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23 Dicembre 2021
Ultima modifica: 24 Dicembre 2021 ore 09:18

Nella mangiatoia c'era Nicolò

«Era la vigilia e Gesù bambino bussò alla porta della nostra casa famiglia»
Tanti sono stati i bimbi arrivati a casa nostra. Ma perché proprio a Natale? Con l'accoglienza di Nicolò ci siamo convinti dell’idea di dedicare la nostra casa famiglia a Gesù Bambino.
Era il 24 dicembre di 19 anni fa, ma lo ricordo come fosse ora. Io e mio marito Cristian avevamo aperto da pochi mesi la nostra casa famiglia e in quei giorni eravamo a casa dei miei genitori per trascorrere il Natale insieme a loro. Poi all’improvviso ci chiama l’assistente sociale e ci chiede di accogliere un bambino di 5 mesi: abbiamo preso la macchina e siamo subito andati a prendere Nicolò (tutti i nomi che userò sono di fantasia): viveva con la sua mamma in una comunità terapeutica e quando lei è scappata via, loro non potevano prendersi cura del piccolo Nicolò. E così il nostro primo Natale come casa famiglia lo abbiamo trascorso insieme a quel piccolo Gesù Bambino.
 
Accogliere Nicolò ci ha dato l’idea di chiamare la nostra casa famiglia “Gesù Bambino” e il nome è stato profetico: tanti bimbi sono arrivati a casa nostra proprio nel periodo di Natale
Magari qualcuno di voi starà pensando: «Ma perché proprio durante le feste natalizie?». Perché purtroppo quando arriva il Natale chi è solo, o sta attraversando un momento particolarmente difficile, soffre di più, sente maggiormente la mancanza delle persone care. E così succede spesso che alcune situazioni, già critiche, finiscano per precipitare: litigi, botte, abbandoni.
Come quella notte tra il 24 e il 25 dicembre di qualche anno fa, quando alle 3 di notte i Carabinieri ci hanno chiamato perché non sapevano proprio dove portare Giorgio, 8 anni. La sua mamma, ospitata da un’amica, si era impegolata in una brutta rissa per difendere l’amica. Fatto sta che i vicini avevano chiamato la polizia e mentre interrogavano tutti per capire cosa fosse successo, non sapevano dove lasciare il bambino, perché suo padre era lontano per lavoro e almeno per quella notte non sarebbe riuscito a rientrare a casa. Allora ce lo hanno portato mezzo addormentato e ha trascorso da noi la notte. Poi la mattina di Natale, mentre tutti scartavano i regali sotto l’albero, abbiamo dato un pacchetto anche a lui. Era il regalo che avevo preso per mio marito, che adora disegnare fumetti e caricature: un set di pennarelli molto belli. A Giorgio sono piaciuti davvero tanto… siamo riusciti a strappargli un sorriso anche in quella situazione così particolare.
 
Spesso i bambini che arrivano da noi hanno delle ferite grosse nel cuore, però le nascondono bene: appena entrati a casa nostra sembra che siano andati a trovare una zia che conoscono da tempo. Sono quelli che hanno sofferto di più, perché non hanno costruito legami affettivi nella famiglia di origine, oppure hanno vissuto situazioni davvero pesanti. Altri quando arrivano sono molto arrabbiati, piangono e cercano di scappare perché vogliono tornare a casa loro, giustamente. Questo succede quando ci portano bambini piccoli con i genitori che sono stati arrestati. 
Altre volte invece questi piccoli Gesù Bambino sono molto tristi e timorosi, cercano di non farsi vedere, come se si nascondessero: di solito sono quelli che hanno vissuto in contesti violenti. 
In tutti i casi, i nostri figli e gli altri bambini che vivono con noi sono sempre un grande aiuto per far sentire accolti questi piccoli. Li accolgono in modo spontaneo, si mettono a giocare con loro, entrano subito in relazione e così la diffidenza iniziale svanisce.
Magari vi chiedete com’è trascorrere il Natale con un bambino che è appena arrivato in casa, di cui non conosci quasi niente…
I Natali trascorsi con un questi piccoli Gesù Bambino sono stati sempre particolari. Ti richiamano molto all’essenziale, al vero significato del Natale. La loro presenza ti fa uscire da te stesso, come succede ogni volta che arriva qualcuno: rimetti in discussione i tuoi equilibri e ti rimetti in gioco mettendo al centro qualcun altro. E senti che è Natale davvero.
 
Ma le nostre storie di Natale non sono tutte toccate dalla sofferenza. Ad esempio mio figlio Matteo, il nostro secondogenito, è nato il 26 dicembre: proprio un bellissimo regalo di Natale!
E soprattutto voglio raccontarvi la storia di Aurora, una bimba di 2 anni che era arrivata all’improvviso a casa nostra perché la sua mamma, di origine africana, viveva da sola in Italia e stava attraversando un momento di difficoltà. Aveva solo bisogno che qualcuno le tenesse la bambina per un po’ di tempo per sistemare alcune questioni. Dopo un paio di mesi dal suo arrivo, i primi di dicembre, l’assistente sociale ci aveva detto che c’erano buone possibilità che Aurora tornasse a casa prima di Natale. Eravamo tutti contenti, perché è sempre bello quando i problemi si risolvono e i bambini possono ritornare nelle loro famiglie. Purtroppo però, come spesso accade, i tempi burocratici si stavano allungando e il decreto che doveva sancire la conclusione dell’affidamento temporaneo non arrivava. Io ero molto arrabbiata, perché sentivo che era davvero un’ingiustizia tenere Aurora lontana dalla mamma solo per un inghippo burocratico… ma non ci si poteva fare nulla.
Poi il regalo più bello: la vigilia di Natale l’assistente sociale ci ha chiamato per dire che era appena arrivato via fax il decreto che stavamo aspettando: Aurora poteva rientrare a casa e avrebbe passato il Natale con la mamma! Per una vota Gesù Bambino non ci veniva portato, ma tornava a casa sua!