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22 Settembre 2026
Ultima modifica: 23 Settembre 2026 ore 11:37

Disabilità: il GiraGirasole non chiuderà, superati i 25mila euro

Il centro oggi accompagna 17 ragazzi con disabilità a Fano (PU).
Disabilità: il GiraGirasole non chiuderà, superati i 25mila euro
Grazie alla mobilitazione di famiglie, volontari, educatori e realtà del territorio, il centro ha raggiunto la soglia necessaria per riaprire a ottobre. La raccolta fondi resta aperta: l'obiettivo ora è arrivare a 30mila euro, per non lasciare indietro nessuno.

Il Centro Aggregativo GiraGirasole di Fano non chiuderà. Dopo settimane di mobilitazione, la raccolta fondi lanciata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII ha superato i 25mila euro, la cifra che permette al centro di coprire gli stipendi degli educatori e riaprire regolarmente da ottobre. Una notizia attesa da diciassette famiglie fanesi, per cui il centro rappresenta da anni un punto fermo — come quella di Othmane, diciannovenne con la sindrome di Down che lo frequenta fin da bambino. «Sarebbe veramente un peccato, lascerebbe un vuoto enorme», racconta sua madre.

Tredici anni di esperienza

Il GiraGirasole è un servizio socio-educativo nato nel 2012 da un'iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), pensato per bambini, adolescenti e giovani con disabilità intellettiva e fisica. Piscina, danza-teatro, laboratori, gite al mare e in fattoria: un'offerta costruita negli anni per colmare un vuoto reale del territorio, quello degli spazi extrascolastici accessibili in cui i ragazzi con disabilità possano fare amicizie, sperimentare autonomia e vivere, semplicemente, momenti di normalità.

Ragazzi in posizione Yoga
Attività del centro GiraGirasole
Ragazzo in piscina aiutato da istruttrice
Attività sportive del centro GiraGirasole
Ragazzi preparano alimenti
Laboratori del centro GiraGirasole
Ragazzi con disabilità in mezzo ai girasoli
Uscita del centro aggregativo Giragirasole di Fano (PU)
Ragazzi in posizione Yoga
Danza e ginnastica nel centro Giragirasole di Fano (PU)

Da 8 a 17 ragazzi grazie al Progetto Radici

Fino al 2024 il servizio andava avanti a fatica, con una frequenza settimanale ridotta e la costante impossibilità di accogliere nuove richieste per mancanza di educatori. È stato il Progetto Radici, selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, dall'estate 2024, a cambiare le cose: ha permesso di potenziare il team educativo grazie alla collaborazione con la cooperativa Cooss Marche, di aumentare i giorni di apertura — da 3 a 4 pomeriggi invernali, da 3 a 5 mattine estive — e di attivare percorsi dedicati come “il pomeriggio delle ragazze” per un piccolo gruppo di ragazze semi-autonome, oltre al servizio di trasporto per le famiglie più in difficoltà. Il risultato: da 8 ragazzi seguiti fino a maggio 2024, il centro ne ha accompagnati 17, tra gli 8 e i 20 anni, nel giro di due anni.

È un progresso che rende la minaccia di chiusura ancora più dolorosa: proprio ora che il centro era riuscito ad aprirsi a più famiglie, rischia di dover chiudere le porte a tutte.

Othmane: «Nessun'altra realtà simile esiste sul territorio»

La famiglia di Othmane conosce il GiraGirasole da moltissimi anni, da quando il centro si trovava ancora nell'oratorio di San Cristoforo. All'inizio la frequenza era solo invernale — d'estate la famiglia tornava in Marocco dai parenti — poi, da qualche anno, anche i mesi estivi sono diventati un appuntamento fisso. In quel legame di lunga data la madre di Othmane ha trovato molto più di un servizio: «Sono veramente fantastici, speciali», racconta, «in questo momento non mi viene in mente nessun aggettivo che basti».

Per un ragazzo introverso e pacato, per cui la vita sociale è la sfida più grande, il centro ha rappresentato un luogo diverso dalla scuola, dove l'inclusione negli ultimi anni di liceo si era fatta più difficile. Al GiraGirasole, invece, Othmane ha costruito amicizie vere. Il centro si è anche organizzato negli anni per il trasporto fino a casa, un aiuto concreto per una madre che lavora e che, con i due fratelli maggiori ormai prossimi a lasciare la casa per l'università, si troverà presto a gestire da sola l'organizzazione delle giornate del figlio. Non esistono, dice, altre realtà simili sul territorio: per questo la famiglia si dichiara pronta anche a un contributo economico più alto, pur di non perdere quello che ormai considera «una seconda casa».

Cosa si è fatto per evitare la chiusura

Per scongiurare la chiusura, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo in campo diverse iniziative parallele. La principale è la campagna di crowdfunding online “Aiutiamo il centro Giragirasole a non chiudere”, attiva sulla piattaforma Dai Ci Stai? dell'associazione, con obiettivo 30mila euro  — la cifra necessaria a coprire i costi di più educatori, tra cui una figura a tempo pieno. Accanto alla raccolta principale, si sono attivate spontaneamente dieci raccolte fondi personali, promosse da genitori, educatori e volontari del centro, ognuna con una propria rete di condivisione tra amici, parenti e conoscenti. Si può donare anche con bonifico bancario o bollettino postale.

A queste iniziative si sono affiancati alcuni eventi: sul litorale il Beach Summer Tour di Marotta ha dedicato quest'anno il proprio torneo sportivo sulla spiaggia proprio al Centro GiraGirasole, punto di riferimento anche per diverse famiglie della zona di Mondolfo e Marotta, raccogliendo 3mila euro.

Superata la soglia dei 25mila euro

La mobilitazione di famiglie, volontari, educatori e realtà del territorio ha dato i suoi frutti: la raccolta fondi principale, insieme alle dieci raccolte personali attivate da genitori ed educatori e agli eventi organizzati sul territorio — tra cui l'incontro nel salone parrocchiale e il torneo di Beach Tennis di Marotta — ha superato quota 25mila euro.

«Quando temevamo di dover affrontare da soli i momenti più difficili, la vostra vicinanza ci ha travolto con una forza incredibile», scrivono i ragazzi, le ragazze, le famiglie e gli operatori del centro in un messaggio di ringraziamento rivolto a chi ha donato. «Vedervi così numerosi ci ha commosso e donato una fiducia nuova»

I fondi raccolti permetteranno di coprire le spese degli educatori che, nei pomeriggi da ottobre a maggio, seguiranno i ragazzi e le ragazze nelle attività sportive e ricreative, anche grazie alla collaborazione con l'Associazione Inshamanka — di cui fa parte Monia Mattioli, l'insegnante di danza e teatro integrati che accompagna i ragazzi dal 2022 — e con il centro natatorio Nuotiamo di Fano.

La solidutine delle famiglie, le storie

Jason
Jason
Jason ha diciannove anni, una malattia genetica rara diagnosticata solo di recente e uno spettro autistico riconosciuto appena l'anno scorso, dopo un percorso durato quasi tutta la vita. Da tre anni frequenta il GiraGirasole, e sua madre Loredana racconta una trasformazione che definisce «paurosi»: Jason, che aveva sempre paura dell'acqua, oggi nuota da solo. «Qui mi dicono che si comporta benissimo», racconta, «un'altra persona». Dietro questa serenità c'è una famiglia che si è riorganizzata: Loredana ha lasciato il lavoro per seguirlo tra scuola e terapie. «Non esistono altri centri come il vostro», dice. «Spero veramente che a settembre riescano a riaprire, perché sarebbe un peccato.» In famiglia, oltre a Jason, c'è una sorella maggiore di ventitré anni, oggi all'università, e un padre artigiano che sostiene economicamente la casa da quando Loredana ha lasciato il lavoro per seguire il figlio tra scuola e terapie.

C'è poi la storia di Sofia (nome di fantasia), ragazza autistica dal temperamento riservato che da due estati frequenta il centro tre mattine a settimana. La sua settimana è scandita da impegni quasi fissi — nuoto, canto, fisioterapia — organizzati quasi interamente dalla madre, che concilia questo carico con un lavoro a tempo pieno. La donna lavora a tempo pieno nell'azienda di famiglia, e si trova a gestire da sola gran parte della quotidianità della figlia: «Sono sempre io, tutti i pomeriggi, a seguire Sofia, a proporle attività per stimolarla». Spesso la porta con sé in azienda. E ammette: «Faccio fatica». Ma da quando la figlia frequenta il centro, dice, «mi riportano che è sempre molto tranquilla e serena». «Spero che riusciate ad andare avanti», è l'augurio.

«Alessio deve sempre fare qualcosa»

Alessio
Alessio
Alessio ha diciannove anni e da dodici frequenta il centro, conosciuto grazie al consiglio dell'assistente sociale del Comune. Ragazzo iperattivo, ama la musica e soprattutto il nuoto: un'associazione sportiva lo ha selezionato per delle gare. Quest'anno ha conquistato il diploma in grafica, e la famiglia cerca ora, insieme ai servizi competenti, una soluzione per le mattine di settembre.

In famiglia, oltre ad Alessio, c'è un fratello maggiore di ventiquattro anni, laureato da pochi mesi e ora al lavoro: un motivo di orgoglio in più per una famiglia che, con pazienza, ha iniziato negli ultimi tempi anche a costruire piccoli passi di autonomia per il ragazzo, come restare solo una ventina di minuti mentre la madre fa la spesa al supermercato vicino casa.

«È sempre andato volentieri al centro», racconta la madre Marinella, «ed è cresciuto molto con loro, dico la verità». Del figlio racconta: «lui sente il bisogno di muoversi molto, di fare sempre cose, non può stare fermo». Non è facile tenerlo in casa. Guardando agli anni passati insieme al centro, non ha dubbi: «Ci troviamo bene, come anche altre mamme, altri genitori: ormai hanno formato un gruppo, sarebbe brutto non andare più lì». Per questo la prospettiva di una chiusura pesa così tanto: «Spero che non chiuda, guarda, perché è un dolore troppo grande, ci dispiace molto. Speriamo di farcela, di non farlo chiudere».

La campagna di raccolta fondi resta comunque aperta: l'obiettivo è arrivare a 30mila euro, la cifra indicata fin dall'inizio come necessaria a coprire per intero i costi degli educatori. «Puntiamo a raggiungere l'obiettivo finale dei 30.000 €, e perché no, superarlo», scrivono ancora ragazzi, famiglie e operatori del centro, «perché desideriamo che nessun ragazzo venga mai lasciato solo, né oggi né domani». Raggiungere quella cifra darebbe al centro la garanzia di concludere l'anno in tranquillità, senza dover rinunciare a nessuna attività né lasciare indietro nessuno dei diciassette ragazzi che lo frequentano.


Per continuare a sostenere il centro: “Aiutiamo il centro Giragirasole a non chiudere”.

Il progetto Radici, che ha finanziato le attività del centro nel 2025 e 2026, è stato selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un'intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l'impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con il Sud.
 

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