In occasione della Giornata internazionale dei Rom, la storia di Juana, 35enne rom di Guadalajara (Spagna), illumina il cammino di riscatto contro una tripla discriminazione: donna, rom, madre in povertà. Dal debito enorme al lavoro in pulizie, passando per i corsi Caritas, Juana diventa motore della famiglia e ispirazione per le coetanee. Otto giovani si iscrivono nel 2026: «Non tutti i rom sono uguali", dice il coordinatore Arturo Mottola. Ecco come è riuscita a sfidare i pregiudizi e costruirsi un futuro migliore
«Non mi importa del mio riscatto. Devo solo fare».
Quando Juana pronuncia queste parole, nel 2021, ha 35 anni, 4 figli, un marito disoccupato e un debito enorme. Abita a Guadalajara, una cittadina tranquilla a circa 60 chilometri da Madrid in Spagna. Vive una tripla discriminazione: perché è donna, perché è rom e perché è una donna rom. Infatti, anche all’interno della sua comunità, ben radicata in città, il suo ruolo è considerato inferiore.
Il suo percorso di rinascita inizia con il progetto formativo per donne rom della Caritas, coordinato da Arturo Mottola, psicologo e missionario della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Nei primi incontri, quando Arturo le parla dell’importanza di essere protagonista della propria vita, lei risponde: «Mio marito vuole solo che trovi una soluzione.» Ci vogliono 2 anni prima che qualcosa cambi davvero. Poi, passo dopo passo, Juana inizia a partecipare ai laboratori di formazione proposti dal progetto: prima quello di cucina, dove impara a preparare piatti semplici con gli alimenti donati dalla Caritas, poi quelli sulla prevenzione della violenza, sull’igiene e sulla salute. Lì capisce che può farcela.
Un giorno Arturo le chiede: «Perché non provi a lavorare?». Lei accetta la sfida. All’inizio è difficile. Una fabbrica la assume, ma la lascia a casa quando scopre che è rom. Arturo ricorda quel giorno e le sue lacrime. Ma Juana non si arrende, fino a quando nel 2024 trova lavoro in un’impresa di pulizie. Ritrova così se stessa e diventa il motore della sua famiglia.
Lavora regolarmente fino a un paio di mesi fa, quando deve prendere un periodo di pausa per stare vicina alla figlia di 15 anni, che non sta bene. Nel frattempo, il marito trova un impiego.
Foto di Archivio Condivisione fra i Popoli
Grazie alla sua determinazione, Juana ripaga buona parte del debito e diventa un esempio.
Dopo di lei, al progetto Caritas si registra infatti un aumento del numero di donne rom che scelgono di entrare nel mondo del lavoro.
Carmen trova un impiego nell’ambito della logistica, un settore molto diffuso a Guadalajara, corridoio delle merci destinate a Madrid. Pamela si inserisce nel piano di lavoro municipale, un programma di formazione e lavoro che dà accesso alle imprese locali. Anche Mari, una bravissima cantante amatoriale, inizia a lavorare nel mondo della logistica.
La testimonianza di Juana e di queste donne sue coetanee ispira le giovani generazioni, che vengono spronate a ricostruire la propria vita, sfidare i pregiudizi e impegnarsi a costruire un futuro migliore.
Il 2026 parte così molto bene: al progetto Caritas si iscrivono otto ragazze tra i 17 e i 22 anni, che al momento frequentano un corso per la manipolazione degli alimenti, competenza necessaria per lavorare in negozi alimentari come botteghe, supermercati e fruttivendoli. Il corso terminerà a fine maggio e, con il certificato, potranno subito cercare lavoro.
In occasione della Giornata internazionale dei rom, la storia di queste donne ci aiuta a ricordare una cosa importante, dice Arturo: i rom non sono tutti uguali. Come in ogni popolo, ci sono persone buone e meno buone. È tempo di smettere di giudicare e di guardare oltre gli stereotipi, per vedere finalmente il mondo in tutte le sue sfaccettature.