Sette arresti cardiaci e un risveglio che ha dell'incredibile: il trentenne Riccardo pronuncia il nome di una ragazza mai conosciuta prima. In occasione del 4 maggio, giorno della memoria liturgica della Beata Sandra Sabattini, la storia di un dialogo oltre i confini del visibile che ha trasformato il dolore in luce di speranza.
A volte la grazia viaggia tra binari inaspettati. L’indirizzo di posta elettronica info@sandrasabattini.org dedicato alla beata Sandra Sabattini è diventato, nel tempo, un "ponte di anime", un filo diretto tra la beata e le persone che quotidianamente scrivono per condividere gioie, fatiche e speranze. Ci sono i dubbi di chi soffre, la gratitudine di chi ha ricevuto una carezza invisibile, richieste di preghiera e, soprattutto, storie di chi ha trovato nella figura di Sandra, di cui il 4 maggio si celebra la memoria liturgica, un’ispirazione di vita. È qui che è arrivata la testimonianza di Stefania Emiliozzi e di suo figlio Riccardo, per tutti Ricky, da Tolentino. Una storia che parla di una connessione tra il mondo che conosciamo e quel mondo ultra terreno, di un nome pronunciato nel buio e di una madre che ha trovato nella “Santa della porta accanto” la forza di restare in piedi quando tutto sembrava perduto. Incontro on line Stefania, testimone oculare dei fatti, e Riccardo, protagonista dell’evento, che in questo momento fatica a parlare, ma i suoi occhi e il suo sorriso dicono più di tante parole.
La corsa contro il tempo.
Tutto ha inizio il 25 aprile 2022. Riccardo, nato nel 1990, ha avuto fin dalla nascita una vita in salita a causa di problemi importanti, ma è sempre stato un ragazzo tosto: ha frequentato l’istituto alberghiero, andava in bicicletta, a cavallo, amava la vita nonostante fosse in salita. Ma a 32 anni, la sua salute vacilla. Stefania ricorda quei giorni con una precisione dolorosa: «Ricky aveva una tosse stranissima e durava da troppo tempo. Abbiamo capito dopo che era sostanzialmente una mancanza d'aria più che una tosse».
Il 26 aprile la situazione precipita. Alle sei del mattino i genitori sentono un tonfo e un grido di aiuto. Trovano Riccardo a terra. È cianotico, l'aria non entra più. Arriva l'ambulanza e in casa scoppia il caos dei soccorsi d’urgenza. Riccardo è vittima di un embolo polmonare massivo che lo porterà a subire ben sette arresti cardiaci. È in questi istanti di paura, mentre la morte sembra avere l'ultima parola, che accade l'inspiegabile. “Riccardo, io mi chiamo Tiziana, chi è Sandra?”
Stefania, che ha accanto a sé Ricky, rivive quei momenti concitati sul pavimento di casa, quando il tempo sembra essersi fermato: «Mentre la dottoressa cercava di rianimarlo, Riccardo guardava dietro di lei. Ha puntato lo sguardo oltre, come se vedesse qualcuno. In quel momento ha pronunciato un nome: “Sandra”. La dottoressa si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Ma chi è questa Sandra che chiama?”. Si è fermata e gli ha detto: “Riccardo, guarda me, io mi chiamo Tiziana, chi è Sandra?”. E lui non ha risposto alla domanda, ha fissato ancora quel punto e ha detto di nuovo: “Sandra”.»
Stefania resta pietrificata: «Noi in famiglia non abbiamo nessuna Sandra, non conoscevamo nessuno con quel nome. Lui l’ha vista in un momento in cui la sua vita era appesa a un filo. Aveva uno sguardo che sembrava oltrepassasse la gente intorno a lui. Poi l'hanno messo in ambulanza e portato in ospedale».
Riccardo Emiliozzi con mamma Stefania, testimone dei fatti
Riccardo Emiliozzi circondato dall'affetto dei genitori
Quel "Ciao Sandra" che illumina il buio
Mentre Riccardo è in ospedale, tra la vita e la morte, accade un fatto apparentemente banale, che però accende la scintilla nella mente di Stefania.
«In quello stato di ansia e di dolore avevo dimenticato il nome pronunciato da Ricky quando, qualche giorno dopo, sento mio marito rispondere al telefono dicendo: “Ciao Sandra”. Era una sua zia anziana che chiedeva notizie. Quando ho sentito quel nome ho avuto un tonfo al cuore e mi è tornato alla mente che Richy aveva pronunciato quel nome due volte, mentre la dottoressa lo soccorreva».
Stefania cerca risposte nel mondo del figlio: «Ho preso il suo telefono e sono andata a vedere se aveva una Sandra nella rubrica del suo telefonino, cercavo qualcosa, un indizio». Di lei nessuna traccia. Poi presa dall’istinto: «Non so perché, ho cercato su internet: “Santa Sandra”».
Perché "Santa"? Stefania lo spiega così: «Ho pensato: sarà una Santa. E l’ho pensato ricordando lo sguardo che aveva avuto Ricky. Non sono cose che si possono descrivere bene, perché sono sensazioni. E così mi è apparsa la foto di una bellissima ragazza, con un sorriso meraviglioso e pieno di luce. Era la Beata Sandra Sabattini. Ho fatto scaricare la sua foto e l’ho portata a Ricky. Lui ha fatto un sorriso immenso dicendomi: “Sì, era con me!”».
La scoperta della Beata Sandra e la forza
Grazie a Richy, Sandra Sabattini – la giovane studentessa riminese della Comunità Papa Giovanni XXIII che amava i poveri e che è stata beatificata il 24 ottobre 2021 – entra prepotentemente nella vita della famiglia Emiliozzi.
«Credo che non riuscirò mai a spiegare fino in fondo ciò che ha significato per me incontrarla -, mi racconta commossa Stefania che ha letto tutto d’un fiato Il Diario di Sandra –. La frase in cui scriveva: “Ci siamo spezzati le ossa, ma quella gente io non la abbandonerò mai”, mi è entrata nel cervello e nel cuore».
Con Sandra, Stefania non si sente sola. «Per me lei è diventata la consolazione, quella che mi dava e dà forza, fede e speranza. Luce nel buio». Da allora porta sempre con sé un’immagine della Beata e una anche tra le cose di Ricky, ovunque venga trasferito perché «Sentivo che lei poteva prendersi cura di lui, più di me. Le ho affidato con fede e amore il mio ragazzo che ne ha passate veramente tante».
La realtà quotidiana a Tolentino resta una sfida immensa. Dopo quel tragico aprile, Riccardo non è più lo stesso: oggi ha 36 anni, convive con la disfagia, non cammina più e ha perso gran parte della parola. Eppure, il legame con quella "presenza" intravista nel buio non si è mai spezzato. Ho chiesto a Ricky: «Cosa hai provato vedendo Sandra?”» E con quel linguaggio che ora passa attraverso gli occhi e i suoni che la mamma comprende benissimo, ha risposto: «Mi sono sentito felice».
Il 4 maggio 2022 è stata celebrata per la prima volta la Messa con i testi liturgici della memoria della Beata Sandra Sabattini
Foto di Riccardo Ghinelli
Una luce per il 4 maggio, giorno della sua memoria
Nonostante le notti insonni, i dolori che lo svegliano tre o quattro volte per notte e la fatica di una riabilitazione lunghissima, Riccardo non ha perso la sua luce. «Tanta gente gli vuole bene, lui non si è mai lamentato di niente. Anche quando ci svegliamo per i dolori, non usa mai un tono pesante. Ha una pazienza infinita - racconta la mamma -. Avremmo dovuto chiamarlo Angelo».
Sandra Sabattini è entrata in modo inusuale nelle esistenze di Stefania e Ricky. «Stiamo facendo un percorso bello lungo, chiediamo che lei ci porti la sua luce. Riccardo ha recuperato totalmente la parte cognitiva, anche le gambe stanno andando meglio: piccoli progressi. Sono convinta che Sandra, oggi, continui a prendersi cura e non abbandoni quelle persone di cui parla nel suo Diario».
È una presenza viva, Sandra. «Io la sento – dice Stefania -. Qualcuno potrebbe prendermi per visionaria, posso assicurare di essermi sentita presa per mano in un momento in cui, da sola, mi sarei persa».
Stefania ricorda un altro passo del Diario: «Non è mia questa vita che sta evolvendosi […] È tutto un dono su cui il “Donatore” può intervenire […] Abbi cura del regalo fattoti». Riccardo lo sa, e anche la mamma, il suo sorriso, nonostante tutto, ne è la prova più luminosa.