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3 Novembre 2026

Vivi, per trapianto vitale: le domande dei giovani sul senso della vita

Adolescenti cresciuti nelle famiglie della Comunità e ragazzi conosciuti nei campi estivi, all'Easy Meeting e nei Deserti vocazionali raccontano il loro bisogno di senso, giustizia e pace
Vivi, per trapianto vitale: le domande dei giovani sul senso della vita
Una raccolta di riflessioni dei ragazzi che hanno incontrato la Comunità Papa Giovanni XXIII. «Dare loro voce significa riscoprire la bellezza di ciò che vivono e dare speranza a chi è in ricerca», spiegano i responsabili.

Crescere è sempre stato difficile. Trovare il proprio equilibrio, il proprio posto nel mondo, scegliere come comportarsi e quali sogni inseguire.

E oggi, forse, lo è ancora di più. Tanti amici sui social, pochi nella realtà, esperienze vissute troppo presto, senza il tempo necessario per elaborarle.

Eppure, nel vortice della quotidianità, sono sempre di più i giovani che accettano la sfida di fermarsi e di provare ad andare oltre la superficie, per interrogarsi sul senso della vita e sui valori con i quali sarebbe giusto viverla.

Ascoltarli è il primo passo per capirli davvero e per ritrovare il cammino. Perché, diciamocelo chiaramente, questa società spesso manda in tilt anche gli adulti.

I pensieri nati dall'incontro con la Comunità Papa Giovanni XXIII

Nasce così “Vivi, per trapianto vitale”: una raccolta di pensieri e riflessioni dei giovani che, per diversi motivi, sono entrati in contatto con la Comunità Papa Giovanni XXIII.

Sono adolescenti nati e cresciuti nelle famiglie della Comunità, ma anche giovani che non l’avevano mai vissuta prima e che l’hanno incontrata grazie alle proposte APG23, tra cui i campi estivi Fuori le mura in Italia e all’estero, gli incontri dell’Easy Meeting per approfondire tematiche legate alla crescita e i Deserti Vocazionali per la ricerca spirituale, la preghiera e l’ascolto interiore.

«Vogliamo condividere quel trapianto vitale che vuole essere la loro vocazione, il sentiero che il Signore ha tracciato per loro», commentano i responsabili dell’Ambito della Comunità che organizzano queste esperienze. «Dare loro voce significa riscoprire la bellezza di ciò che vivono con noi, dare speranza a chi è in ricerca e non vede la luce e far sentire meno solo chi soffre, perché sapere di non essere l’unico spesso fa la differenza.»

Come don Oreste: ascoltarli e proporre l'incontro simpatico con Cristo

Un modo per aprire una finestra sul loro mondo e guardare la realtà anche attraverso i loro occhi.

«Ascoltandoli, si percepisce tutta la loro sete di giustizia, di pace e di ricerca», aggiungono. «Proponendo l’incontro simpatico con Cristo, tanto caro a Don Oreste, abbiamo capito quanto i valori su cui si basa la nostra Comunità siano ancora estremamente attuali. I ragazzi sono pronti ad ascoltare ed è nostra responsabilità comunicare con loro in modo giusto.»

Buona lettura! Chissà che aprendoci davvero a quello che pensano e che li fa sentire vivi, non scopriamo qualcosa di nuovo o sepolto anche dentro di noi.

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