Il livello di diffusione e l'alta mortalità hanno reso l'epidemia di Ebola nella DRC (Repubblica Democratica del Congo) un'emergenza sanitaria difficile da contenere. La situazione è aggravata dalla mancanza di personale sanitario, risorse e strutture adeguate, a causa dei violenti conflitti armati nella regione.
In Congo è scoppiata un’epidemia di Ebola che ha raggiunto un tasso di letalità (case fatality ratio, CFR) del 48,1%. Si tratta di una grave forma di malattia da Ebola causata dal virus Bundibugyo, una delle specie di Orthoebolavirus.
Secondo Medici Senza Frontiere, il contagio sarebbe iniziato a maggio 2026 e la veloce diffusione ha dato poco tempo alle autorità e al personale medico per far fronte all’emergenza. I dati aggiornati sui contagi arrivano dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (European Centre for Disease Prevention and Control): il 27 agosto 2026, la Repubblica Democratica del Congo (DRC) ha riportato un totale di 5.794 casi confermati e un tragico totale di 2.786 decessi correlati. Quasi 900 persone sono ricoverate in isolamento in ospedale per ricevere cure mediche.
A livello geografico, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), il numero delle province colpite è salito a sei su 26: Bas-Uélé, Haut-Uélé, Ituri, North Kivu, South Kivu e Tshopo. La diffusione preme sul confine con l’Uganda, dove alcuni casi sono stati registrati e presi in cura.
Pur non trasmettendosi per via aerea, il virus si propaga velocemente. Con un periodo di incubazione che varia da 2 a 21 giorni, si ritiene che l’infezione nell’uomo possa avvenire attraverso il contatto ravvicinato con il sangue o le secrezioni di animali selvatici infetti. Secondo gli esperti, infatti, il serbatoio naturale del virus potrebbe trovarsi in alcune specie di pipistrelli o di primati non umani. Successivamente, il virus si diffonde da persona a persona attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di persone infette, oppure attraverso superfici e materiali contaminati.
Un’epidemia che aggrava una crisi umanitaria già drammatica
La DRC è una zona già profondamente afflitta da una crisi umanitaria causata dai conflitti armati. Gli sforzi per contenere l’epidemia sono stati ostacolati dagli spostamenti forzati della popolazione, dagli attacchi al personale medico e alle strutture sanitarie, dalla mobilità della forza lavoro e dalla mancanza di infrastrutture essenziali. Nell’ultimo anno un milione di persone è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni e più di 12 milioni di persone nella regione hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione.
Inoltre, gli interventi medici e i tentativi di limitare il contagio risultano complicati dalla difficoltà di riconoscere la malattia nelle sue prime fasi. I sintomi iniziali sono infatti poco specifici e simili a quelli di molti altri virus: febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Solo in una fase successiva possono comparire sintomi gastrointestinali, disfunzioni degli organi e, in alcuni casi, manifestazioni emorragiche fino ad arrivare al decesso.
WHO dichiara: «Un tasso di letalità del 48% sottolinea la gravità della malattia e le difficoltà ancora presenti nella tempestiva individuazione dei casi, nell’accesso alle cure cliniche e nella loro qualità, nonché nell’interruzione efficace della trasmissione del virus. […] L’epidemia in corso rimane un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale e sono state emanate raccomandazioni temporanee aggiornate rivolte ai Paesi.»
Gli interventi e le misure per fermare il contagio non bastano
Il 27 agosto, il Ministro della Salute Pubblica della DRC ha lanciato a Kisangani una campagna di vaccinazione contro la malattia da virus Ebola rivolta agli operatori in prima linea, utilizzando il vaccino ERVEBO. Anche se si tratta di un vaccino sicuro ed efficace contro il virus Ebola, non è certo se fornisca protezione contro il virus Bundibugyo, afferma WHO. La campagna di vaccinazione sarà quindi una sperimentazione che, si spera, possa fornire i primi risultati di miglioramento.
Medici Senza Frontiere, presente sul territorio per fornire assistenza alla popolazione, dichiara: «Questa è l’epidemia di Ebola a crescita più rapida mai registrata e la più grande mai verificatasi nella Repubblica Democratica del Congo» e ammette la preoccupazione per la disponibilità limitata di kit diagnostici necessari per effettuare i test, oltre che per la mancanza di vaccini o trattamenti approvati specificamente per questo virus.
Come affermato, l’epidemia deve essere considerata un’emergenza internazionale. La società civile e le istituzioni europee avvertono che la crisi umanitaria e sanitaria che sta avvenendo in Congo non può più attendere interventi concreti ed efficaci: è necessario agire tempestivamente per offrire risorse e protezione alla popolazione congolese.
Un’ulteriore motivazione è che, nonostante i controlli agli aeroporti, esiste il rischio che il virus superi i confini della DRC, come è accaduto con i venti casi registrati in Uganda e il caso registrato in Francia.
Nella zona sono presenti numerose organizzazioni internazionali che offrono supporto concreto, tra cui personale medico qualificato, distribuzione di farmaci, gestione della catena di approvvigionamento e centri medici destinati all’isolamento e all’assistenza clinica.Tuttavia, la necessità di risorse e di personale è ancora elevata.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, dichiara che i tentativi di fermare l’epidemia sono più lenti della diffusione del contagio, ma che l’epidemia può essere fermata: «Sappiamo come contenere l’Ebola e salvare vite umane. Il mondo deve intensificare urgentemente gli sforzi per riportare l’epidemia sotto controllo».