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30 Aprile 2026
Ultima modifica: 30 Aprile 2026 ore 11:31

FRA', il San Francesco inedito di Giovanni Scifoni: un'irresistibile superstar sul palcoscenico

Il ritratto moderno e giullaresco del Poverello d'Assisi
FRA', il San Francesco inedito di Giovanni Scifoni: un'irresistibile superstar sul palcoscenico
Foto di Foto ufficio stampa Teatro Salieri
Giovanni Scifoni porta in scena un racconto umano e spirituale che trasforma il Santo in un'icona pop, tra musica medievale e una profonda riflessione sulla vita.
La Stagione 2025–2026 del Teatro Salieri di Legnago si è conclusa ieri sera, 29 aprile 2026, con un trionfale sold out.
Giovanni Scifoni ha portato in scena "Fra’ – San Francesco, la superstar del Medioevo", uno spettacolo capace di travolgere il pubblico, alternando risate a momenti di profonda introspezione. Scartando ogni retorica banale, l'attore ha restituito un ritratto del Santo che è apparso esilarante, irriverente e intimamente drammatico.

Un artista immenso

Ma chi era davvero San Francesco e perché è, storicamente, il santo che piace a tutti, compresi gli atei anticlericali? L'attore romano risponde a questa domanda in modo diretto e folgorante: Francesco era una sorta di "coatto di periferia piccolo borghese mezzo frikkettone" che sceglie di lasciare tutto per diventare uno straccione. La sua vera unicità, la scintilla che lo rende immortale, è il fatto di essere stato un artista immenso. Le sue prediche non erano semplici sermoni, ma veri e propri capolavori visionari, performance di teatro contemporaneo che utilizzavano il nudo, l'improvvisazione in francese, la malattia e il mutismo per incantare le folle.

Il One-Man-Show

Ieri sera la performance di Scifoni è stata un vero one-man-show: l'attore ha saltato, cantato, ballato e non ha mai perso il ritmo. Sul palco lo ha accompagnato una scenografia volutamente scarna, simbolo della povertà francescana: una pedana, due sgabelli di legno e un grosso telo di juta. Proprio su questo telo, divenuto poi una tela bianca, l'attore ha magistralmente disegnato dal vivo i volti di Gesù e di San Francesco, unendo comicità e suggestione visiva. Ad arricchire l'atmosfera e a dialogare con lui, tre straordinari musicisti vestiti da frati (Luciano di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli) che hanno eseguito laudi medievali suonando strumenti antichi.

Tra storia e attualità

Scritto da Scifoni e diretto da Francesco Ferdinando Brandi, lo spettacolo non ha mancato di attualizzare in modo brillante e spassoso la figura del Santo. L'attore ha ricordato quanto il nome di Francesco sia stato "usato" nella modernità: ha menzionato come persino Mussolini lo rese patrono d'Italia e come Beppe Grillo scelse proprio il giorno dedicato a San Francesco per fondare il suo Movimento 5 Stelle. Inoltre, con la sua tipica comicità, Scifoni ha inserito irresistibili richiami ai giorni nostri, ironizzando sulla sua famiglia e sul suo consolidato ruolo di "immagine cattolica pop".

Il Cantico e il finale

Tuttavia, il momento di puro intrattenimento ha poi lasciato spazio all'intensità e al mistero. Passando attraverso l'invenzione del Presepe di Greccio – geniale intuizione del Santo di cui si celebrano gli 800 anni dalla sua morte– si arriva al logoramento fisico e alla cecità del poverello. Qui abbiamo toccato uno dei punti più alti e commoventi della serata: la genesi del Cantico delle Creature, nato nel buio e nel dolore della cella di un uomo devastato dalla malattia.
Il vero colpo di scena che ci portiamo a casa oggi, però, è il gran finale. Scifoni non ha fatto sconti e ci ha messi tutti faccia a faccia con "Sora nostra morte corporale". Il pubblico in sala, idealmente incatenato alle proprie poltrone di velluto, è stato costretto ad affrontare l'ultimo e più grande tabù della nostra contemporaneità: l'ammissione che non siamo immortali. È stata una serata memorabile, in cui il genio creativo e irrequieto di San Francesco ha trovato in Scifoni un cantastorie instancabile. Anche se, come ha ammesso lo stesso attore per tutta la preparazione dello spettacolo: il vero "problema" è che in fondo San Francesco è sempre stato un attore molto più bravo di lui.

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