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3 Luglio 2026

L'inclusione non è un optional

Giornata internazionale delle Cooperative: la sfida dell'economia che include
L'inclusione non è un optional
Giornata Internazionale delle Cooperative del 4 luglio: la sfida di coniugare impresa, valore economico e centralità della persona nella visione di don Oreste Benzi.
Nel tempo che viviamo, le cooperative sociali sono chiamate a una sfida radicale: tenere insieme ciò che spesso il sistema economico separa, cioè l’essere impresa e l’essere luogo di inclusione. Non è un equilibrio scontato. Da una parte ci sono sostenibilità, efficienza, competizione; dall’altra la centralità della persona, soprattutto di quella più fragile. Eppure è proprio qui che si gioca oggi la loro verità.

Oltre il profitto: la Società del Gratuito

La tradizione da cui veniamo, anche come realtà legate alla Coop. La Fraternità, ci consegna una visione chiara: l’economia non è neutra. Può essere costruita attorno al profitto oppure attorno alla relazione. Don Oreste Benzi parlava di “Società del gratuito”, un modello in cui il bene individuale si realizza nel bene di tutti, e dove le persone non sono strumenti ma fine . Questa intuizione non è un ideale astratto: è una provocazione concreta per le nostre organizzazioni.
 
Le cooperative sociali nascono proprio per questo: dimostrare che è possibile fare impresa senza ridurre l’uomo a ciò che produce. Ma oggi il rischio è reale. La crescita organizzativa, la necessità di competenze, la pressione dei mercati possono portare a uno scivolamento impercettibile: da comunità generative a imprese “normali”, magari efficienti, ma meno capaci di custodire la propria anima.

Condividere e non assistere: un nuovo modo di fare impresa

La questione non è scegliere tra impresa e inclusione. È capire che l’inclusione è il modo diverso di fare impresa. Significa passare dall’assistere al condividere, riconoscendo nelle persone fragili non destinatari ma protagonisti. Significa considerare il valore prodotto non solo come utile economico, ma come benessere diffuso, relazioni, dignità restituita. Significa anche interrogarsi su come si gestiscono le risorse: non come proprietà, ma come beni da amministrare per il bene comune.

C’è poi un aspetto che oggi non può più essere ignorato. Le cooperative sociali non producono soltanto inclusione e dignità: producono anche valore economico per l’intera collettività. Le analisi di impatto sociale mostrano come l’inserimento lavorativo delle persone fragili generi benefici concreti per i bilanci pubblici, riducendo costi assistenziali e sanitari, aumentando la contribuzione e creando nuova occupazione. Non si tratta quindi di scegliere tra solidarietà ed efficienza economica. Al contrario, quando una persona esclusa torna protagonista attraverso il lavoro, cresce il suo benessere, cresce la comunità e cresce anche il valore restituito alla società. Il bene comune non è un effetto collaterale dell’impresa sociale: è il suo prodotto principale.


Dall'esperienza de La Fraternità alle sfide quotidiane

Nella mia esperienza con La Fraternità ho visto che questo è possibile. Quando il lavoro diventa luogo di appartenenza, quando anche chi è fragile contribuisce realmente, quando le scelte economiche tengono conto degli ultimi, allora l’impresa cambia natura. Diventa un pezzo di società nuova, capace di generare occupazione, dignità e anche risparmio per la collettività.
 
La sfida di oggi è non dare tutto questo per acquisito. Serve una rinnovata consapevolezza, capace di tradurre i valori in prassi: nei modelli organizzativi, nei bilanci, nelle scelte strategiche. Perché la credibilità delle cooperative sociali non si misura nei principi dichiarati, ma nella loro incarnazione quotidiana.

Il 4 luglio: la terra su cui vogliamo stare

 Il 4 luglio non è solo una ricorrenza. È un’occasione per chiederci se stiamo ancora costruendo un’economia che include, o se stiamo semplicemente gestendo servizi. La differenza è tutta qui. Ed è decisiva.

All’ingresso della nostra sede, una frase di don Oreste ci accoglie ogni giorno e ci rimette con i piedi per terra — o meglio, ci ricorda su quale terra vogliamo stare:
Ricordatevi che il mondo non si costruisce facendo dei pensieri,
ma trasformando i pensieri in atti che poi modificano la nostra realtà.
Tanti dicono che è utopia… che non teniamo i piedi in terra!
Bisogna vedere su quale terra:
noi li teniamo sulla terra di Dio!”
Don Oreste Benzi

E allora la domanda non è più teorica. È concreta, personale, urgente.
DAI, CI STAI?
 
 

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