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8 Aprile 2023

Istruzioni per vivere bene la Pasqua

In questo tempo di contraddizioni c'è una vita che urla nei sepolcri delle nostre storie: dobbiamo cercarla, amarla e lasciarci coinvolgere.
Istruzioni per vivere bene la Pasqua
Foto di Bruno van der Kraan
Don Adamo Affri, cappellano del carcere a Piacenza, ci offre una riflessione sul senso della Pasqua e ci racconta come ha scoperto che «la luce non viene dopo le tenebre, ma in esse dimora».
Cosa può dirci oggi la celebrazione della Pasqua? In questo tempo di guerra, di crisi antropologica, di grande apatìa, quale messaggio di speranza è per noi l'evento della Risurrezione? «Gesù è lo stesso ieri, oggi e sempre», ci annuncia la Lettera agli Ebrei; ma dove lo posso vedere, in che modo posso parlargli e rivolgergli tutte le domande che ho dentro? Oggi gridano forte tante anime smarrite! 
Nella mia esperienza di condivisione ho capito che la luce non viene dopo le tenebre, ma in esse dimora. Abbiamo sempre vivo il desiderio di superare la lotta per vivere in pace, di andare oltre il conflitto, ma finché siamo pellegrini su questa terra, siamo nella lotta. Una lotta spesso feroce, ma necessaria, e mai vuota di volti, di sentimenti, di possibilità, di amore. Non deve spaventarci la lotta ma la solitudine!  

Quando celebro la messa in carcere e vedo come queste persone ferite nell'anima vi partecipano, come ascoltano la Parola e l'omelia, ecco, lì vedo che c'è una sete profonda che il peccato non ha cancellato, anzi, l’ha resa più ardente. La vedo, questa sete, quando usciamo in strada dalle ragazze vittime di tratta, e dopo un primo tempo di conoscenza cominciano ad aprire il loro cuore e ci raccontano dei loro sogni, dei loro figli: gli occhi si riempiono di lacrime, che si trasformano in preghiera. La vedo nella casa famiglia in cui vivo, dove il legame di appartenenza è più forte di ogni ferita e dolore. O ancora, quando vado a trovare gli anziani alla casa di riposo e mi confidano commossi che lì hanno tutto e sono ben curati, ma gli affetti sono da un'altra parte. L’ho vista in Ucraina, mentre ero in coda alla Caritas con tante famiglie per avere qualcosa da mangiare, e notavo come i poveri si prendessero cura gli uni degli altri. 

Ecco il Risorto, ecco la luce che splende nelle tenebre delle nostre contraddizioni! Non è immediatamente visibile e non fa rumore, ma c'è una vita che urla nei sepolcri delle nostre storie: dobbiamo cercarla, amarla e lasciarci coinvolgere. Trovo che questo nostro tempo non sia più difficile di altri, è solo più complesso. In realtà è un tempo di grande speranza: sta nascendo qualcosa di nuovo dal basso, dalla gente comune e diventerà credibile perché sorgerà nell'intimo dei cuori per essere manifestato. Capiremo in modo nuovo le prime parole del Risorto: « Va’dai miei fratelli, perché è lì che mi troverai!».
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