Tra sogni di pienezza e ricerca di senso, i giovani chiedono alla Chiesa di essere protagonisti. La ricerca spirituale dei giovani.
C'è una narrazione corrente che riduce i giovani a tre figure. Ci sono i ritirati, gli hikikomori, i NEET, chi si rende invisibile per primo perché si sente irrilevante. Ci sono gli iperstimolati, saturi di alert, like, immagini, esposti a una pressione conformistica che spegne il pensiero critico. Ci sono i bloccati, incapaci di proiettarsi in un futuro che ha smesso di essere progetto e si è fatto minaccia, tra crisi ecologica, instabilità del lavoro, ritorno dello spettro nucleare. È una narrazione vera, ma parziale, perché racconta solo i sintomi e tace le risorse.
Le ricerche svolte in Italia in questo decennio mostrano qualcosa che disorienta chi guarda solo i numeri della pratica religiosa: i giovani sognano. Sognano in un tempo che sembra aver smesso di sognare. Sognano una pienezza di vita che non sempre nomina Dio ma neppure lo esclude, e una sensibilità spirituale vivace, che cerca senso, bellezza, profondità. Sognano legami autentici, un'amicizia sociale che vada oltre il piccolo gruppo. Sognano una Chiesa che, lo dicono loro stessi, sia come una cena in casa di amici: dialogica, aperta, accogliente, non giudicante. Sognano adulti capaci di stare al loro fianco senza la pretesa di insegnare prima di aver ascoltato.
Da destinatari a soggetti attivi: la svolta pastorale
Su questi sogni la Chiesa in Italia sta riflettendo seriamente. Christus vivit ha messo a tema lo snodo: smettere di chiedersi cosa fare per i giovani, domanda che li tratta come oggetto, e cominciare a chiederci chi siamo chiamati ad essere con loro. Non destinatari di un'offerta pastorale, ma soggetti già amati da Dio, chiamati ad entrare in alleanza con Lui per un servizio alla società e alla Chiesa. Il Sinodo sui giovani e il cammino sinodale convergono nella stessa direzione: è la comunità intera che accompagna, non un settore specializzato. Protagonismo non è concedere uno spazio: è riconoscere un posto di diritto.
Testimoni di speranza: il valore del servizio e la via per Seoul 2027
I giovani, intanto, sono già protagonisti. Lo sono nei cammini di volontariato che li portano accanto a chi vive ai margini; nelle esperienze di servizio civile e di cittadinanza attiva; nei percorsi che li conducono a misurarsi con altri popoli e altre Chiese, penso al pellegrinaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù di Seoul 2027. Ci dicono, con la loro vita più che con le loro parole, che la fede è credibile quando si traduce in condivisione. Sta a noi avere la pazienza e la libertà di camminare con loro.