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14 Maggio 2026

I carismi sono la giovinezza della Chiesa: quando lo Spirito rompe gli schemi

Il decennale della "Iuvenescit Ecclesia" e l'attualità del pensiero di don Oreste Benzi
I carismi sono la giovinezza della Chiesa: quando lo Spirito rompe gli schemi
Foto di Foto di Henning Westerkamp da Pixabay
Riflessione sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici a partire dal Magistero e dall'esperienza dei movimenti, nel solco dell'insegnamento di don Oreste Benzi e Papa Leone XIV.
«I carismi sono la giovinezza della Chiesa, del popolo di Dio – affermò don Oreste Benzi riprendendo le parole della Lumen gentium (n. 4) – ecco perché bisogna non soffocare lo Spirito, non contristarlo, non spegnerlo, sciogliete i vincoli e la Chiesa rifiorirà» (Trasgredite, p. 174).
 
In questa direzione, a dieci anni dalla pubblicazione della Iuvenescit Ecclesia (15 maggio 2016), Lettera della Congregazione per la dottrina della fede sulla relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, è quantomai opportuno per i pastori, i teologi e i fedeli laici, riprendere questo testo del pontificato di Francesco che descrive lo sviluppo dell’autocoscienza ecclesiale circa l’opera dello Spirito Santo nella vita e nella missione della Chiesa. A partire infatti dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Vaticano II Lumen gentium (vedi i nn. 4 e 12, ma anche i nn. 7.11.25.30.50), «grazie alla stessa vita della Chiesa, ai numerosi interventi del Magistero e alla ricerca teologica, è felicemente cresciuta la consapevolezza della multiforme azione dello Spirito Santo nella Chiesa» (IE 1).

Una nuova primavera: la fioritura dei movimenti

Un fattore determinante di questo percorso, nel periodo precedente e successivo al Concilio stesso, consiste nella fioritura di nuove aggregazioni ecclesiali, il cui «carattere di “movimento” le distingue nel panorama ecclesiale in quanto realtà fortemente dinamiche, capaci di suscitare particolare attrattiva per il Vangelo e di suggerire una proposta di vita cristiana tendenzialmente globale, investendo ogni aspetto dell’esistenza umana» (IE 2).
 
Leone XIV, rivolgendosi ai responsabili dei movimenti e delle nuove comunità il 6 giugno scorso, ha riproposto la Iuvenescit Ecclesia precisando l’originalità delle esperienze generate «da un carisma condiviso» (IE 2) rispetto alle altre forme associative:

Ci sono poi le realtà nate da un carisma: il carisma di un fondatore o di un gruppo di iniziatori, oppure il carisma che si ispira a quello di un istituto religioso. Anche questa è una dimensione essenziale nella Chiesa. Vorrei invitarvi a considerare i carismi in riferimento alla grazia, al dono dello Spirito. Nella Lettera Iuvenescit Ecclesia, che voi conoscete bene, si dice che la gerarchia ecclesiastica e il sacramento dell’Ordine esistono perché rimanga sempre viva fra i fedeli 'l’offerta obiettiva della grazia' che viene donata attraverso 'i Sacramenti, l’annuncio normativo della Parola e la cura pastorale' (n. 14). I carismi, invece, 'sono distribuiti liberamente dallo Spirito Santo affinché la grazia sacramentale porti frutto nella vita cristiana in modo diversificato e a tutti i suoi livelli' (n. 15)
Leone XIV


Nella prospettiva del Vaticano II, il Papa ha sottolineato che la dimensione carismatica è «essenziale nella Chiesa». La riflessione teologica conciliare (oltre alla citata Lumen gentium vedi anche Dei Verbum, 8; Apostolicam auctositatem, 3.4.30; Presbyterorum ordinis, 4.9) ha infatti evidenziato come i doni carismatici «non debbano essere ritenuti facoltativi nella vita della Chiesa», in quanto essi sono «doni di importanza irrinunciabile per la vita e per la missione ecclesiale» (IE 9). Al tempo stesso il magistero del Vaticano II ha affermato con chiarezza il ruolo imprescindibile dei pastori nel discernimento dei carismi, affinché portino frutto all’interno della comunione ecclesiale (cfr. LG 12).

Oltre la contrapposizione tra istituzione e carisma

La Iuvenescit ecclesia osserva come la dottrina del Concilio consideri i doni gerarchici e carismatici innanzitutto nella loro unità (LG 4), chiarendo come non sia possibile né una loro giustapposizione né tantomeno una loro contrapposizione e sottolineando, a partire dal successivo insegnamento dei pontefici, la «convergenza del recente Magistero ecclesiale sulla coessenzialità tra doni gerarchici e carismatici» (IE 10).
Leone XIV lo ha riproposto con decisione: «Voglio ribadire, sulla scia dei miei Predecessori e con il Magistero della Chiesa, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, che i doni gerarchici e i doni carismatici “sono coessenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesù” (Giovanni Paolo II, 27 maggio 1998)». Per questo, anche se le forme storiche dei carismi possono mutare, «la dimensione carismatica non può mai mancare alla vita ed alla missione della Chiesa» (IE 13).

Una Chiesa ricreata continuamente dallo Spirito

Benedetto XVI sottolineò come le dimensioni istituzionale e carismatica sono entrambe «originate dallo stesso Spirito Santo per lo stesso Corpo di Cristo» (24 marzo 2007). Ciò significa che anche l’istituzione è carismatica e che i carismi devono in qualche modo istituzionalizzarsi, riconoscendo la loro comune origine (IE 8.10).
Per comprendere questa dinamica è utile un intervento di Joseph Ratzinger, ripreso anche da papa Francesco (21 maggio 2020), in cui affermò che «il concetto di “istituzione” si sbriciola tra le mani di chi provi a definirlo con rigore teologico» (Opera omnia, vol. 8/1, p. 400). Il teologo bavarese, individuando nel sacramento dell’Ordine «l’unico elemento strutturale permanente della Chiesa», nel vincolo con la successione apostolica, sottolineò come ciò implichi «che esso deve essere continuamente ricreato da Dio» (Ivi, p. 401). Ne deriva «che la Chiesa sia non una nostra istituzione bensì l’irrompere di qualcos’altro […], non possiamo mai crearcela da noi stessi. […] Essa vive e viene continuamente ricreata dal Signore quale “creatura dello Spirito Santo”» (Ivi, pp. 402.423).

Accogliere la profezia

La nozione di coessenzialità ci conduce perciò a cogliere l’origine della Chiesa nell’irruzione dello Spirito che rende contemporaneo l’avvenimento di Gesù Cristo (Cfr. ivi, pp. 406-407). Per superare ogni autoreferenzialità, da parte dei movimenti e delle nuove comunità, come per evitare, nel governo ecclesiale, una uniformità pastorale che non rispetti  la peculiarità di ogni carisma con «forzature giuridiche che mortifichino la novità» (IE 23), occorre la comprensione dell’origine dell’evento Chiesa, accogliendo la profezia senza ridursi ad amministratori, come sosteneva efficacemente don Benzi riflettendo sullo stesso concetto di coessenzialità (cfr. Con questa tonaca lisa, p. 84).
«Nella Chiesa – affermava don Luigi Giussani – nata dallo Spirito di Cristo morto e risorto, ontologicamente tutto è carisma» (Generare tracce, p. 110). Se «il primo carisma è l’istituzione» (Ibid.), al tempo stesso «il carisma particolare è il terminale attraverso cui viene veicolato lo Spirito di Cristo e diventa possibile oggi il riconoscimento del Suo Avvenimento», per cui «negare la novità del carisma particolare significa soffocare la vitalità stessa dell’istituzione» (Ivi, p. 111).
 

Ripartire dall'origine

La Iuvenescit Ecclesia, nel contesto delle sfide del nostro tempo e del cammino sinodale che stiamo vivendo, ci invita a riscoprire l’identità dei carismi, ripartendo così dall’origine della Chiesa stessa.
Come disse Benedetto XVI, all’inizio gli Apostoli non elaborarono una costituzione dopo alcune assemblee, ma si posero in ascolto dello Spirito, poiché «sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa» (8 ottobre 2012). Allo stesso modo occorre riconoscere come il dono dello Spirito, che ha reso attraente il fatto cristiano attraverso incontri umani imprevisti e imprevedibili, si ripropone oggi, poiché, ricordava don Giussani, «laddove non c’è l’identità tra carisma e avvenimento il movimento è dubbio, il carisma è fragile da sostenere» (Avvenimento e responsabilità, p. VI).

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