Tra i capannoni dell'area industriale di Legnago, in provincia di Verona, uno sembra scostarsi da tutti gli altri. Sulla facciata c'è il logo di un calabrone, l'insetto che, nonostante il corpo tozzo e le ali piccole, riesce a volare.
È la sede principale della cooperativa sociale "Il Calabrone", promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che ha mosso i primi passi nel 1986 per offrire un'opportunità di inserimento lavorativo a persone con disabilità o provenienti da situazioni di disagio ed emarginazione.
L'inizio di questa realtà, in un momento storico caratterizzato da un totale vuoto legislativo per le cooperative sociali (la legge che le riconosce arriverà nel 1991), è stato da veri pionieri. Tutto ebbe inizio con un primo, modesto incarico alla Fiera campionaria del paese: in campo c'erano volontari, obiettori di coscienza e alcune persone svantaggiate, che avevano come punto d'appoggio una sede provvisoria ricavata da una dépendance della prima Casa di Pronta Accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII nel territorio.
Poi arrivò la prima commessa continuativa nel settore degli assemblaggi, ottenuta dal Gruppo Riello, azienda leader nel riscaldamento: un'attività svolta in una stanza con due avvitatori e qualche cacciavite. Quarant'anni dopo, Il Calabrone è una consolidata realtà imprenditoriale del basso veronese, con tre sedi operative e circa 60 persone coinvolte tra dipendenti (il 30% dei quali con svantaggio), volontari e inserimenti sociali in contesto lavorativo.
Il perché di un nome così singolare lo spiega Alessio Zamboni, attuale presidente e tra i soci fondatori della cooperativa: «Negli anni in cui siamo partiti non c'era ancora una legge sulle cooperative sociali, e l'idea di fare impresa con persone che le altre aziende tendono a scartare sembrava davvero ardua. Per questo ci venne in mente un aneddoto citato spesso da don Oreste Benzi legato al calabrone, che ha un corpo tozzo e ali piccole, per cui apparentemente non potrebbe volare, eppure vola. Su queste basi siamo partiti e la storia della cooperativa dimostra che la sfida è riuscita, che è possibile passare dall'assistenzialismo a offrire una reale opportunità di lavoro inclusiva capace di valorizzare le capacità di tutti».
Nel corso dei decenni Il Calabrone ha saputo diversificare con intelligenza i propri settori d'intervento per intercettare bisogni e opportunità, con standard professionali sempre più elevati. Accanto allo storico settore dell'assemblaggio elettromeccanico per conto di importanti aziende del territorio, si è sviluppata progressivamente la manutenzione delle aree verdi, svolta sia per enti pubblici (Comune di Legnago, Aulss 9 Scaligera) sia per aziende e privati.
Spiega Zamboni: «Nato quasi in sordina nel 1991 con due soli tosaerba, oggi questo comparto rappresenta il settore d'attività prevalente, con una squadra di 17-18 operatori e macchinari all'avanguardia».

Foto di Emanuele Zamboni
La spinta all'innovazione si manifesta anche nell'acquisizione, alcuni anni fa, del marchio K Service, un settore specialistico dedicato alla vendita, all'allestimento e alla manutenzione di impianti industriali ad aria compressa.
Sul fronte della sostenibilità ambientale e dell'economia circolare, il fiore all'occhiello è Tessuto Vissuto, un negozio di abiti vintage, second hand e oggettistica costruito su quattro parole chiave: economico, ecologico, creativo, solidale. «Tutto ciò che viene esposto arriva da donazioni di privati. Il ricavato delle vendite, dedotte le spese di gestione, finanzia progetti solidali all'estero, come ad esempio una missione della Comunità Papa Giovanni XXIII in Brasile», spiega Giulia Tosi, del team che gestisce l'attività. Il negozio si può seguire anche su Instagram e Facebook.

Foto di Emanuele Zamboni
Un'esperienza di economia circolare che vale per gli indumenti, ma ancora di più per le persone, che nella cooperativa trovano un'opportunità di riscatto sociale.
«Non agiamo da soli – spiega Carla Marchesini, referente per i progetti di inclusione sociale –. Collaboriamo con il Servizio Inserimento Lavorativo dell'Aulss di Legnago e con l'Uepe per progetti che prevedono misure alternative al carcere».
Ma qui non ci sono operatori e utenti: tutti sono lavoratori, colleghi, sia pure con ruoli diversi. È il principio della "condivisione" tanto caro a don Benzi, applicato al mondo del lavoro.
Basta un giro tra i vari settori della cooperativa per scoprire che qui convivono mondi diversi: lavoratori di varie nazionalità, persone con disabilità, persone che arrivano da percorsi di dipendenza o disagio sociale, persone in misura alternativa al carcere. Un concentrato di storie spesso sorprendenti, come quella di Amin (nome di fantasia): arrivato in Italia a 11 anni, ha dovuto affrontare situazioni difficili, finendo per due volte in carcere. Oggi è tra i lavoratori con il più alto livello di produttività e per raggiungere il lavoro percorre 15 km all'andata e 15 al ritorno ogni giorno in bicicletta, in attesa di un alloggio più vicino all'azienda, difficile da trovare a causa dei pregiudizi e dei continui problemi legati al rinnovo dei documenti.
L'azienda si trova nel pieno di un delicato e cruciale passaggio generazionale, perché lo storico gruppo che ha sviluppato i vari settori è andato o sta per andare in pensione. Per questo da qualche anno la cooperativa è alla ricerca di giovani professionisti – meccanici, giardinieri, tecnici specializzati – che vogliano spendersi in un'impresa alternativa a quanto comunemente offre il mercato del lavoro.
«Spesso, quando ci si approccia al "sociale", si pensa alla figura dell'educatore. Noi invece lavoriamo con le persone svantaggiate, non per loro. Non abbiamo bisogno di operatori sociali ma di tecnici competenti che abbiano sensibilità sociale», precisa Zamboni.
Un appello raccolto da giovani come Damiano Salan, 25 anni, oggi impegnato nel settore assemblaggi elettromeccanici dopo un'esperienza di servizio civile: «Ero disilluso verso il mondo del lavoro, come tanti giovani della mia generazione. I nostri genitori vedevano il lavoro come un valore in sé. Per la mia generazione non basta: cerchiamo un significato profondo, una conciliazione reale tra il mondo del lavoro e la vita privata. In cooperativa ho trovato questa risposta».
Tra gli ingressi dell'ultimo biennio c'è anche Melissa Boni, 36 anni, responsabile dell'area contabilità: «Lavorare qui mi permette di unire l'aspetto contabile con l'aspetto sociale, dato che ho fatto studi sia in campo commerciale che educativo. Non è solo un luogo di lavoro, apprezzo molto i momenti di condivisione e fraternità, e mi piace anche ogni tanto prendermi un momento per andare in cappellina». Già, perché tra le particolarità di questa azienda c'è anche una stanza dedicata alla preghiera, con la presenza dell'eucaristia.

Foto di Caterina Balocco
In un'epoca globale segnata da accesi conflitti e crescenti disuguaglianze, il modello cooperativo incarnato dal Calabrone di Legnago offre una straordinaria lezione economica e sociale. «Oggi la competizione è sovrastimata – spiega Zamboni –. Noi crediamo che cooperare sia più efficiente che competere, perché migliorano le relazioni, non si producono scarti e tutte le energie sono indirizzate verso obiettivi condivisi che mirano al bene comune».

Foto di Caterina Balocco
Un concetto ripreso anche da Paolo Merlin, per 32 anni coordinatore della cooperativa, oggi impegnato come volontario ad accompagnare chi si prepara a sostituirlo: «Alla luce di questa lunga esperienza sono sempre più convinto che la cooperazione sia il modello più valido di fare impresa, unendo persone con difficoltà e persone che si vogliono mettere al loro fianco per costruire insieme un mondo migliore».

Foto di Cooperativa Il Calabrone
Alle ore 18,30, nella chiesa parrocchiale di Casette (via Casette 40), la Messa di ringraziamento celebrata dal vicario foraneo don Marco Isolan, con testimonianze di riscatto e impegno sociale. A seguire, festa nei locali del Centro parrocchiale con risotto, patatine, musica e sorprese.
Chi si ferma alla festa deve prenotare il risotto entro il 27 ottobre (offerta libera): è importante compilare il modulo di prenotazione online, oppure telefonare allo 0442 20290 (da lunedì a venerdì, ore 8-16).
Per saperne di più sulla cooperativa: cooperativailcalabrone.it
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