Nell'ambito dell'edizione 2026 del Festival della Migrazione, dedicata quest'anno alle donne migranti, l'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23) promuove l'incontro "In rete per la dignità: donne migranti tra culture, nuove generazioni e sfide digitali". Un'occasione per prepararsi alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, dando attenzione alle più invisibili.

All'evento partecipano, tra gli altri, il direttore della Fondazione Migrantes mons. Pierpaolo Felicolo e Alessandro Sasso, referente per gli interventi antitratta della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari opportunità, che ha finanziato il progetto. La mattinata segna infatti la conclusione del progetto nazionale ALMA, Comunità etnico-religiose in rete per prevenire lo sfruttamento delle donne migranti.
Durante l'incontro verrà presentato in prima visione il cortometraggio Break the circle, con soggetto e regia di Roberta Barra, dedicato alla prevenzione dello sfruttamento sessuale ed economico-lavorativo delle donne migranti. Uno strumento educativo per cambiare mentalità, che sarà diffuso nelle scuole e nei gruppi giovanili delle cinque province coinvolte nel progetto: Modena, Torino, Ascoli Piceno, Massa Carrara e Bari.
Il percorso di sensibilizzazione e formazione di ALMA ha raggiunto i rappresentanti di 12 comunità etniche (Camerun, Nigeria, Romania, Colombia, Perù, Mali, Sri Lanka, Filippine, India, Senegal, Siria e Italia) e di 5 diverse tradizioni religiose.
Dai dati e dalle testimonianze raccolte è emersa con forza l'emergenza della dimensione digitale: il web e i social network sono strumenti sempre più usati per il reclutamento online e per lo sfruttamento condotto al chiuso. Tra le province dove questa attività è più intensa spiccano Modena e Torino.
Il principale fattore di rischio resta la violenza psicologica, esercitata attraverso il controllo da parte di partner, "loverboy" o membri della cerchia familiare. È una forma di manipolazione affettiva che costituisce la trappola primaria per trascinare le donne nella rete dello sfruttamento, sessuale o economico-lavorativo. E che richiede un impegno collettivo che vada oltre le reti di supporto già esistenti.
Don Oreste Benzi, di cui il 2 novembre si è ricordata la salita al cielo, aveva molto a cuore la rimozione delle cause della grave ingiustizia verso le donne migranti vittime di sfruttamento della prostituzione: «Non dobbiamo consolarle ma aiutarle a liberarsi... La lotta per la giustizia che noi portiamo avanti non è un atto tecnico, né un semplice atto di rivendicazione. La lotta per la giustizia ha le sue radici in una profonda esperienza di figli di Dio: ti diventa insopportabile l'ingiustizia, non riesci a tollerarla». E ancora: «Il silenzio rende complici».
La presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII al Festival della Migrazione prosegue con un calendario di incontri in Emilia-Romagna:
Il programma completo è sul sito del Festival della Migrazione.
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