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4 Settembre 2026

Appello per la liberazione dei medici palestinesi

La comunità Papa Giovanni XXIII e il personale sanitario aderiscono all'iniziativa
Appello per la liberazione dei medici palestinesi
Decine di medici e operatori sanitari palestinesi sono detenuti dalle autorità israeliane, aggravando ulteriormente la crisi del sistema sanitario di Gaza. Medu rilancia l'iniziativa di PHRI per la liberazione di 14 medici, mentre la Comunità Papa Giovanni XXIII esprime la propria vicinanza alla causa e alle persone coinvolte.
Mentre Gaza affronta le conseguenze della devastazione del suo sistema sanitario, decine di medici palestinesi restano detenuti nelle carceri israeliane. Riconoscendo le speciali tutele garantite al personale medico dal diritto internazionale umanitario, Physicians for Human Rights Israel (PHRI), un’organizzazione che da anni monitora le condizioni del sistema sanitario e il trattamento dei prigionieri e dei detenuti palestinesi, ha presentato un ricorso alla Corte Suprema israeliana per chiedere la liberazione di 14 medici palestinesi e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente dalle autorità israeliane.
Per PHRI, la liberazione dei medici non rappresenta soltanto una questione di diritti fondamentali, ma anche una condizione necessaria per avviare la ricostruzione di un sistema sanitario gravemente distrutto.
PHRI afferma che, dall’inizio della guerra a Gaza, Israele ha arrestato centinaia di operatori sanitari essenziali, contribuendo a paralizzare un sistema sanitario già fragile e sottoposto a una continua distruzione. «Ai checkpoint, chi diceva di essere medico o infermiere veniva automaticamente preso», afferma Maha Lulu, del Dipartimento Prigionieri e Detenuti di PHRI, «fa parte del metodo utilizzato da Israele per impedire la riabilitazione di Gaza in generale e del suo sistema sanitario in particolare».
Oltre alle detenzioni, PHRI denuncia anche gravi violazioni dei diritti umani fondamentali. Secondo l’organizzazione, sono stati documentati casi di fame, grave negligenza nell’assistenza medica, una forte carenza di garanzie procedurali e trattamenti disumani che arriverebbero a configurare forme di tortura.

La Comunità Papa Giovanni XXIII supporta l’iniziativa ed esprime vicinanza ai medici palestinesi

La Comunità Papa Giovanni XXIII aderisce all’appello «Curare non è un crimine», promosso da Medici per i Diritti Umani (Medu) a sostegno dell’iniziativa di PHRI, «per la liberazione immediata dei 14 medici palestinesi attualmente al centro del ricorso davanti alla Corte Suprema israeliana».
Matteo Fadda, responsabile della Comunità di don Oreste Benzi, dichiara l’adesione all’iniziativa: «Questi medici, finché restano in carcere, non possono esercitare la loro missione, la loro vocazione: curare le persone, di cui a Gaza c’è un bisogno immenso. Per questo ci uniamo a chi chiede la loro liberazione».
I medici, gli infermieri, gli psicologi e gli altri professionisti sanitari della Comunità Papa Giovanni XXIII hanno risposto all’appello, aderendo alla causa e manifestando la propria vicinanza ai colleghi detenuti. Il personale sanitario della Comunità si unisce inoltre alla richiesta rivolta alle istituzioni italiane «di adoperarsi, facendo tutto ciò che è in loro potere affinché i medici, il personale sanitario e tutte le persone palestinesi detenute arbitrariamente vengano scarcerate e, in attesa della liberazione, venga loro garantita un’adeguata assistenza legale e sanitaria».

I 14 medici detenuti: volti, nomi e diritti negati

Secondo PHRI, «il sistema sanitario di Gaza ha davvero bisogno di essere riabilitato e questa riabilitazione non può iniziare senza che i suoi medici tornino ai loro posti». Tra i 14 medici ci sono «ortopedici, chirurghi e pediatri che ricoprono ruoli estremamente importanti, soprattutto considerando ciò che è accaduto al sistema sanitario di Gaza». L’organizzazione ha deciso di scrivere i nomi e riportare le foto dei medici, per sottolineare che dietro i numeri ci sono persone che stanno vivendo in condizioni estremamente difficili. Ci sono famiglie e comunità che attendono il loro ritorno e il loro aiuto.
Uno dei 14 medici è il dottor Raed Mahdi. Maha Lulu racconta: «È un pediatra di 53 anni, direttore del Muhammad Durra Children's Hospital dal 2021. Ha cinque figli a casa. Si trova in detenzione amministrativa da due anni e mezzo, senza che sia stata presentata alcuna accusa contro di lui». Aggiunge che nessuno dei 14 medici per i quali hanno presentato il ricorso è stato formalmente accusato di alcun reato. Il personale sanitario della Comunità Papa Giovanni XXIII ricorda che «Gli operatori sanitari non possono essere dei bersagli. Il loro ruolo deve essere protetto. Neppure gli ospedali, le strutture sanitarie devono diventare obiettivi militari, perché il soccorso e la cura delle vittime sono un diritto da difendere».
 
Grazie alle organizzazioni e alle persone che sostengono questa campagna, possiamo dare visibilità alle loro storie e dare rilevanza ai loro diritti. Ognuno di noi può partecipare all’appello, aderendo all’iniziativa con una firma su Change.org. CLICCA QUI per firmare la petizione.

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