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21 Marzo 2026

Il cuore di Ruslan

Il cuore di Ruslan
In Russia non gli avevano dato speranze di vita, ma grazie al coinvolgimento di don Benzi e di una famiglia accogliente, un bimbo è stato operato. Ora è diventato medico e si è sposato. Ecco la sua storia.
Sofia era incinta di 35 settimane quando, durante l’ecografia, i medici le dissero che il bambino aveva un grave problema al cuore e bisognava interrompere la gravidanza.
«Volevano ricoverarmi subito in ospedale per abortire, ma io non volevo farlo, perché sentivo quel bimbo crescere dentro di me». Così nacque Ruslan, un frugoletto di 2,8 kg, lungo 49 cm. «Il dottore, che lo visitò dopo la nascita, disse che in realtà non aveva problemi gravi al cuore. Io ero contentissima. Dopo 2 settimane in ospedale tornammo a casa».
“Casa” per Ruslan e i suoi genitori è Astrakhan, una città nella Russia meridionale, sulle rive del Volga, a pochi chilometri dal delta in cui abbraccia il Mar Caspio. Qui, dove un tempo l’impero di Gengis Khan allungava le sue dita, oggi svettano cupole dorate di moschee tatare e chiese ortodosse.

Una condanna a morte

Sofia Iaksibaeva e suo marito, musulmani di origini tatare, seguirono Ruslan nella sua crescita, lenta ma senza gravi problemi di salute, almeno fino a quando cominciò a camminare: «Quando cadeva, si metteva a piangere, il suo viso diventava viola e lui sveniva. I dottori dissero che andava tutto bene e non c’era bisogno di operarlo, ma io e mio marito non eravamo tranquilli, così andammo a Mosca dove lo visitò un cardiochirurgo nel migliore ospedale di tutta la Russia».
No, Ruslan non stava bene. La situazione era così grave che non c’era più niente da fare.
«I medici ci dissero che aveva troppi problemi di cuore, un’ipertensione polmonare molto alta e non era operabile». Praticamente una condanna a morte.
«Tornammo a casa. A quel tempo avevo 23 anni e stavo frequentando la facoltà di Medicina. Uno dei miei professori mi chiese com’era andato il viaggio a Mosca e io, piangendo, gli dissi che non ci avevano dato speranze. Lui mi disse che un’amica di sua moglie aveva curato il figlio in Austria tramite la Chiesa cattolica. Mi diede il contatto di questa signora, la incontrai e mi disse che avrebbe provato a fare qualcosa per Ruslan».

Dalla Russia a Rimini

Questo incontro mise in moto tante persone che fecero il possibile per aiutare Ruslan e la sua famiglia, tra cui anche Alberta Declara, missionaria in Russia. «Quando conobbi Sofia, la nostra casa famiglia era a Volgograd, ma avevamo il progetto di trasferirci ad Astrakhan» ricorda Alberta. «Subito abbiamo provato a farlo visitare in un grande centro cardiologico a Volgograd, ma anche loro dissero che non era possibile fare nulla. Allora ho preso contatto, attraverso don Oreste, con una sua parrocchiana che accoglieva bambini cardiopatici. Lei era in contatto con l’ospedale di Bologna e i medici dissero che volevano visitarlo».
Alberta aiutò la famiglia a preparare tutta la documentazione necessaria: dopo qualche mese Sofia e Ruslan erano in volo per Rimini.
«Mi ricordo benissimo quel viaggio – racconta Sofia. Era il 5 febbraio 2000. Non ero mai stata su un aereo, non sapevo niente del posto in cui stavamo andando, non conoscevo nessuno di quelli che mi avrebbero accolto, eppure non avevo paura, sentivo che sarebbe andato tutto bene. Ero così felice di andare in Italia per dare una possibilità al mio piccolo Ruslan!».

Una nuova vita per Ruslan

Arrivati a Rimini, Sofia e Ruslan furono accolti da Giovanna Bisulli: «Ho iniziato ad accogliere bambini africani e le loro mamme nel 1986. Venivano in Italia per cure mediche e la Regione Emilia Romagna ha sempre provveduto. In casa accoglievo anche ragazzi tossicodipendenti e alcune ragazze di strada. Io e mio marito Guerrino Dolci eravamo parrocchiani di don Oreste alla Grotta Rossa e avevamo questo desiderio di aprire la nostra famiglia. Purtroppo mio marito è morto improvvisamente, ma io ho portato avanti quel progetto di accoglienza».
Così Sofia e Ruslan entrarono a far parte della grande famiglia di Giovanna, che li portò in ospedale a Bologna: «Ci avevano detto che c’erano pochissime probabilità che sopravvivesse all’intervento, ma Sofia è stata tenace e coraggiosa: anche se era molto rischioso, ha voluto che fosse operato, perché era l’unica possibilità di dargli un futuro».
Ruslan venne operato la prima volta a giugno: 7 ore di intervento, di attesa, di preghiera.
«Giovanna e don Elio durante le ore dell’intervento sono sempre stati vicino a me. Sono state 7 ore lunghissime. Poi il cardiochirurgo è uscito dalla sala operatoria e ci ha detto che era andato tutto bene. Che felicità! Dopo quell’intervento è iniziato una nuova vita».

Ruslan e Giovanna
Ruslan insieme a Giovanna Bisulli che l'ha accolto permettendogli di sottoporsi all'operazione al cuore
Matrimonio Ruslan
Ruslan si è sposato nell'estate 2025 con Dinara, una giovane pediatra
Ruslan medico
Ruslan si è laureato in Medicina e lavora in radiologia
Foto di Ruslan Dosmuhambietov

Gli amici, il mare, la Juve

Ruslan, che al tempo aveva 2 anni, si sottopose a un secondo intervento, durato 8 ore, e rimase a Rimini un anno per i vari controlli medici, poi tornò in Russia con la sua mamma.
«Ogni anno tornavamo in Italia per i controlli medici, fino al 2020 – dice Sofia –. Per me Giovanna è come una mamma e i suoi figli, Marcella e Daniele, sono come fratelli per me. Sento di avere una famiglia anche in Italia! Sono tanto riconoscente anche ad Alberta, don Oreste Benzi e don Elio Piccari che mi hanno aiutato tanto in quel periodo così difficile. Non finirò mai di ringraziare anche il dr. Bronzetti insieme a sua moglie Angelita, e gli altri medici di Bologna: senza di loro Ruslan non ce l’avrebbe fatta».
Ruslan, che compirà 28 anni il prossimo luglio, è cresciuto con una “doppia cittadinanza” del cuore: «Ho conosciuto tanti amici in Italia, con cui sono in contatto ancora oggi – ricorda. In estate, quando le scuole erano chiuse, trascorrevo un periodo in Italia. C’erano i controlli medici, ma anche tanto altro: incontravo persone nuove, guardavo le partite di calcio alla TV e tifavo per la Juve, andavo al mare e giocavo con gli altri bambini. Ho tanti ricordi belli, come quando venivano a prendermi in aeroporto i miei amici Marco e Rosa con Barbara Gabellini».

Ruslan oggi è medico e si è sposato

Oggi Ruslan Dosmuhambietov è laureato in Medicina, seguendo le orme della mamma e del nonno, e lavora in radiologia all’ospedale di Astrakhan. L’estate scorsa, poi, c’è stata una grande festa, alla quale ha invitato anche tanti amici italiani: Ruslan si è sposato con Dinara, una giovane pediatra che sta studiando psichiatria: «In questa vita è importante trovare una persona che abbia le tue stesse opinioni e i tuoi stessi valori. Per fortuna io ho trovato Dinara. Il nostro matrimonio è stato un giorno fantastico. Mi dispiace che i miei amici dall’Italia non siano potuti venire, ma mi hanno mandato un bellissimo video che hanno fatto per noi».
Alberta, che continua la presenza missionaria in Russia con la sua casa famiglia, oggi vive ad Elista, ma le distanze non hanno smorzato il legame con Sofia e Ruslan: «Siamo rimasti ad Astrakhan 5 anni e si è creata una bella amicizia non solo con noi, ma con tutte le persone della Comunità. Sofia è una delle persone più grate che io abbia mai conosciuto».
Giovanna, che oggi ha anche 4 nipoti, dice: «Si ricordano sempre di farci gli auguri per i compleanni e le varie ricorrenze. Ruslan è un ragazzo di una dolcezza estrema, sveglio e intelligente. Ha conquistato tutti qui a Rimini e ci è davvero dispiaciuto non riuscire ad andare al suo matrimonio, a causa della situazione attuale in Russia. Ma siamo davvero orgogliosi di tutti i traguardi che ha raggiunto».

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