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28 Settembre 2026

Dichiarazione di Durban 25 anni dopo: il razzismo resta una sfida aperta

Negli ultimi anni la discriminazione razziale è peggiorata
Dichiarazione di Durban 25 anni dopo: il razzismo resta una sfida aperta
Foto di Foto di Ralph da Pixabay
Al 25° anniversario dell'approvazione della Dichiarazione di Durban contro la discriminazione razziale e la xenofobia, i dati europei mostrano che il razzismo resta una realtà diffusa e, per alcune comunità, è aumentato negli ultimi anni. L'anniversario rilancia la necessità di un impegno politico e pubblico concreto per dare piena attuazione al Programma d'azione.
Il 28 settembre le Nazioni Unite si riuniranno a New York per celebrare il 25° anniversario della Dichiarazione e del Programma d'azione di Durban, approvati nel 2001 dalla Conferenza mondiale contro il razzismo. L’incontro avrà come tema il sostegno e l’impegno pubblico per una migliore attuazione della Dichiarazione. Il documento, infatti, rappresenta ancora un modello di riferimento internazionale per la lotta al razzismo e per la promozione dell'uguaglianza.
Nel 1997, l'Assemblea Generale decise di convocare una Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia, a Durban, in Sudafrica, dal 31 agosto all'8 settembre 2001. Dopo complicati dibattiti, la Dichiarazione di Durban venne approvata con l'obiettivo di affrontare globalmente il razzismo e le sue conseguenze: affrontava sia le manifestazioni contemporanee della discriminazione sia le sue radici storiche. Tra gli elementi riconosciuti vi furono le conseguenze durature della schiavitù, della tratta transatlantica degli schiavi e del colonialismo

I dati dimostrano che è ancora essenziale lottare contro il razzismo

A 25 anni di distanza, la ricorrenza si celebra in un contesto nel quale il razzismo continua a persistere e talvolta a peggiorare nelle società e nelle istituzioni. Gli stessi dati delle Nazioni Unite sottolineano che la discriminazione razziale rimane profondamente radicata. Anche i dati europei mostrano quanto il problema resti attuale. Una relazione della Commissione europea di settembre 2024 (contenente i risultati dell'indagine 2022 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, FRA) mostra che la percentuale di persone che hanno dichiarato di aver subito discriminazione razziale nei 12 mesi precedenti è aumentata dal 24% del 2016 al 34% del 2022. Il 45% ha inoltre riferito di aver sperimentato razzismo nei cinque anni precedenti e il 61% degli europei considera diffusa nel proprio Paese la discriminazione basata sul colore della pelle. In Italia, un nuovo report, “Ricomporre le fratture. Dati, pratiche e prospettive contro il razzismo in Italia 2025-2026”, di Il Razzismo è una Brutta Storia, mostra come il razzismo sia un problema esistenziale, dilagante e normalizzato nel nostro paese. Di fronte a questi dati, l'anniversario diventa un’occasione per ricordare l’importanza della lotta al razzismo.

Oltre le promesse: le azioni concrete per diminuire la discriminazione razziale

Tuttavia, la dichiarazione di principio non è sufficiente: è necessario rinnovare l'impegno politico e trasformarlo in azioni concrete e durature. La Commissione europea indica tra le priorità l'applicazione delle norme contro la discriminazione, la protezione e l'assistenza alle vittime e il rafforzamento degli organismi nazionali per la parità. La FRA ricorda inoltre la necessità di identificare e registrare attivamente i crimini d'odio, contrastare le pratiche discriminatorie nelle attività di polizia e sviluppare politiche specifiche nell’ambito dell’educazione, dell'occupazione, degli alloggi e della sanità.
Così, il 25° anniversario di Durban si presenta non soltanto come una commemorazione, ma come un momento per verificare quali passi abbiamo compiuto dal 2001 ad oggi e come possiamo – dobbiamo – ancora migliorare.

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