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14 Marzo 2026
Ultima modifica: 14 Marzo 2026 ore 08:50

La Passione di Roberto

Dalla missione in Bolivia alla diagnosi: il messaggio spirituale di un membro della Comunità Papa Giovanni XXIII.
La Passione di Roberto
Foto di Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Torna in Italia con moglie e figli dopo aver trascorso 17 anni in missione in Bolivia, ma la diagnosi cambia la direzione di vita. Una nuova avventura lo attende: un cammino di svuotamento e un'occasione unica per unirsi alla Passione di Cristo.
Ci sono vite che, nel momento della prova più inimmaginabile, diventano esse stesse un Vangelo vivo, tracciando un cammino di Quaresima che entra direttamente nel mistero della Passione di Cristo. È la storia di Roberto che dopo aver dedicato la sua vita agli altri nella Comunità Papa Giovanni XXIII, oggi sta attraversando la sua personalissima Via Crucis.
A febbraio 2025 è giunta per lui una diagnosi implacabile: la SLA. La disperazione era lì, in agguato, eppure, di fronte a questa croce, Roberto non si è arreso. Sostenuto dall'amore di sua moglie Elvira, dalla sua famiglia e dai fratelli di Comunità, sta vivendo la sua malattia come un profondo percorso quaresimale, abbandonandosi totalmente alla volontà di Cristo, unendosi fisicamente e spiritualmente alla Passione di Cristo.

L'inizio della Passione: un'avventura interiore

Dopo una vita densa di incontri, spesa per dieci anni nel vicentino e poi nei "meravigliosi 17 anni di missione in Bolivia", il corpo ha iniziato a rallentare, costringendo Roberto a un bilancio. Ma di fronte a quello che il mondo chiamerebbe una sconfitta, egli compie il più totale atto di abbandono. Con lucidità, rilegge la sua vita «e facendolo mi viene da gridare come il salmista: “Tu sei stato il mio aiuto, esulto all'ombra delle tue ali”».
Mentre vive il progressivo calo delle forze fisiche, la sua riflessione sul presente diventa una potente meditazione interiore: «In quest'ultimo anno in cui le condizioni fisiche peggiorano lentamente ma inesorabilmente comincio a realizzare quello che diceva il Don (Oreste Benzi): “Non dobbiamo attaccarci ai benefici del Signore, ma a lui Stesso”». Di fronte alla domanda cruciale «È finita la grande avventura?», la sua risposta è un inno alla speranza che trasforma la fine in un nuovo inizio: «Quindi Roberto, non è finita. L'avventura ha solo cambiato direzione: è diventata interiore».

Lo svuotamento e la relazione con Dio

Il suo percorso verso la Pasqua è mosso da un desiderio radicale di intimità divina: «Credo che il Signore abbia permesso la SLA per darmi l'opportunità di avere con lui una relazione più viva, autentica, intima». Il suo obiettivo è di arrivare a dire come Giobbe: «Prima ti conoscevo per sentito dire, adesso i miei occhi ti vedono».
Per vivere fino in fondo questa sua Passione unita a quella di Cristo, la prima vera dimensione di questa sua nuova fase di vita è lo svuotamento. «Per avvicinarsi al Signore, da tempo lui mi ha fatto capire che c'è un prezzo da pagare: morire a se stessi, perdere, svuotarsi, rimpicciolirsi». In questa povertà Roberto ha sentito risuonare la voce di Gesù a Santa Caterina: «Fatti capacità e mi farò torrente». Con un pizzico di ironia rammenta le parole di un sacerdote: «In queste situazioni, Dio non c'è neanche bisogno di chiamarlo, corre…».

Guadagnare il “Tutto”

In un anno e mezzo di malattia, Roberto ha visto assottigliarsi le sue forze e il suo ruolo, le sue capacità fisiche, ma più il corpo si consuma, più lo spirito si dilata e si nutre dei sacramenti. La Messa e il Rosario sono diventati momenti vissuti con un'intensità mai provata prima, che gli fanno esclamare con San Paolo: «tutto è immondizia in confronto alla conoscenza di Cristo», aggiungendo una riflessione: «si può perdere anche tutto se poi si guadagna il Tutto!»
Il suo cammino verso la Pasqua ci regala un'immagine potentissima. Ci svela un segreto per affrontare ogni nostra Quaresima: l’invito a «non aggrapparmi alle difficoltà, ai problemi come la mano a un cespuglio di spine, ma abbandonare la presa e lasciare a Cristo ciò che assale il cuore. Vedo che certe situazioni, si risolvono non magari come pensavo o immaginavo io, però ottengono una soluzione!».

Avvicinarsi alla luce

In questa Passione, Roberto non è solo. La Comunità e gli amici si stringono attorno a lui: «Mi sento voluto bene!». Avvicinandosi al Signore, Roberto sperimenta una profonda purificazione, poiché «quando ti avvicini alla Luce vedi meglio tutto, anche quelle macchioline che nella penombra non si notavano». È un processo di consapevolezza nuova dei propri limiti: «Come se il Signore rivelasse un po' alla volta me stesso a me stesso! Come se Dio tentasse con me l'evangelizzazione del profondo».

Il dono della Croce

Abbracciando con mitezza il mistero del sacrificio che redime, Roberto rilegge la sua sofferenza attraverso le lenti della fede e fa sue le parole di don Oreste Benzi: «Il male che io chiamo male, è in realtà un bene di cui io non conosco la portata ma che invece Dio conosce». Questa fiducia incrollabile si trasforma in un atto di ringraziamento: «Ho il sospetto che dovrò ringraziare il Signore per la SLA, se non ci riesco in questa vita, sicuramente in Cielo se ci arrivo...».

Verso la Pasqua

Consapevole della propria fragilità umana di fronte a una prova così grande, sapendo che «da solo non fa niente» Roberto si affida interamente alla Grazia. Conclude la sua riflessione spirituale con una richiesta di preghiera, un appello commovente alla sua comunità: «Aiutatemi ad essere fedele a quello che capisco e a portarlo avanti fino alla fine! Per cui se un domani dovessi entrare nella disperazione ricordatemi per favore queste cose: “non avevi detto che..."».

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