Topic:
28 Luglio 2026

L'Emilia-Romagna dice sì al suicidio assistito

La reazione della Comunità Papa Giovanni XXIII e dei vescovi all'approvazione della legge regionale
L'Emilia-Romagna dice sì al suicidio assistito
Foto di Erubiel Flores
Dopo Toscana e Sardegna, l'Emilia-Romagna diventa la terza regione in Italia a dotarsi di regole che stabiliscono tempi e modalità per l'aiuto medico al suicidio assistito. Netta la condanna della Comunità Papa Giovanni XXIII. I vescovi emiliano-romagnoli: «Non c'è un diritto di morire, ma il diritto di essere curati».
Lo scorso 23 luglio l'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna ha approvato la legge regionale che disciplina l'accesso al suicidio medicalmente assistito, dando attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale. Si tratta della terza regione in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa che fissa tempi e procedure per l'aiuto medico alla morte volontaria.

Il voto e il testo

Il provvedimento, di iniziativa di Avs, Pd, Civici e Movimento 5 Stelle, è stato approvato con i voti della maggioranza di centrosinistra, mentre Fratelli d'Italia, Forza Italia, Rete Civica e Lega hanno votato contro. La norma recepisce il quadro tracciato dalla sentenza della Corte costituzionale. Il testo definisce i criteri e i tempi per la verifica dei requisiti di accesso e affida al Servizio sanitario regionale il compito di dare esecuzione alla procedura.
Nel merito, in Aula i consiglieri di maggioranza hanno insistito sulla necessità di garantire supporto e cure fino alla fine della vita rispettando l'autodeterminazione del paziente, ricordando anche un lungo lavoro di ascolto di comunità, famiglie e operatori sanitari, mentre dai banchi dell'opposizione è arrivata la richiesta di investire piuttosto sul potenziamento delle cure palliative come vera priorità sanitaria.

La Comunità Papa Giovanni XXIII: «Una porta aperta, non una risposta»

Netta la condanna della Comunità Papa Giovanni XXIII. Il presidente Matteo Fadda ha espresso «profonda tristezza» per l'approvazione della legge, osservando che a coloro «che vivono in una condizione di fragilità e che si ritrovano ad avere le condizioni per poter chiedere ed ottenere di togliere il disturbo, questa legge sembra dire il tuo malessere non ci interessa, vai pure, quella è la porta».
 
Secondo Fadda, trasformare il suicidio assistito in una prestazione sanitaria rischia di normalizzarlo come una delle opzioni possibili invece che come un gesto da prevenire, e coinvolge l'intera collettività, che attraverso la fiscalità finanzia un servizio sanitario chiamato a farsi esecutore materiale della decisione di morte, con il rischio di intaccare il rapporto di fiducia tra pazienti e personale sanitario. Fadda ha infine posto l'interrogativo su chi tutelerà le persone anziane, detenute, con dipendenze, patologie psichiatriche, disabilità, o in condizioni di marginalità, dal sentirsi un peso per la società.

I vescovi emiliano-romagnoli: «Non c'è un diritto di morire, ma il diritto di essere curati»

Anche la Conferenza Episcopale dell'Emilia-Romagna (Ceer), presieduta da monsignor Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, ha diffuso una dichiarazione critica. Pur riconoscendo l'obiezione di coscienza per gli operatori sanitari e l'importanza delle cure palliative, i vescovi ritengono che la legge non risponda al vero problema posto da malattia e sofferenza e che apra la strada a prevedibili allargamenti, favorendo una cultura dell'inutilità della vita delle persone sofferenti e gravemente inabili. Nella nota si sottolinea inoltre che un'autodeterminazione resa assoluta rischia di isolare la persona dalle relazioni con gli altri, in una logica individualista che nega il valore della vita come bene comune da custodire insieme.
 
In comunione con i colleghi vescovi toscani, la Ceer ribadisce che la vita umana resta un valore assoluto tutelato dalla Costituzione, e che non esiste un diritto di morire ma il diritto di essere curati, con un sistema sanitario pensato per migliorare le condizioni di vita e non per somministrare la morte. I vescovi esprimono infine vicinanza e preghiera per le persone fragili e le loro famiglie, notando – non senza un richiamo simbolico – che la legge è stata approvata nel giorno della festa di Sant'Apollinare, patrono della regione, mentre si celebrava la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.
 

© Riproduzione Riservata

Semprenews è su Whatsapp.
Clicca qui per iscriverti al nostro canale e ricevere aggiornamenti quotidiani direttamente sul tuo telefono.