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3 Dicembre 2021

San Francesco Saverio

Gesuita, patrono delle missioni, è stato il primo a portare il Vangelo in Giappone.
«Il Signore accresca in questa vita le forze affinché in tutto e per tutto noi lo serviamo come egli comanda»
Francisco Javier nasce il 7 aprile del 1506 in Spagna, da una nobile famiglia, ultimo di 6 figli. Nel 1525 si reca a Parigi per gli studi letterari e conosce Ignazio di Loyola, col quale costituirà il primo nucleo della Compagnia di Gesù (i Gesuiti). Ordinato sacerdote a Venezia nel 1537, parte come missionario nel 1540. Arriva a Goa, capitale dell’impero delle Indie Orientali nel 1542. Dopo 5 mesi si stabilisce a Capo Comorin tra i pescatori di perle. Il primo gennaio 1545 parte per Malacca (odierna Indonesia), visita l’arcipelago delle Molucche e l’isola di Amboina, presso la Nuova Guinea. Il 15 agosto 1549 sbarca nel porto di Kagoshima, in Giappone dove forma una comunità cristiana di 1500 membri.
Nel 1552 intende entrare in Cina, ma muore proprio davanti alle coste cinesi, a 46 anni.
È proclamato santo il 12 marzo del 1622; patrono dell’Oriente cristiano nel 1748; patrono dell’Opera della Propagazione della Fede nel 1904; patrono delle missioni nel 1927. La memoria liturgica si celebra il 3 dicembre.

Primo missionario in Giappone

Quando Ignazio di Loyola lo sceglie per inviarlo nelle Indie orientali, aveva 35 anni. Francesco risponde all’invito con un semplice: «Eccomi!» e prende posto su una nave mercantile. Affronta il mal di mare, pericoli e malattie, sfida tempeste e improvvise bonacce che immobilizzano le navi anche a lungo, soffre fame e sete, freddo e caldo, per ben 13 mesi. Arrivato a Goa rifiuta cortesemente l’alloggio offertogli nell’episcopato per risiedere presso l’ospedale e soccorrere più agevolmente gli ammalati. Gira per le strade e le piazze con un campanello, raduna i fedeli, li conduce in chiesa e li istruisce. Trascorre le domeniche con i lebbrosi, visita i carcerati e i poveri. Si reca tra i “paravi”, una popolazione indigena dedita alla pesca delle perle, che vivono in capanne di terra e paglia.
Francesco si adatta al loro stile di vita, vestendo poveramente e spostandosi scalzo di villaggio in villaggio, operando innumerevoli conversioni.
Per raggiungere isole sperdute affronta viaggi impossibili soprattutto per le tempeste, rischia naufragi, cammina giorni interi a piedi.
Arriva in Giappone: Francesco a poco a poco si abitua alle loro consuetudini di vita; si siede sui talloni (posizione difficile per uno straniero, dice), fa profondi inchini, mangia come loro.
Comprende che se vuole l’appoggio dell’Imperatore non deve presentarsi con abiti dimessi davanti a lui. Si presenta allora in splendidi abiti e con preziosi doni ottenendo così piena libertà di predicazione ed in breve tempo riesce a creare una fiorente comunità cristiana.
In soli 10 anni Francesco ha percorso migliaia di chilometri per terra e per mare, ha incontrato pirati e briganti, trascorso notti all’aperto, per la sua bruciante passione di annunciare Gesù e la sua salvezza. A Francesco possiamo mettere in bocca queste parole di san Paolo, suo grande modello: «Mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io» (1 Cor 9,22-23).