«Accogliere persone migranti è un dono grande. Le loro storie di sofferenza e immenso sforzo di rinascita ci ricordano quanto dobbiamo essere grati a Dio per essere con la nostra famiglia e in pace». Ecco la testimonianza di Filippo e Fabiola, missionari della Comunità Papa Giovanni XXIII in Grecia.
La Grecia è un Paese cruciale lungo le rotte migratorie internazionali. Una porta d’ingresso per l’Europa: terra di sogni e speranze per milioni di persone in fuga da guerre, persecuzioni e crisi economiche. «I migranti sono la povertà più grande che è entrata nei nostri cuori e nella nostra casa – esordisce Filippo Bianchini, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII in Grecia dal 2014 –. Non ho mai capito se siamo stati noi a incontrare loro o loro a incontrare noi. Sicuramente c’è lo zampino del buon Dio». Filippo Bianchini, missionario in Grecia per la Comunità Papa Giovanni XXIII insieme alla moglie Fabiola Bianchi
Foto di Filippo Bianchini
In dodici anni di vita ad Atene ha visto lentamente cambiare i flussi migratori. Oggi molte persone arrivano dalla Turchia e dalle isole vicine; altre percorrono una nuova rotta che dalla Libiapassa per Creta e approda a Gavdos, isola piccolissima paragonabile a Lampedusa. Tragitti diversi, stessa sofferenza. Al momento in casa famiglia accogliamo due ragazzi: uno di 24 anni, siriano, e uno di 15, sudanese. Con noi vivono anche una mamma eritrea con il suo bambino e un giovane afgano. Al piano superiore ci sono una famiglia del Myanmar di etnia Rohingya, una famiglia albanese con due figlie, di cui una disabile, e un uomo afgano. Tutte persone che, nel dolore, hanno tanto da insegnare». La mamma eritrea ha una fede enorme. Incinta, è stata respinta in mare più volte e picchiata sia in Libia che in Grecia. A casa ha lasciato due figli di 8 e 9 anni e ora sta cercando di farli arrivare in Grecia con il ricongiungimento familiare. «La sua è una testimonianza di grande ispirazione per noi – ammette Filippo –. Soffre tanto, ma dà tutto per essere una brava mamma a distanza». E poi c’è il ragazzo sudanese. Fuggito a 13 anni, è stato torturato e abusato in Libia per un anno. Arrivato in Grecia, si è dichiarato maggiorenne per poter lavorare e mandare denaro alla famiglia, che vive l’orrore della guerra. Ogni settimana riceve la notizia che qualcuno non c’è più. Fa il duro, ma poi si scioglie davanti a Fabiola, la mamma di casa, e la ringrazia perché compensa l’assenza di sua madre in questa terra straniera. «Storie come queste ci ricordano il valore della pace e della famiglia – conclude Filippo – e di essere felici per quello che abbiamo». Filippo Bianchini e Fabiola Bianchi hanno una casa famiglia ad Atene in Grecia ed accolgono giovani migranti e altre persone in difficoltà
Foto di Archivio Condivisione fra i Popoli
In Grecia a fianco dei migranti
Filippo Bianchini nasce a Firenze nel 1978. Insieme alla moglie Fabiola Bianchi conosce la Comunità a Siena, circa vent’anni fa, in una casa famiglia. Lui impiegato e lei insegnante, entrambi con posto fisso, decidono di lasciare tutto e partire come missionari. Dal 2014 vivono ad Atene, in Grecia, con i quattro figli. Qui sono casa famiglia e accolgono soprattutto persone e famiglie migranti.
Anche tu puoi contribuire
La preghiera è una forza enorme. Filippo e Fabiola lo sperimentano ogni giorno, riconoscendo la carezza di Dio anche in mezzo a tutta la tragedia e la sofferenza che li circondano. Il primo appello che desiderano rivolgere ai lettori è di accompagnarli con la preghiera. Per chi può, anche il sostegno economico è prezioso: i contributi serviranno a coprire i costi di un intervento chirurgico urgente per il giovane originario del Sudan che accolgono. Le torture subite nelle carceri libiche gli hanno infatti causato problemi fisici che devono essere curati. Grazie per il vostro aiuto! : Codice Iban: IT04 X030 6909 6061 0000 0008 036 Intestato a Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII - Attività ONLUS Causale: Casa famiglia Grecia