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13 Novembre 2019

Cile. Un'oasi nella periferia

Continuano le proteste in Cile scatenate da un modello economico che ha generato forti disuguaglianze sociali. La povertà si tocca con mano. Frustrati dalla mancanza di lavoro, molti uomini iniziano a bere, entrando nella spirale dell'alcolismo.
Diario di viaggio nella capitale del Cile, dove lo spaccio è a cielo aperto, le sparatorie sono all'ordine del giorno e la polizia non entra. È qui che la Comunità di don Benzi opera per ridare speranza.
Arrivo a Santiago dopo 15 ore di volo e la prima cosa che vedo sono le Ande. Maestose ed imponenti, mi accompagneranno per tutto il viaggio. Ad aspettarmi trovo Carito, che mi carica subito sulla sua macchina per portarmi nel centro della capitale. Un’oretta di viaggio o poco più. Dal finestrino scorgo un paesaggio che mi è familiare, già visto in qualsiasi periferia di una grande città europea.
Il centro di Santiago mi accoglie con la sua vitalità: negozi, palazzi dalla recente storia, artisti di strada che intonano canzoni di musica popolare.

Cile: una povertà nascosta

Qui non vedo povertà e mi fa strano, visto i viaggi di solito faccio per visitare i progetti dell’ONG Condivisione fra i Popoli. E allora penso: «Che cosa sono venuto a fare qui?».
La periferia mi accoglie con un volto umano, almeno dal punto di vista estetico. Dirò di più, è anche pulita. L’unico disordine è dato dai fili dell’elettricità, per la maggior parte abusivi, che formano una ragnatela infinita.

Santiago: tante famiglie allo sbando

La povertà la incontro realmente solo quando inizio le visite domiciliari alle famiglie seguite dai volontari dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII.
Erminia mi accompagna a Peñalolén - uno dei tanti comuni della Regione Metropolitana di Santiago, megalopoli di oltre 7 milioni di abitanti, la metà dell’intera popolazione cilena.
Mi spiega che qui le persone vivono allo sbando. Il lavoro non c’è, o meglio è quasi sempre solo a giornata. Sopravvivere diventa così sempre più difficile, visto che ormai il costo della vita è molto simile a quello italiano mentre gli stipendi medi sono circa 5 volte inferiori. 
Frustrati dalla mancanza di lavoro, molti uomini iniziano così a bere, entrando nella spirale dell’alcolismo. E quando tornano a casa ubriachi è facile che commettano violenze contro le mogli e purtroppo molto spesso anche contro i figli.

Baracca lungo la strada a La Pintana, quartiere di Santiago, Cile


Camminando per questa periferia, mi accorgo della presenza di tanti cancelli, ognuno dei quali nasconde piccoli gruppi di case. Mi sembrano tanti piccoli villaggi, in cui valgono ancora le regole della famiglia allargata, secondo le quali ci si aiuta reciprocamente dividendo quel poco che si ha e molto spesso facendosi carico anche di bambini rimasti soli.
Un po’ di pane, un letto. Come la nonna del popolo, una signora anziana che ospita nella sua povera casa tanti bambini senza famiglia. Mi contagia con il suo sorriso, la sua forza e il suo amore. Rimango colpito dalla semplicità con cui mi dice che per lei tutto questo è naturale.
E allora penso che per un povero il niente è poco e il poco è molto. Eppure per loro condividere questo niente è più spontaneo rispetto a chi ha di più.

Nella casa di Julia

Il secondo incontro che mi tocca è quello con Julia, che mi fa entrare orgogliosa dentro la sua casa. Una camera da letto e una sala che funge anche da cucina. È piccola, ma qui ci vivono in cinque: lei, il marito e i tre figli più piccoli.
Mi racconta di quanto sia stato difficile crescerli, reperire i soldi necessari per dar loro da mangiare soprattutto negli anni più bui in cui suo marito spendeva tutto quello che guadagnava per bere. Poi, all’improvviso, un sorriso. Mi dice che adesso è cambiato e per dimostrarlo apre la dispensa alle sue spalle. Con orgoglio mi fa vedere che è piena. «Adesso non beve più», mi dice, «E a noi non manca nulla». Ringrazia i volontari dell’Escuelita, che sono sempre pronti ad ascoltare i suoi problemi e che grazie al doposcuola aiutano le sue due figlie più grandi nello studio, ma soprattutto a passare le giornate fuori dalle insidie della strada.

La Pintana: regno delle bande

Quando pochi giorni dopo visito La Pintana, altro comune periferico di Santiago, arrivo preparato e così non mi lascio ingannare dall’apparente dignità degli edifici anche perché qui il degrado è sicuramente maggiore.
Ci sono baracche per strada e interi campi pieni di rifiuti. Questo è il regno indiscusso delle bande organizzate che gestiscono lo spaccio di droga e il commercio delle armi. La legge è quella del branco e vivere in modo diverso è quasi impossibile.
Ad ogni incrocio c’è una sentinella che ha il compito di avvertire se arriva la polizia o peggio una gang rivale. Lo spaccio è a cielo aperto, le sparatorie sono all’ordine del giorno. Dopo il tramonto la polizia qui non entra. Ogni famiglia ha perso almeno un figlio nei conflitti a fuoco. Per ricordarli costruiscono altari fuori dalle case o dipingono gigantografie dei loro volti sui muri.

Cos'è il progetto Acuarela?

Venditori lungo la strada a La Pintana, Santiago, Cile


Date le circostanze, cammino non proprio tranquillo, anche se so che la presenza di Cristiano Seghedoni, missionario in Cile, mi fa da scudo. Lui lavora ormai da tanti anni nel Progetto Acuarela che segue in un percorso di reinserimento sociale le famiglie segnalate dai servizi sociali. Ormai lo conoscono, ecco perché girare con lui è sicuro. L’impegno costante con tante famiglie e la possibilità di far vivere ai loro figli momenti di sana aggregazione hanno reso questo progetto un’oasi di serenità e normalità. 
Cristiano mi accompagna a casa di Francisco, padre giovanissimo di due bambini, nato e cresciuto qui. Ci mostra con orgoglio la sua casa, povera sì ma piena dell’amore che sta mettendo per renderla degna della sua famiglia. Il controsoffitto, l’impianto elettrico, i pannelli per abbellire le pareti.
Mi dice che lavora a giornata e che è difficile, ma che anche grazie al progetto Acuarela ce la sta facendo. Mentre parla uno dei suoi figli lo bacia e lo abbraccia, è il suo eroe.
Ed è allora che capisco che la speranza può nascere anche in zone come questa, in cui i giovani sembrano avere già un destino segnato, quasi sempre esclusi dal percorso scolastico nonostante in Cile esistano linee di credito per gli studenti che offrono a tutti la possibilità di studiare fino all’università.

Come far rinascere la speranza?

Esco da questa casa con una bella iniezione di fiducia e forza. Salgo sull’aereo, le Ande sempre lì a guardarmi. Ora so che esiste una miseria che non salta subito agli occhi, una miseria nascosta e per questo più difficile da contrastare. 
Penso ai nostri volontari e alle difficoltà che incontrano ogni giorno lavorando in situazioni come quelle che ho visto. 
In luoghi come questo, per cambiare veramente la vita delle persone che incontri, non puoi portare semplicemente da mangiare. Anche perché al cibo e ai servizi di base ci pensa già lo Stato, attento ad aiutare chi è più in difficoltà. Devi offrire strumenti di crescita e per farlo ti devi mettere in gioco veramente. Solo così puoi infatti instaurare relazioni di fiducia autentiche che portino le persone ad affidarsi a te.
Parto con un senso di gratitudine profonda verso tutti quelli che mi hanno accompagnato in questo viaggio.