Il GiraGirasole è un servizio socio-educativo nato nel 2012 da un'iniziativa della Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), pensato per bambini, adolescenti e giovani con disabilità intellettiva e fisica. Piscina, danza-teatro, laboratori, gite al mare e in fattoria: un'offerta costruita negli anni per colmare un vuoto reale del territorio, quello degli spazi extrascolastici accessibili in cui i ragazzi con disabilità possano fare amicizie, sperimentare autonomia e vivere, semplicemente, momenti di normalità.
Ma dietro le attività c'è un problema economico che si trascina da tempo. La Comunità Papa Giovanni XXIII sostiene i costi fissi di locale e automezzo; le famiglie contribuiscono per le attività, eppure questo non basta a garantire in modo continuativo gli stipendi degli educatori che, insieme ai volontari, accompagnano i ragazzi ogni settimana. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha lanciato un appello pubblico e organizzato una cena solidale per sostenere il centro. Sulla piattaforma di raccolta fondi dell'associazione, la campagna “Aiutiamo il centro Giragirasole a non chiudere” è ancora più esplicita: senza un aiuto concreto, dal 18 settembre 2026 il centro non avrà le risorse per riaprire a ottobre.
Fino al 2024 il servizio andava avanti a fatica, con una frequenza settimanale ridotta e la costante impossibilità di accogliere nuove richieste per mancanza di educatori. È stato il Progetto Radici, selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, dall'estate 2024, a cambiare le cose: ha permesso di potenziare il team educativo grazie alla collaborazione con la cooperativa Cooss Marche, di aumentare i giorni di apertura — da 3 a 4 pomeriggi invernali, da 3 a 5 mattine estive — e di attivare percorsi dedicati come “il pomeriggio delle ragazze” per un piccolo gruppo di ragazze semi-autonome, oltre al servizio di trasporto per le famiglie più in difficoltà. Il risultato: da 8 ragazzi seguiti fino a maggio 2024, il centro ne ha accompagnati 17, tra gli 8 e i 20 anni, nel giro di due anni.
È un progresso che rende la minaccia di chiusura ancora più dolorosa: proprio ora che il centro era riuscito ad aprirsi a più famiglie, rischia di dover chiudere le porte a tutte.
La famiglia di Othmane conosce il GiraGirasole da moltissimi anni, da quando il centro si trovava ancora nell'oratorio di San Cristoforo. All'inizio la frequenza era solo invernale — d'estate la famiglia tornava in Marocco dai parenti — poi, da qualche anno, anche i mesi estivi sono diventati un appuntamento fisso. In quel legame di lunga data la madre di Othmane ha trovato molto più di un servizio: «Sono veramente fantastici, speciali», racconta, «in questo momento non mi viene in mente nessun aggettivo che basti».
Per un ragazzo introverso e pacato, per cui la vita sociale è la sfida più grande, il centro ha rappresentato un luogo diverso dalla scuola, dove l'inclusione negli ultimi anni di liceo si era fatta più difficile. Al GiraGirasole, invece, Othmane ha costruito amicizie vere. Il centro si è anche organizzato negli anni per il trasporto fino a casa, un aiuto concreto per una madre che lavora e che, con i due fratelli maggiori ormai prossimi a lasciare la casa per l'università, si troverà presto a gestire da sola l'organizzazione delle giornate del figlio. Non esistono, dice, altre realtà simili sul territorio: per questo la famiglia si dichiara pronta anche a un contributo economico più alto, pur di non perdere quello che ormai considera «una seconda casa».
Per scongiurare la chiusura, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo in campo diverse iniziative parallele. La principale è la campagna di crowdfunding online “Aiutiamo il centro Giragirasole a non chiudere”, attiva sulla piattaforma Dai Ci Stai? dell'associazione, con obiettivo 30mila euro da raccogliere entro il 18 settembre — la cifra necessaria a coprire i costi di più educatori, tra cui una figura a tempo pieno. Accanto alla raccolta principale, si sono attivate spontaneamente dieci raccolte fondi personali, promosse da genitori, educatori e volontari del centro, ognuna con una propria rete di condivisione tra amici, parenti e conoscenti. Si può donare anche con bonifico bancario o bollettino postale.
A queste iniziative si sono affiancati alcuni eventi: sul litorale il Beach Summer Tour di Marotta ha dedicato quest'anno il proprio torneo sportivo sulla spiaggia proprio al Centro GiraGirasole, punto di riferimento anche per diverse famiglie della zona di Mondolfo e Marotta, raccogliendo 3mila euro.
A oggi la raccolta fondi principale ha superato i 10mila euro, il 35% dell'obiettivo, grazie a oltre 200 donazioni. Tra le raccolte personali, quella avviata da Loredana, madre di Jason, è già all'81% del proprio traguardo di 9mila euro, con oltre 110 donazioni: un segnale di quanto la mobilitazione delle famiglie stia facendo la differenza. Anche Monia Mattioli, l'insegnante di danza e teatro integrati che dal 2022 accompagna i ragazzi del centro, ha aperto una propria raccolta fondi per sostenere il progetto.

C'è poi la storia di Sofia (nome di fantasia), ragazza autistica dal temperamento riservato che da due estati frequenta il centro tre mattine a settimana. La sua settimana è scandita da impegni quasi fissi — nuoto, canto, fisioterapia — organizzati quasi interamente dalla madre, che concilia questo carico con un lavoro a tempo pieno. La donna lavora a tempo pieno nell'azienda di famiglia, e si trova a gestire da sola gran parte della quotidianità della figlia: «Sono sempre io, tutti i pomeriggi, a seguire Sofia, a proporle attività per stimolarla». Spesso la porta con sé in azienda. E ammette: «Faccio fatica». Ma da quando la figlia frequenta il centro, dice, «mi riportano che è sempre molto tranquilla e serena». «Spero che riusciate ad andare avanti», è l'augurio.

In famiglia, oltre ad Alessio, c'è un fratello maggiore di ventiquattro anni, laureato da pochi mesi e ora al lavoro: un motivo di orgoglio in più per una famiglia che, con pazienza, ha iniziato negli ultimi tempi anche a costruire piccoli passi di autonomia per il ragazzo, come restare solo una ventina di minuti mentre la madre fa la spesa al supermercato vicino casa.
«È sempre andato volentieri al centro», racconta la madre Marinella, «ed è cresciuto molto con loro, dico la verità». Del figlio racconta: «lui sente il bisogno di muoversi molto, di fare sempre cose, non può stare fermo». Non è facile tenerlo in casa. Guardando agli anni passati insieme al centro, non ha dubbi: «Ci troviamo bene, come anche altre mamme, altri genitori: ormai hanno formato un gruppo, sarebbe brutto non andare più lì». Per questo la prospettiva di una chiusura pesa così tanto: «Spero che non chiuda, guarda, perché è un dolore troppo grande, ci dispiace molto. Speriamo di farcela, di non farlo chiudere».
Storie diverse, un unico filo conduttore: la paura di perdere un punto di riferimento che, sul territorio, non ha alternative. In gioco è la possibilità concreta per diciassette ragazzi e le loro famiglie di continuare a costruire, ogni settimana, un pezzo di normalità.
Il progetto Radici, che ha finanziato le attività del centro nel 2025 e 2026, è stato selezionato da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un'intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l'impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con il Sud.
© Riproduzione Riservata
Semprenews è su Whatsapp.
Clicca qui
per iscriverti al nostro canale e ricevere aggiornamenti quotidiani direttamente sul tuo telefono.