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25 Febbraio 2024

Beata Rani Maria Vattalil

Il 25 febbraio si fa memoria della monaca che venne assassinata perché dava fastidio ai grandi proprietari terrieri in India
Beata Rani Maria Vattalil
«Benedici i miei umili sforzi, cosicché io possa glorificare il tuo nome con la mia vita»
Rani Maria (in italiano Regina Maria) nasce a Pulluvazhy, nello Stato indiano del Kerala (India), il 29 gennaio 1954, da genitori cattolici di rito siro-malabarese. Il 3 luglio 1972, a Kidangoor, fa il suo ingresso nelle Clarisse francescane, una congregazione religiosa nata proprio in India sul finire del 1800, per il servizio ai più abbandonati. Il 1° maggio 1974, fece la sua prima professione religiosa ed il 22 maggio 1980 quella perpetua. Nel 1982 si laurea in sociologia. Il 15 maggio 1992 viene trasferita a Sneha Sadan presso Udainagar dove si rende conto che gli abitanti diventavano dipendenti dagli usurai che divoravano le loro magre entrate e le loro proprietà. Il 25 febbraio 1995, mentre su un autobus si stava dirigendo a Bhopal, viene uccisa davanti a tutti in maniera molto cruenta da Samandar Singh, un killer assoldato dagli usurai e dai grandi proprietari terrieri locali ai quali dava fastidio l’azione della suora. È stata beatificata a Indore il 4 novembre 2017.
La liturgia la ricorda il 25 febbraio.

Il suo killer si convertì

Mentre il suo assassino l’accoltellava 54 volte, Rani Maria invocava ripetutamente il nome di Gesù. Aveva speso tutte le sue energie per lui ed ora versava anche il suo sangue, in piena conformità a quanto da lui vissuto. In tutta la sua vita aveva coniugato l’annuncio del Vangelo con l’azione concreta per la giustizia. Attraverso il microcredito e altre forme di autoaiuto, coinvolgendo i “panchayat” (i consigli di villaggio), provava a strappare i contadini poveri al gioco degli usurai e di chi ambiva a impossessarsi delle loro terre. Uno studio ha stimato che tra il 1995 e il 2012 siano stati 285mila gli agricoltori indiani che si sono tolti la vita perché, messi fuori mercato dal cambiamento climatico e dalle trasformazioni economiche, si sono ritrovati sommersi dai debiti e costretti a vendere le terre. Un destino contro cui suor Rani Maria ha lottato con tutte le sue forze, rendendola un vero nemico per gli usurai. 
Alla cerimonia di beatificazione era presente anche Samandar Singh, l’uomo che la uccise. In carcere ha vissuto un cambiamento profondo che l’ha portato nel 2002 a riconciliarsi con la famiglia della religiosa, che ora lo considera come un figlio. «Ogni anno nel giorno dell’anniversario della morte – ha raccontato la sorella della suora – Samandar rende omaggio alla sua tomba e offre il grano del suo campo come simbolo di una vita rinnovata. Questo è il modo in cui lui proclama la misericordia di Dio».
La preghiera era la radice del suo impegno: si alzava ogni giorno alle quattro del mattino e trascorreva molto tempo in preghiera personale e guidava in maniera attiva e con gioia quella comunitaria. Una sua preghiera, trovata tra le sue note personali, è così bella da fare nostra: «Signore, aiutami ad accettare il tuo amore nei giorni buoni e in quelli cattivi, quando sono delusa di me stessa e quando sono forte. Aiutami a credere profondamente nel tuo amore immutabile, cosicché io possa sempre gioire in esso senza paure e preoccupazioni».