La Comunità Papa Giovanni XXIII esprime apprezzamento per l'approvazione definitiva della norma che estende la detenzione domiciliare terapeutica alle persone con dipendenze patologiche. Matteo Fadda: «Riconosciamo in questa legge un passo importante, perché l'uomo non è il suo errore»
La Comunità Papa Giovanni XXIII accoglie con favore l’approvazione definitiva della norma che estende la possibilità di misure alternative alla detenzione presso strutture terapeutico-riabilitative per le persone con dipendenza patologica da sostanze e alcol. A dirlo è
Matteo Fadda, presidente della Comunità, che sottolinea come la legge renda più concreto «un principio a cui la nostra Costituzione ci richiama e che
don Oreste Benzi ci ha insegnato a vivere ogni giorno accanto a chi ha sbagliato: l’uomo non è il suo errore».
Da decenni le
comunità terapeutiche della Giovanni XXIII accolgono persone segnate dalla dipendenza e dal carcere. «
Dalla nostra esperienza sappiamo che un percorso di cura può restituire dignità e futuro a persone che rischierebbero altrimenti di restare intrappolate nel circuito penale», spiega Fadda. Per questo la Comunità guarda con favore a una legge che «stabilisce requisiti e meccanismi chiari per rendere operativi questi percorsi».
La norma, approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 29 luglio, introduce un
nuovo articolo 94-ter che prevede l’applicazione del
regime di detenzione domiciliare terapeutica per soggetti tossicodipendenti o alcoldipendenti chiamati a espiare una pena detentiva – anche residua e congiunta a pena pecuniaria – non superiore a otto anni. Si tratta di un intervento fortemente voluto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Alfredo Mantovano, cui la Comunità rinnova il proprio riconoscimento.
La sfida dell’operatività
«Ci auguriamo che le risorse stanziate – che oggi rendono possibili alcune centinaia di inserimenti – possano nel tempo essere ampliate, così da
rispondere al numero ben più alto di richieste potenziali», aggiunge Fadda. Perché l’opportunità diventi pienamente efficace, sarà importante rafforzare «tutta la filiera che rende possibile il recupero: dai Tribunali di Sorveglianza, chiamati a gestire un prevedibile aumento delle istanze, ai servizi per le dipendenze, fino alle strutture residenziali e territoriali che accompagnano concretamente i percorsi di recupero e reinserimento».
Una riforma da rendere piena
«Riconosciamo in questa legge un passo importante – conclude Fadda – e
rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni affinché questa riforma possa essere estesa e resa pienamente operativa, con finanziamenti certi, a beneficio delle vittime delle dipendenze patologiche». La Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, è da sempre impegnata in percorsi di accoglienza e recupero che coniugano giustizia, cura e reinserimento sociale. Con questa norma si compie un ulteriore passo verso una giustizia che non si limita a punire, ma accompagna verso la responsabilità e la libertà.