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27 Luglio 2026
Ultima modifica: 27 Luglio 2026 ore 10:43

Germania: il servizio civile come risposta al riarmo

L'aumento delle domande rilancia il dibattito sulla difesa civile non armata e sul tema sicurezza
Germania: il servizio civile come risposta al riarmo
Foto di Ansa Foto
Mentre Berlino rafforza il reclutamento militare, cresce l'interesse dei giovani per il servizio civile. Un trend che si osserva anche in Italia e riapre il dibattito sulla difesa civile non armata. Laura Milani, presidente della CNESC, ricorda la campagna "Un'altra difesa è possibile".
Nel 2026, in Germania è entrata in vigore una riforma del servizio militare per rafforzare le forze armate, in risposta al clima di incertezza che ha messo al centro dell'attenzione il tema della sicurezza. Da inizio anno, tutti i ragazzi diciottenni – ovvero i nati dal 2008 – ricevono un questionario obbligatorio sulla disponibilità e l'idoneità al servizio, mentre tornerà la visita di leva obbligatoria, "Musterung" in tedesco. Per le ragazze, invece, il questionario sarà facoltativo.
Il servizio resterà volontario, ma il governo punta ad aumentare entro il 2035 il numero dei militari in servizio e dei riservisti, con l'obiettivo di rendere la Bundeswehr più pronta ed efficiente.

I giovani tedeschi lanciano un chiaro messaggio di dissenso

Recenti dati sulle richieste di partecipazione al Servizio civile universale segnalano che molti giovani tedeschi rispondono in modo sfavorevole alla riforma. Sebbene non sia accertata una correlazione tra i due eventi, nel 2026 si è verificato uno spiccato aumento delle domande per il servizio civile rispetto agli anni precedenti, una reazione evidente al processo di riarmo. A marzo di quest'anno, 2.656 persone hanno già fatto domanda, mentre l'anno precedente ci sono state in totale 3.867 richieste: in tre mesi le domande hanno raggiunto quasi il 70% del totale delle domande del 2025.
Laura Milani, presidente della CNESC (Conferenza Nazionale Enti Servizio Civile), si esprime sulla tendenza: «I giovani tedeschi stanno lanciando un messaggio molto chiaro: "No alla leva obbligatoria, no alla guerra, no alle politiche di riarmo che fanno scontare ai giovani la miopia dei governi, i quali non trovano o non vogliono trovare alternative al riarmo e alle guerre". È lo stesso spirito che anima anche i giovani in Italia dove, sebbene al momento non vi sia alcuna coscrizione obbligatoria, il tema è entrato con forza nel dibattito pubblico, unitamente alla critica verso le politiche di riarmo condotte a scapito degli investimenti in istruzione, sanità e welfare.»

Germania servizio civile
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In Italia, di fronte all'aumento delle domande, i posti disponibili finanziati non sono abbastanza

Anche in Italia si è verificato un aumento della partecipazione al servizio civile. Mentre nel 2022 le domande presentate sono state 105.807, tra febbraio e aprile 2026 sono state registrate 157.998 richieste, di cui il 21% riservate ai giovani con minori opportunità. Si tratta di una crescita significativa che mostra l'interesse dei giovani italiani per le attività di impegno civile. Una risposta di speranza a una politica globale che si trascina verso la militarizzazione.
«In un contesto europeo in cui cresce l'attenzione verso la difesa militare, la maggiore adesione dei giovani al servizio civile può contribuire a ridefinire il concetto di sicurezza e difesa, in Europa e in Italia, ma non basta.», commenta Laura Milani. I posti disponibili per il Servizio civile finanziati dallo Stato per il 2026 sono 66.796, meno della metà delle domande registrate. È positivo che negli ultimi anni le posizioni finanziate abbiano superato le 60 mila unità, ma le risorse e l'attenzione dedicate non sono ancora in grado di far fronte alle crescenti richieste dei giovani.
«Serve una visione politica diversa, che investa sulla ricerca di vie alternative a quelle della guerra e del riarmo. Altrimenti rischiamo di avere in casa un grande tesoro come quello del servizio civile e di non renderci conto del suo potenziale a livello di contrasto alla violenza, di prevenzione e trasformazione nonviolenta dei conflitti, di costruzione della pace attraverso la promozione dell'inclusione, dei diritti umani, della coesione sociale.»
Secondo Laura Milani, il servizio civile non dovrebbe essere considerato esclusivamente una politica giovanile, bensì uno strumento più ampio di difesa civile non armata e nonviolenta, capace di contribuire alla sicurezza del Paese e alla promozione della pace. Per questo è importante che anche gli enti valorizzino maggiormente questa risorsa, «affinché le proposte di servizio civile rilancino sempre più questa dimensione collettiva e nonviolenta».
Con tale obiettivo, la Comunità Papa Giovanni XXIII sostiene la campagna "Un'altra difesa è possibile", promossa insieme ad altre organizzazioni, che chiede l'istituzione di un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, in sinergia con i Corpi civili di pace, il Servizio civile universale e la Protezione civile. Come è scritto nella descrizione dell’iniziativa: «In un momento in cui il dibattito pubblico europeo sembra aver capitolato all’equazione “più sicurezza = più armi” questa proposta afferma con chiarezza l’opposto: la vera sicurezza si costruisce con prevenzione dei conflitti, mediazione, coesione sociale e cooperazione internazionale

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