di don Benzi a Bologna. Due figli naturali e una famiglia sempre aperta non solo ad accogliere chi aveva bisogno ma anche ad ospitare incontri che hanno segnato la storia della Comunità.
Venerdì 7 marzo Anna Maria Righini ha concluso la sua vita terrena a Crema, dove da una decina di anni si era trasferita con il marito Angelo Giardini per vivere più vicini alla figlia Roberta. Il funerale si terrà oggi 9 marzo alle ore 15,30 presso la Parrocchia Santa Maria Assunta, via della Chiesa 5, Crema.
La vita di Anna e Angelo è legata soprattutto alla città di Bologna, dove hanno vissuto per molti anni e, proprio grazie a loro, il carisma di don Benzi ha potuto attechire alla fine degli anni ’60.
Ne abbiamo parlato su questo giornale l’ultima volta nel luglio del 2022, quando ad andarsene fu Angelo. Ora Anna lo ha raggiunto. Anna e Angelo Giardini. La loro casa famiglia, a Bologna, è stata un crocevia di incontri che hanno segnato la storia della Comunità Papa Giovanni XXIII
Il racconto del figlio Alessandro
Per tutti sono sempre stati “i Giardini” di Bologna. Un punto di riferimento fin da quando i primi giovani riminesi ex studenti liceali di don Benzi, approdati nella città universitaria, avevano cominciato ad incontrarsi per sperimentare quella “condivisione diretta” con gli ultimi che era stata lanciata nel primo campo “spastici” del settembre 1968 a Canazei.
«I miei genitori hanno subito instaurato un rapporto di fiducia con questi giovani – racconta il figlio Alessandro – tanto che già l’anno successivo, nel 1969, ho iniziato a partecipare a questi campi, affidato in particolare a un giovane Roberto Soldati, anche se avevo solo 6 anni.» Nacque così la “zona Bologna” della Comunità Papa Giovanni XXIII, e Anna fu la prima Responsabile di zona, mantenendo questo ruolo per molti anni.
«Mia mamma ha fatto parte del gruppo di persone che assieme a don Benzi scrisse lo “Schema di vita” con i punti chiave della vocazione della Comunità, che poi venne sottoposta all’approvazione della Chiesa», continua Alessandro.
Una straordinaria capacità di costruire legami
Una vocazione che invitata le famiglie ad aprirsi all’accoglienza, e così fecero Anna e Angelo, a partire dal 1973, con una capacità straordinaria di creare legami.
«Tutte le persone passate da casa nostra, e sono state davvero tante, che stessero un giorno, una settimana o anni, erano sempre loro figli e nostri fratelli – sottolinea Alessandro –. Davano le chiavi a chiunque per entrare e uscire di casa. Si creava un legame che è rimasto nel tempo, tant’è che in questi giorni io e mia sorella Roberta riceviamo tantissimi messaggi di vicinanza da persone che a volte neanche ci ricordiamo bene chi fossero, anche perché nel 1988 mi sono sposato e quindi non ho più vissuto con i miei».
Una particolarità della casa famiglia Giardini era anche l’accoglienza dei familiari di persone ricoverate all’ospedale Rizzoli di Bologna. «Non era solo un appoggio logistico. Anche con queste persone si creava un legame e molte di queste famiglie ci stanno contattando per ringraziarci».
Gli incontri di redazione dai Giardini
Un ricordo particolarmente affettuoso lo abbiamo anche noi della redazione di Sempre, dato che proprio a casa dei Giardini, data la posizione centrale della città di Bologna, si svolgevano molti incontri generale della Comunità Papa Giovanni XXIII tra cui anche gli incontri di redazione del nostro giornale con don Oreste e i vari collaboratori, per oltre dieci anni a partire dal 1994.
Angelo ed Anna riservavano a noi il soggiorno, e dalla cucina ogni tanto arrivava la focaccia con le olive, un caffé. Ed infine l'immancabile invito: «Volete fermarvi a pranzo?»
«L’immagine che conservo di mia mamma è di una una donna sempre accogliente, attenta a tutti, sia dentro che fuori dalla famiglia – conferma Alessandro –. Penso che la forza le venisse anche dal suo rapporto particolare con Maria, il rosario ha accompagnato tutta la sua vita».
Ramonda: «Mi ha sempre colpito la sua capacità di accoglienza»
Questa attitudine di Anna è sottolineata anche da Giovanni Paolo Ramonda, ex responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII: «Abbiamo fatto parte assieme del primo Consiglio dei responsabili di zona della Comunità – racconta –. Abbiamo iniziato nel 1981, eravamo pochi, 6 o 7, in rappresentanza delle prime “zone”, allora solo italiane, e tra questo primo gruppo c’era anche Anna. Ricordo che lei portava sempre qualche torta e qualche focaccia e quindi si creava subito quel clima di festa a cui don Oreste teneva tanto. Mi ha sempre colpito, di Anna, la sua modalità dolce di dire le cose, il suo sorriso. L’ho sentita circa un mese fa con un collegamento video e aveva ancora la stessa espressione, lo stesso sorriso. È stata veramente una donna luminosa. Per noi credenti la vita non finisce, si trasforma, e nella sua nuova dimensione Anna continuerà ad accompagnare la vita della sua famiglia e della sua Comunità».