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26 Agosto 2026

Kristian Gianfreda e il nuovo film Piove col sole: intervista al regista

Dopo il successo di "Solo cose belle", si sono concluse le riprese del nuovo film ed è in corso la fase di montaggio. Curiosità, aneddoti e quando si potrà vedere
Kristian Gianfreda e il nuovo film Piove col sole: intervista al regista
Foto di Filippo Brambilla - Traveggole
Il regista Kristian Gianfreda ci racconta come sono andate le riprese del suo nuovo film, Piove col sole, che narra l'impatto della giovane Agnese con il difficile mondo dell'emarginazione e della diversità. E spiega perché, per raccontare la realtà, ha scelto la finzione.
Sono terminate le riprese ed è in corso la fase di montaggio di Piove col sole, nuova produzione cinematografica del regista riminese Kristian Gianfreda. Una feel good comedy, come è definita nel lessico di settore, capace di intrecciare momenti drammatici, commoventi e divertenti. 
La protagonista è Agnese, diciassettenne catapultata nel difficile ambiente delle case popolari dopo il crollo del suo mondo familiare. Qui incontra solitudine e incomprensione, ma scopre persone stravaganti, fuori da quella che ha sempre considerato normalità, che ben presto diventeranno determinanti nel suo percorso alla ricerca della propria identità.

Foto di Filippo Brambilla - Traveggole


Abbiamo raggiunto Gianfreda in un momento particolare della lavorazione: appena terminate le cinque settimane in cui ha girato le scene e mentre si agginge a iniziare il lavoro di montaggio. Un processo delicatissimo: è in questa fase, infatti, che la gran mole di materiale prodotto trova la sua coerenza narrativa e, dunque, la sua vera anima.

Gianfreda, cosa ci dobbiamo aspettare da questo film?
«Momenti brillanti, divertenti e commoventi, ma anche drammatici. Senza entrare nel dettaglio, posso anticipare che inizia con una scena molto forte, che pone fin da subito il tema che caratterizza il film: il senso della vita, legato soprattutto al mondo giovanile, ma coinvolgendo anche quello adulto e la società in generale. È dallo scontro di due mondi che nasce e si sviluppa la storia.»

Dal documentario alla fiction: «Con la finzione riesco a essere più vero»

Anche tu come Quentin Tarantino numeri i tuoi film? A che numero sei arrivato?
«In realtà tutti li numerano. Per me, dipende se conto anche i documentari. Per il Ministero della cultura questa è la mia terza opera cinematografica, in quanto anche il docu-fim Il pazzo di Dio è considerato tale.» 

In effetti tu approdi al cinema come documentarista
«Sì, ne ho fatti tanti, soprattutto per la TV. Però da quando sono passato alla produzione cinematografica mi esprimo meglio. Quando facevo documentari volevo raccontare la realtà. Con La strada di Oana, ad esempio, (docu-film del 2005 – ndr) dopo aver conosciuto la sofferenza delle ragazze che si prostituivano, ho voluto riportarla fedelmente. Però mi sono progressivamente reso conto che la telecamera stravolge al realtà, la influenza, la cambia. Paradossalmente ho scoperto che riesco ad essere più vero con un film di finzione. Ho fatto cinque documentari sulla casa famiglia, ma sono riuscito a raccontarla davvero con il film Solo cose belle. Inoltre c’è un altro vantaggio.»

Quale?
«Che un documentario lo guardano solo le persone fortemente interessate, invece il film arriva potenzialmente a un pubblico molto più vasto.»

Foto di Filippo Brambilla - Traveggole


L’ispirazione della storia e l'eredità spirituale di don Oreste Benzi

Da dove è arrivata l'ispirazione di Piove col sole?
«Da una stratificazione di stimoli e incontri durata molti anni, da quattro ho iniziato a pensarci seriamente. L’idea di fondo che ispira tutto il mio lavoro è raccontare che l’incontro con il povero nasconde un tesoro. Se provo a spiegarlo divento noioso, didascalico, ma lo posso raccontare con una storia.»

C’è un po’ di autobiografia in quello che dici?
«Sì, anche se in maniera metaforica, tant’è che la protagonista di questo film, come già in Solo cose belle, è una ragazza. Però c’è qualcosa che io stesso ho vissuto.»

L’anno scorso hai dedicato il docu-film Il pazzo di Dio a don Oreste Benzi, nel centenario della sua nascita. Che legame c’è tra il tuo lavoro di regista e il prete dalla tonaca lisa?
«Don Oreste è stato la persona che mi ha educato, nel senso che ha tirato fuori tutto quello che mi serviva per diventare uomo, libero, per fare ciò per cui sono nato. È stato lui a dirmi “vai avanti”, “credici”, anche quando io volevo rinunciare. Mi ha indicato la direzione da seguire, la mia mission. Io continuo a raccontare per sdebitarmi di quanto ho ricevuto da lui e dal mondo nuovo che lui ha generato.» 

Con questo nuovo lavoro torni alla commedia brillante, e come in Solo cose belle la protagonista è una ragazza. In quel caso al centro della storia c'era la vita di una casa famiglia, quindi un forte legame con la Comunità Papa Giovanni XXIII e con lo stesso don Oreste. Stavolta cosa ci dobbiamo aspettare? 
«C’è un legame indiretto. La Papa Giovanni si vede nei titoli di testa e di coda, mentre una foto di don Oreste appare in una sequenza nella stanza di una ex prostituta, e questa è una cosa che ho visto davvero nelle stanze di tante ragazze vittime di tratta. Nel film la Comunità Papa Giovanni XXIII non è mai citata, non la vedi, ma la percepisci, c’è tutto il suo mondo, però con un linguaggio universalista, comprensibile a tutti.» 

Foto di Filippo Brambilla - Traveggole
Foto di Filippo Brambilla - Traveggole
Foto di Filippo Brambilla - Traveggole

I sostenitori del progetto e l'anima della Rimini felliniana

Da chi è sostenuto questo progetto?
«È prodotto da Coffee Time ma sostenuto da molti soggetti, in primis dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dalla cooperativa sociale “La Fraternità” che sono anche produttori associati. Tra gli sponsor abbiamo anche altre cooperative sociali promosse dalla Comunità: “Il Calabrone” di Legnago, “Il Calabrone” di Cremona, “Il Ramo” di Cuneo, oltre a molte aziende del riminese. È un progetto che cammina passo passo con i sostegni che riceviamo. I contributi arrivati finora sono serviti esattamente a sostenere i costi delle riprese, ora dobbiamo trovare quelli per le fasi successive. A metà luglio è arrivata la bella notizia del finanziamento ottenuto dalla Commissione Europea e dall'Emilia Romagna Film Commission e questo ci dà nuovo slancio. C’è stato un forte coinvolgimento di persone che hanno creduto in questo progetto. Anche co-produttori che mi hanno aiutato, magari fornendo locali o attrezzatura gratuitamente. Siamo partiti senza avere un budget e la relativa copertura, sfidando la provvidenza in vero stile don Oreste, e così è andata. Un ringraziamento particolare va a Miriam Febei, che è stata l’anima organizzativa, Marco Panzetti, che ha dato un supporto nella ricerca degli sponsor, Matteo Fadda e il Consiglio dei responsabili della Comunità che hanno creduto nel progetto.»

Un elemento che caratterizza le tue produzioni è il legame con il territorio riminese. Perché questa scelta? C’è qualche luogo che consideri iconico?
«Il luogo iconico è il grattacielo di Rimini, che rappresenta una società organizzata a livelli: il piano in cui vivi ti colloca socialmente. È una metafora che utilizzo in tutta la storia. Il legame con Rimini, poi, è anche dovuto al rapporto con le persone che qui vivono.»

Quando si abbina cinema e Rimini viene subito in mente Federico Fellini: c'entra qualcosa con il tuo modo di fare cinema ?
«Se fai questo lavoro e sei di Rimini, sei di fatto intriso della poetica che Fellini ha portato su pellicola. Ci sono personaggi in questo film che sono un po’ eccessivi, quasi onirici. Non è un legame voluto, è un modo di essere, una connessione naturale.»

Foto di Filippo Brambilla - Traveggole


Il cast tra volti noti, la giovane Sara Cristoni e l'inclusione sul set

In questo nuovo lavoro hai coinvolto attori di una certa fama, qualche nome? 
«C’è Achille Costacurta, un ragazzo che ne ha passate di tutti i colori ed era perfetto per il ruolo assegnato. Poi nomi noti come Giulia Sara Salemi, Andrea Roncato, Eva Robin’s. La protagonista invece, Sara Cristoni, diciassettenne, è al suo primo film. Per trovarla ho fatto o visionato circa 600 provini, poi mi sono imbattuto in un breve filmato realizzato durante un laboratorio cinematografico da una scuola di Bologna, l’ho convocata ed era perfetta per interpretare il ruolo di Agnese.»

Foto di Filippo Brambilla - Traveggole

Il 14 maggio sono finite le riprese, com'è andata? C'è stato qualche imprevisto in cui la realtà ha superato la sceneggiatura modificando la traiettoria del film?
«Succede sempre, soprattutto in un film così, girato all’aperto, in luoghi di vita reale. Per alcuni giorni, ad esempio, c’è stato un vento pazzesco. La troupe non voleva girare, invece ho insistito: durante le riprese si vedevano volare oggetti ed è venuta fuori una scena con effetti che se avessi dovuto crearli artificialmente sarebbe costata un sacco di soldi e non ce la saremmo mai potuta permettere. Ma ancora di più ha influito la particolarità degli attori coinvolti.»

In che senso?
«Nel girare con ragazzi neurodivergenti i cambiamenti sono la norma, loro hanno accompagnato la storia in maniera creativa. Il gruppo “La Compagnia dello Spettro” – parte di un progetto riminese di inclusione sociale che coinvolge giovani con disturbo dello spettro autistico – ha partecipato stravolgendo la sceneggiatura anche mentre giravamo. È stato un delirio, ma anche molto divertente. Il set è diventato esso stesso un luogo inclusivo, di crescita per tutti.»

Dalla post-produzione all'uscita nelle sale

Ora cosa succede, cosa manca per arrivare al film che vedremo nelle sale cinematografiche?
«Ora c’è la post produzione, che comporta il montaggio, il mixaggio sonoro, la correzione del colore, quindi la finalizzazione con i titoli di testa e di coda per arrivare al prodotto che verrà distribuito. Un percorso che durerà fino a settembre.»

A chi hai affidato la colonna sonora e in che fase di lavorazione viene coinvolto chi cura questo aspetto?
«In Solo cose belle avevo già deciso tutto prima. Ora invece ho alcune idee ma devo ancora testarle. Solo dopo il montaggio verrà fuori l’anima del film e si potrà procedere con le fasi successive, tra cui la colonna sonora. Al momento non so ancora a chi verrà affidata.»  

Da sinistra: Alessandro Nunziata, direttore di produzione; Marina Esposito, segretaria di edizione; Jamil Sadeghovaad, sindaco di Rimini; Davide Labanti, aiuto regia; Krostian Gianfeda, regista e produttore; Miriam Febei, organizzazione generale. In basso: due stagisti dell'accademia Poliarte di Ancona: Gianluca Mattioli e Sofia Ceccacci.
Foto di Filippo Brambilla - Traveggole

Quando uscirà il film e dove lo potremo vedere? 
«Se tutto va bene sarà pronto per ottobre, ma quando uscirà dipende dall’accordo che faremo con i distributori. Mi piacerebbe uscisse al cinema verso fine anno, poi in TV.» 

Piove col sole esprime un contrasto, da cui però può anche sputare l'arcobaleno, sarà così anche con il tuo film?
«L’idea è proprio quella. Quando tutto sembra andare male potrebbe essere proprio il momento in cui spunta qualcosa di bello.»
 

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