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22 Gennaio 2026
Ultima modifica: 22 Gennaio 2026 ore 11:53

Il Board of Peace di Trump solleva dubbi di legittimità internazionale

Il Board of Peace di Trump solleva dubbi di legittimità internazionale
Foto di Denys Rudyi, Adobe stock
Il Board of Peace di Donald Trump sembra asservire il tema della Pace ad interessi politici e finanziari. Il BoP «manca di una legittimità giuridica riconosciuta nel diritto internazionale.» dichiara Laila Simoncelli, avvocato, e anche l'ufficio di APG23 all'ONU denuncia i criteri di selezione e le modalità di iscrizione al concilio.
Nella Risoluzione 2803 del 17 novembre 2025, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha accolto con favore la formazione di un  Board of Peace (BoP), con un piano per gestire la ricostruzione di Gaza, stabilizzare la pace e supportare il Piano Comprensivo di Donald Trump.
Due mesi dopo, nella dichiarazione del 16 gennaio 2026, la Casa Bianca ha fatto riferimento alla Risoluzione per annunciare l’istituzione del Board of Peace: un organo amministrativo incaricato di implementare la seconda fase del cessate il fuoco nella striscia di Gaza.
Ciò che non era contemplato nella risoluzione dell’ONU, tuttavia, è la modalità con cui il BoP è stato istituito, partendo dall’autoproclamazione di Donald Trump come presidente.
«Allarma molto la confusione sulle ipotesi di ruoli e mandati di questo organo (inizialmente pensato per la gestione e amministrazione del territorio della striscia di Gaza, ora addirittura un succedaneo del Consiglio di sicurezza dell’ONU), e inquietano le prime notizie sulla sua composizione e i relativi criteri di scelta e “iscrizione”» dichiarano i rappresentanti dell’ ufficio di APG23 all’ONU.
La Casa Bianca ha infatti annunciato anche i membri del Concilio Esecutivo del BoP e del Concilio Esecutivo di Gaza. La maggior parte dei membri del Concilio Esecutivo ha rapporti personali, finanziari o politici con lo stesso Trump e sono quasi tutti cittadini statunitensi. Nel Concilio Esecutivo di Gaza invece, sono stati inclusi anche personaggi di spicco di Egitto, Turchia, Qatar, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti, Israele e Paesi Bassi.Tra le numerose nomine non è stata inclusa nessuna persona palestinese. Anche i Consiglieri Senior sono legati all’entourage trumpiano: Aryeh Lightstone e Josh Gruenbaum. Insomma, il presidente degli Stati Uniti sembra aver scelto persone di fiducia per fondare il BoP, dove la rappresentanza palestinese e il diritto internazionale non vengono presi in considerazione. 

Il costo dell’adesione al Board of Peace

Il BoP annunciato da Trump, nella sua struttura e assegnazione di ruoli e obiettivi, crea delle gravi tensioni con l’ONU e «manca di una legittimità giuridica riconosciuta nel diritto internazionale» dichiara Laila Simoncelli, avvocato e responsabile del servizio Diritti Umani e Giustizia di APG23, spiegando che il BoP «Non fa riferimento né al diritto internazionale umanitario, né ai diritti umani, né al diritto penale internazionale, mancando quindi di garantire le protezioni fondamentali dei civili e dei soggetti coinvolti nei conflitti […] Infine, il Board rischia di operare al di fuori dei limiti stabiliti dalla Carta ONU in materia di pace e sicurezza internazionale.»
Ad aggravare la situazione è la modalità di accesso per i membri che vogliono aggiungersi: i rappresentanti degli stati invitati potranno partecipare “gratuitamente” per i primi tre anni, ma per essere membri permanenti dovranno contribuire con 1 miliardo di euro. Tale adesione basata su criteri finanziari «nega il principio di parità sovrana tra Stati e il principio di decisione multilaterale previsto dalla Carta delle Nazioni Unite (Carta ONU, art. 2.1-2 e 24)» specifica Laila Simoncelli.  La partecipazione alla costruzione di pace si trasforma quindi in un investimento con prova gratuita, dove la rappresentanza viene negata ai diretti interessati dei conflitti ma viene conferita ai membri che possono soddisfare la richiesta economica, il tutto sottoposto al potere sbilanciato del presidente Donald Trump. «L’istituzione del Board of Peace rappresenta l’ultimo frutto del neocolonialismo americano, che ha messo il mondo nelle mani di un’oligarchia finanziaria e politica» dichiara l’economista Stefano Zamagni in un’intervista su Avvenire.

L’appello dell’ufficio APG23 all’ONU

L’istituzione del Board of Peace strutturato in tal modo trasforma un piano di costruzione di pace (seppur incompleto e con possibilità di miglioramento) in un pericolo diplomatico internazionale, uno strumento potenzialmente divisivo invece che cooperativo, che si contrappone alle Nazioni Unite e al diritto internazionale. 
L’ufficio APG23 dell’ONU si esprime sull’argomento con il seguente appello: «Il diritto internazionale ed il corretto ed efficace funzionamento delle Nazioni Unite sono ostacolati innanzitutto da chi vuole asservire le istituzioni internazionali al primato degli interessi economici e geopolitici e alla logica di potenza, esattamente ciò che sembra essere alla base della proposta del Board of Peace […] Qualsiasi soluzione basata sul principio della forza e sul boicottaggio delle Nazioni Unite e dello stato di diritto non potrà che generare ulteriore caos e minare le possibilità di una convivenza pacifica tra i popoli. Richiamiamo tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad esercitare in pieno il proprio ruolo all’interno di questa istituzione e a impegnarsi perché sia sempre più lo strumento condiviso per garantire pace, sviluppo e diritti umani, nel rispetto dei trattati internazionali sottoscritti».