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30 Settembre 2026

Kids Act, l'Europa protegge i minori: niente social sotto i 13 anni

Kids Act, l'Europa protegge i minori: niente social sotto i 13 anni
Foto di JackF
La Commissione europea propone il divieto di accesso ai social per gli under 13 e profili limitati, con supervisione dei genitori, tra i 13 e i 15 anni. Nel mirino anche algoritmi, pubblicità mirata, giochi online e chatbot.
Niente accesso ai social network per i minori di 13 anni. Tra i 13 e i 15 anni, soltanto profili limitati, creati e supervisionati dai genitori; dopo i 15 anni, account personali consentiti, ma con obblighi più stringenti per le piattaforme. È la linea delineata dall’Unione europea con l’Eu Kids Act, il nuovo pacchetto di misure destinato a rafforzare la tutela dei ragazzi nell’ambiente digitale.
La proposta, annunciata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e poi presentata dall’esecutivo comunitario, adotta un approccio graduale, differenziato per fasce d’età. L’obiettivo è intervenire non soltanto sull’accesso ai social, ma anche sui meccanismi che possono favorire dipendenza, esposizione eccessiva e profilazione dei più giovani.
Per i ragazzi tra i 13 e i 15 anni sono previsti «mini-account» con funzionalità ridotte, consenso e controllo dei genitori e restrizioni sul tempo di utilizzo. Tra le ipotesi indicate figura anche un limite di un’ora al giorno. Dai 15 ai 18 anni, invece, i giovani potranno disporre di un profilo personale, ma le piattaforme dovranno garantire livelli più elevati di sicurezza già nella progettazione dei servizi.

La sicurezza deve essere progettata

Il principio al centro del provvedimento è quello della safety by design: la protezione dei minori non dovrebbe essere affidata soltanto alla loro capacità di difendersi o alla vigilanza delle famiglie, ma incorporata direttamente nei prodotti digitali.
Le piattaforme dovranno quindi intervenire sui sistemi di raccomandazione e sugli algoritmi capaci di alimentare un uso compulsivo. Il pacchetto riguarda anche la profilazione dei minori e la pubblicità mirata: l’obiettivo è impedire che le attività online dei bambini vengano utilizzate per orientare contenuti commerciali o suggerimenti personalizzati.
Anche la verifica dell’età dovrebbe essere resa più semplice e proporzionata. Secondo la Commissione, il meccanismo dovrebbe consentire di accertare soltanto l’età dell’utente, senza raccogliere ulteriori informazioni personali. Una questione delicata, perché il controllo dell’accesso dovrà conciliarsi con la tutela della privacy.

Nel mirino anche chatbot e giochi online

La stretta europea non riguarda soltanto Instagram, TikTok o le altre piattaforme social. Nel campo di applicazione rientrano anche giochi online e strumenti di intelligenza artificiale, compresi i chatbot capaci di instaurare con i bambini una relazione percepita come amicale o affettiva.
I cosiddetti «compagni» virtuali non dovranno creare legami emotivi con i minori e dovranno essere sottoposti a test di sicurezza prima di essere immessi sul mercato. «Saranno le compagnie a dover dimostrare a noi di essere sicure, non il contrario», ha spiegato la vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen.
È un passaggio significativo: l’Europa prova così a spostare il peso della responsabilità dalle famiglie e dagli utenti verso le aziende che progettano e gestiscono i servizi digitali.

Responsabilità alle piattaforme

Le imprese saranno chiamate a predisporre piani di conformità e a sottoporsi ad audit indipendenti. In caso di violazione potranno scattare sanzioni, secondo il quadro già previsto dal Digital Services Act, che per le infrazioni più gravi contempla multe fino al 6% del fatturato mondiale delle piattaforme.
Il percorso, tuttavia, non si esaurisce nell’annuncio della Commissione. La proposta dovrà affrontare il confronto istituzionale e l’iter legislativo europeo, oltre al coordinamento tra i 27 Stati membri. Restano da definire aspetti tecnici e applicativi, a partire dalla verifica dell’età, dall’effettivo ruolo dei genitori e dai criteri con cui valutare i rischi prodotti dagli algoritmi.

Una sfida educativa, non solo normativa

Il provvedimento apre anche una discussione più ampia sul rapporto tra minori, famiglie e tecnologie. Vietare l’accesso ai social ai più piccoli può ridurre l’esposizione a contenuti e meccanismi pensati per trattenere l’utente il più a lungo possibile; ma nessuna norma, da sola, può sostituire l’accompagnamento educativo, l’alfabetizzazione digitale e il dialogo tra genitori, scuola e ragazzi.
La sfida dell’Europa è dunque duplice: rendere più sicuro l’ambiente online e restituire alle persone, soprattutto ai minori, maggiore libertà di abitare la rete senza esserne controllati. Non soltanto un limite all’uso dei social, ma una richiesta precisa alle piattaforme: mettere la tutela della persona prima degli interessi economici.

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