Topic:
30 Ottobre 2026
Ultima modifica: 30 Ottobre 2026 ore 08:52

Beatificazione di don Oreste Benzi: a che punto è la causa. Parla la postulatrice

A 19 anni dalla morte, il 2 novembre, Elisabetta Casadei fa il punto: la Positio, i casi esaminati dai medici e come segnalare una grazia
Beatificazione di don Oreste Benzi: a che punto è la causa. Parla la postulatrice
Foto di Riccardo Ghinelli
La causa di beatificazione di don Oreste Benzi è nella fase romana: pronta la sintesi dei 135 testimoni, si lavora alla biografia. La postulatrice spiega perché i tempi si allungano, cosa distingue una grazia da un miracolo e svela il lato più nascosto del fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII: la pazienza.

Il 2 novembre ricorre il 19° anniversario della morte di don Oreste Benzi, il sacerdote riminese fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. A che punto è il cammino verso gli altari? Lo abbiamo chiesto a chi lo segue da dentro.

Teologa e docente di Filosofia all’ISSR “A. Marvelli” di Rimini, Elisabetta Casadei è la postulatrice della causa di beatificazione di don Oreste: è lei, cioè, a seguirne l’iter davanti alla Chiesa. Dal 2014 al 23 novembre 2019, giorno della 151ª e ultima sessione, ha accompagnato l’inchiesta diocesana di Rimini, durata cinque anni e due mesi: ne sono uscite 18.632 pagine di documenti, inviate a Roma all’allora Congregazione (oggi Dicastero) delle Cause dei Santi. Da allora Casadei segue anche la fase romana e ha esaminato tutto il materiale arrivato da Rimini.

Il passo decisivo è ora la Positio, il dossier che dimostra le virtù eroiche e la fama di santità del Servo di Dio. Una volta esaminata e approvata dal Dicastero, il Papa potrà dichiararlo venerabile. Per la beatificazione servirà poi un miracolo attribuito alla sua intercessione, due per la canonizzazione.

La Positio su don Oreste Benzi e i tempi della causa

Elisabetta, a che punto siamo concretamente con la stesura e l’esame della Positio a Roma?

«È pronta la parte relativa alle testimonianze (135 testimoni, che hanno deposto in 138 sessioni), chiamata Summarium testium, ossia la sintesi dei testimoni. Ha uno spessore di circa 400 pagine.

Nel contempo, ho approfondito alcuni aspetti necessari per la parte biografica, vale a dire l’ambiente socioculturale in cui è nato (Sant’Andrea in Casale, nel comune di San Clemente, in provincia di Rimini) e il contesto ecclesiale in cui ha svolto il suo ministero a Rimini, a partire dal dopoguerra: per esempio la situazione del seminario (numeri, attività, economia, responsabili, piano formativo); le cariche e le attività relative alla sezione giovanile dell’Azione Cattolica, in cui è nato l’ufficio pre-ju diretto da don Oreste; i documenti e le indicazioni pastorali dei vescovi (lettere e visite pastorali, indicazioni canoniche riguardo ai sacerdoti, come per esempio il rapporto con le donne e i ragazzi, l’uso del denaro e del cinema, le vacanze, i sacramenti ecc.)».

La domanda che in molti si pongono è: perché i tempi si allungano così tanto? È una questione legata all’imponente mole di materiale – oltre 18.000 pagine, un volume da causa papale – o ci sono altri passaggi procedurali a Roma?

«La mole è certamente la causa principale. Alle oltre 18.000 pagine di documenti e scritti inediti di don Oreste occorre aggiungere anche gli scritti editi: oltre 20 volumi e centinaia di articoli a sua firma sulla stampa locale e nazionale (oltre che sulla rivista Sempre, su cui non mancava mai di scrivere); inoltre audio e video, relativi alla sua partecipazione a radio e tv locali e nazionali.

A questa causa principale occorre aggiungere che tutti questi materiali sono stati consegnati alla Postulazione romana nell’estate del 2021, a seguito del Decreto di validità giuridica dell’inchiesta diocesana da parte del Dicastero delle Cause dei Santi: vale a dire la risposta del Dicastero che tutta la documentazione e l’ascolto dei testimoni erano stati raccolti correttamente. Ciò che ha anche ritardato il corso del processo è stata appunto la raccolta di tutti questi documenti e testimonianze, iniziata nel 2014 e terminata nel 2019.

Infine altri due motivi: primo, tutti coloro che lavorano e hanno lavorato a questa Causa (tra cui la sottoscritta) non lo fanno come professione principale; secondo, ai tempi della preparazione delle parti della Positio (come per esempio la sintesi delle testimonianze e la biografia) occorre aggiungere quelli della correzione da parte dell’officiale del Dicastero».

Per “spinta dal basso” intendo la stima e la devozione da parte della gente comune nei confronti di don Oreste
Elisabetta Casadei

Una causa di beatificazione non è solo burocrazia: può proseguire senza risorse e senza una spinta dal basso? Cosa può fare concretamente il “popolo di don Oreste” per accompagnare questo cammino?

«Una Causa di beatificazione ha senz’altro bisogno di risorse, sia economiche sia di personale preparato che vi lavori. Grazie a Dio, e nei limiti della possibilità, queste risorse non sono mai mancate per la Causa di don Benzi. Anche l’aspetto economico è della massima trasparenza, poiché vi è un amministratore della Causa (diverso dal postulatore), le spese e i diritti del Dicastero sono pubblici, così come il contributo alla postulatrice, formalizzato con atto scritto fin dall’inizio del suo lavoro.

La “spinta dal basso” è certamente necessaria, ma non nel senso comunemente inteso di “intervento fuori dalle regole”, ossia fraudolento, da parte di chi può avere una certa influenza nelle sacre stanze. Per “spinta dal basso” intendo la stima e la devozione da parte della gente comune nei confronti di don Oreste.

Quante più testimonianze di preghiera a lui rivolte (ossia di persone che si rivolgono a lui), di segnalazioni di grazie ricevute, di testimonianze di vita ispirate alla sua vita e al suo insegnamento, di visite alla sua tomba e alla sua casa parrocchiale giungono alla Postulazione, tanto più forte e prioritario diventa l’impegno del Dicastero nell’espletare le correzioni e l’approvazione della Positio. Quando infatti un testimone della fede è importante per la fede e la carità cristiana del Popolo di Dio, tanto più celere e urgente diventa il lavoro della Chiesa nel mettere tale testimone sul suo candelabro, come è avvenuto per esempio per san Carlo Acutis, vista la sua importanza per la vita cristiana dei più giovani».

La postulatrice Elisabetta Casadei al microfono durante l'apertura della causa di beatificazione di don Oreste Benzi a Rimini
Elisabetta Casadei durante la sessione di apertura del processo diocesano per la beatificazione di don Oreste Benzi, Rimini, 27 settembre 2014
Foto di Riccardo Ghinelli

Miracoli e grazie: cosa serve per la beatificazione di don Benzi

Per la beatificazione è necessario un miracolo riconosciuto. Ci sono già segnalazioni di grazie o guarigioni attribuite all’intercessione di don Oreste su cui la Postulazione sta lavorando?

«Fin dalla morte di don Oreste sono emerse segnalazioni e diversi casi sono stati esaminati anche da periti medici. Solo nell’ultimo anno, un caso di tumore, uno di emorragia cerebrale grave e uno di shock settico da batterio che causava necrosi in tutto il corpo. L’esito, purtroppo, è stato per tutti negativo dal punto di vista medico, ma ciò non toglie che don Benzi sia effettivamente intervenuto dal Cielo per dare conforto, consolazione e forza in questi casi di grave malattia».

Come deve comportarsi chi ritiene di aver ricevuto una grazia? E, per fare chiarezza, qual è la differenza fondamentale tra una “grazia” e un “miracolo” ai fini della causa?

«Chi ritiene di aver ricevuto una grazia dovrebbe subito segnalarla alla Postulazione, da cui riceverà tutte le indicazioni necessarie.

La “grazia” è qualsiasi favore, materiale o spirituale, che un credente ritiene di aver ricevuto per essersi rivolto con fede all’intercessione di don Oreste Benzi.

Il “miracolo” è sempre una grazia, ma con qualche elemento in più: l’inspiegabilità dal punto di vista scientifico, l’istantaneità e la totalità con cui si è verificato (per esempio una guarigione fisica non può essere parziale) e la durata nel tempo (per esempio la malattia non deve avere una recidiva)».

Il don Oreste inedito: la pazienza, il ritardo, la morte

Don Oreste era forte per natura, ma divenne paziente per conquista e, soprattutto, per grazia!
Elisabetta Casadei

Attraverso i documenti hai scavato a fondo nella vita e negli scritti di don Oreste. C’è un dettaglio o una sfaccettatura del suo carattere che ti ha sorpresa e che magari sfuggiva anche a chi gli era molto vicino?

«Mi ha sorpresa soprattutto la pazienza, che è un aspetto della virtù della fortezza. Siamo più abituati a pensare che don Oreste avesse una grande carità e una grande paternità, ma queste non le avrebbe potute possedere né esercitare se non fosse stato “eroicamente” paziente, come del resto lui stesso diceva e come ho riportato nella raccolta Don Oreste Benzi. Aforismi, aneddoti e provocazioni (Sempre Editore 2024): “La pazienza è l’espressione più alta dell’amore” (Omelia del 17 febbraio 1990).

Sperimentava la pazienza come dono dello Spirito Santo, nell’impotenza e nel fallimento di fronte a problemi e situazioni gravissime, nell’ascoltare i tanti problemi delle persone (e delle persone insistenti!), nel silenzio di fronte alle critiche anche da parte (e soprattutto) dei suoi più stretti collaboratori, nel sopportare i dolori fisici, le difficoltà economiche; inoltre, nel timore di non farcela, di non essere capito (si pensi solo alle difficoltà con il suo penultimo vescovo), di rimanere solo, di perdere offerte e appoggi importanti, nel sopportare perfino le calunnie e le minacce di morte e di violenza nei confronti della Comunità.

Era uomo forte dal punto di vista fisico (tarchiato e robusto), ma una vera roccia dal punto di vista psicologico e spirituale, poiché essere forti implica almeno due virtù: da una parte la capacità di resistere, e dall’altra la capacità di affrontare le difficoltà. Possiamo dire che don Oreste era forte per natura, ma divenne paziente per conquista e, soprattutto, per grazia!»

Sappiamo tutti che arrivava sempre in ritardo e anche in Cielo ci è arrivato così
Elisabetta Casadei

Don Oreste è tornato al Padre il 2 novembre 2007, nella commemorazione dei defunti. Tra pochi giorni ricorrerà l’anniversario: vedi in questa coincidenza un significato liturgico o simbolico particolare?

«Ricordo che nell’omelia delle sue esequie il vescovo Francesco Lambiasi delineò diverse coincidenze teologiche. Personalmente, mi limito a cogliere un aspetto piuttosto ironico, ma che ben si addice a don Oreste. Sappiamo tutti che arrivava sempre in ritardo e anche in Cielo ci è arrivato così: tutti, infatti, avremmo preferito salutarlo e festeggiarlo il giorno di Tutti i Santi, ma anche quel giorno arrivò in ritardo di ben due ore! Significativo inoltre anche questo dato: morì alle 2,22, la stessa ora in cui venne alla luce (alle 2), come riporta il suo certificato di nascita».

Cosa emerge dalle sue carte riguardo alla morte? Com’era il suo rapporto con l’idea del passaggio, e come ne parlava ai suoi ragazzi e ai poveri che accoglieva?

«Dagli scritti inediti raccolti emerge che don Oreste incominciò a prepararsi alla morte diversi anni prima, come ho raccontato nella sua biografia spirituale, La mistica della tonaca lisa, uscita proprio nel centenario della sua nascita. Anzi, avrebbe addirittura voluto dedicare uno scritto a cosa succede nell’istante della morte.

Iniziò a prepararsi interessandosi ai fenomeni che oggi chiamiamo di premorte (le NDE) e alle apparizioni mariane, perché curioso di sapere come sarebbe avvenuto il suo passaggio. Non certo per mancanza di fede; anzi, era certo che ad accoglierlo in Paradiso sarebbe stata proprio la Madonna, che amava tanto.

Quel passaggio se lo immaginava – come lui stesso spiega nel libro Gesù è una cosa seria – come un viaggio in aereo: “Il passaggio dalla vita alla morte, è diventato per me come un viaggio quando in aereo parto da Roma e dopo undici ore mi trovo a San Paolo in Brasile; durante il tragitto ho dormito e mi trovo in un altro paese, in un altro mondo! È così! Non ho quasi più paura della morte”.

Questa preparazione è stata preziosa anche perché don Oreste si è sentito in dovere di lasciare alla Comunità le radici della vocazione, chiedendo di girare dei video in cui ha raccontato la sua vita, l’origine e i punti fondamentali del carisma».

Don Benzi e i giovani in piazza

Oggi vediamo tanti giovani scendere in piazza per protestare. Don Oreste marcerebbe accanto a loro o li provocherebbe a fare di più? Cosa direbbe a una generazione che molti definiscono smarrita?

«Don Oreste li avrebbe certamente ascoltati (si pensi per esempio alla sua presenza tra i black bloc al G8 di Genova nel 2001), poiché era sempre curioso di capire. Dopodiché avrebbe cercato di coinvolgerli, ossia di convogliare quella rabbia verso un sogno costruttivo (e non distruttivo), magari anche provocandoli dopo aver conquistato la loro stima. In ogni caso, e vorrei sottolinearlo, per don Benzi la sanzione ha un valore educativo, come insegnava agli operatori delle comunità terapeutiche, poiché fa appello alla responsabilità della persona.»

Elisabetta Casadei presenta il libro La mistica della tonaca lisa alle Giornate di don Oreste a Rimini
Elisabetta Casadei presenta «La mistica della tonaca lisa» alle Giornate di don Oreste, Rimini, 7 settembre 2025
Foto di Francesco Pasolini

Dopo il centenario: libri, corsi e nuovi progetti

Un anno fa si è chiuso il centenario della nascita. La Postulazione aveva in cantiere il libro sulla spiritualità di don Oreste, gli aforismi, il percorso sulle sue orme, un corso e tanti appuntamenti. Che bilancio fai? Cosa è rimasto?

«I libri sono stati pubblicati e mi sembra che stiano tuttora riscuotendo interesse: sono utilizzati per la formazione dei membri e i PVV (Periodo di verifica vocazionale) della Comunità, nonché dei seminaristi e del clero di diverse diocesi, oltre che per l’edificazione spirituale di chi lo ha incontrato o semplicemente ascoltato. I pellegrinaggi alla sua tomba e alla sua casa sono tuttora in corso, anche se ridotti».

Oltre all’impegno sulla Positio, quali nuovi progetti editoriali o pastorali sta curando la Postulazione nei prossimi mesi?

«Compito di una Postulazione non è solo la redazione della Positio, ma anche la divulgazione della vita “eroica”, cioè straordinaria, di don Oreste.

I progetti in campo sono diversi: per il 2027 è in programma una serie di incontri in alcuni capoluoghi della Sicilia e (forse) della Sardegna, dopo quelli svolti nella penisola (almeno una ventina). Quest’anno ho partecipato ad alcune trasmissioni radiofoniche (Radio Maria, Radio Vaticana) e sto tenendo una rubrica dedicata a don Oreste su Radio Mater ogni primo lunedì del mese (ore 11).

Per quanto riguarda i nuovi progetti editoriali, ho curato la traduzione spagnola de La mistica della tonaca lisa, che uscirà prossimamente e sarà diffusa a partire dal martoriato Venezuela. Con la Fondazione don Oreste Benzi sono in corso altre iniziative».

Se domani arrivasse il riconoscimento della venerabilità, cosa cambierebbe concretamente per la Comunità Papa Giovanni XXIII e quale messaggio arriverebbe a chi don Oreste non l’ha mai conosciuto?

«Si allargherebbe di certo la sua onda profetica anche fuori dall’Italia; diverrebbe inoltre un punto di riferimento ancora più significativo nella sua città natale; infine, la responsabilità della Comunità a essere fedele al proprio carisma, ricevuto dal suo fondatore, e all’esempio di vita e all’insegnamento di don Oreste sarebbe certamente ancora più grande».

Hai ricevuto una grazia per intercessione di don Oreste? Ecco come segnalarla

Postulazione della Causa di beatificazione del Servo di Dio don Oreste Benzi

Per segnalare grazie ricevute e testimonianze di vita ispirata a don Oreste:

Gli appuntamenti della postulatrice

Chi vuole conoscere meglio la figura di don Oreste potrà ascoltare Elisabetta Casadei alla radio e incontrarla di persona nei prossimi mesi.

Su Radio Mater cura la trasmissione La santità di don Oreste Benzi, in onda il primo lunedì di ogni mese alle ore 11.

Su Radio Maria, lunedì 2 novembre 2026, nel 19° anniversario della nascita al Cielo, interverrà nella trasmissione Don Oreste Benzi: un profeta e un mistico per i nostri giorni.

In primavera sarà in Sicilia, con un incontro al mattino con i presbiteri e uno alla sera aperto alla città:

  • Acireale, martedì 9 marzo 2027
  • Catania, mercoledì 10 marzo 2027
  • Messina, giovedì 11 marzo 2027
  • Noto, martedì 13 aprile 2027

© Riproduzione Riservata

Semprenews è su Whatsapp.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale e ricevere aggiornamenti quotidiani direttamente sul tuo telefono.