Il 2 giugno 1946 l'Italia scopriva il suffragio universale. Tra i banchi dell'Assemblea Costituente, ventuno donne di diverse sensibilità politiche unirono le forze per scrivere i principi di uguaglianza e dignità nella nostra Carta fondamentale, lasciandoci un'eredità che dura da ottant'anni.
Quando, il 2 giugno 1946, gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica, accadde qualcosa di rivoluzionario: per la prima volta nella storia d’Italia, anche le donne poterono votare. Ventuno di loro erano state elette all’Assemblea Costituente, chiamate a scrivere le fondamenta della nuova democrazia. Erano insegnanti, avvocate, sindacaliste, partigiane. Le Madri della Patria.
La conquista del suffragio fu il frutto di decenni di battaglie. Il movimento suffragista aveva radici nell’Ottocento, ma fu il crollo del fascismo e la Resistenza a spianare la strada. Le donne avevano combattuto e ricostruito: non potevano restare escluse dalla politica. Il decreto del 1º febbraio 1945 riconobbe il diritto di voto, esteso a quello politico nell’aprile dello stesso anno.
Il contributo delle ventuno alla Costituzione
Alle elezioni, circa dodici milioni di donne si recarono ai seggi. Dei 556 seggi dell’Assemblea Costituente, ventuno andarono a candidate della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista e del Partito Socialista.
Minoritarie in numeri, straordinarie nel contributo. Tra le ventuno, alcune lasciarono un segno indelebile. Nilde Iotti diventerà la prima donna a presiedere la Camera. Teresa Noce portò in aula la voce delle lavoratrici. Lina Merlin contribuì all’articolo 3 e fece poi approvare la legge sull’abolizione delle case di tolleranza che porta il suo nome.
Queste donne si confrontarono e spesso si scontrarono, ma condivisero la determinazione di inserire nella Carta il principio dell’uguaglianza di genere. Fu grazie a loro se l’articolo 3 sancisce la pari dignità “senza distinzione di sesso”. Il loro impatto si misura articolo per articolo: il 29 riconosce l’uguaglianza tra coniugi; il 37 garantisce alle lavoratrici gli stessi diritti degli uomini; il 51 apre a tutte le cittadine l’accesso alle cariche elettive. Non fu un percorso lineare: alcune proposte furono bocciate, la parità salariale attenuata. Eppure in meno di due anni quelle ventuno donne edificarono una Costituzione tra le più avanzate del mondo.
Riconoscimento e giustizia storica
Per decenni le Madri Costituenti sono rimaste nell’ombra. Solo dagli anni Novanta la storiografia ha cominciato a restituire loro il posto che meritano. Ricordarle è un atto di giustizia: la democrazia è sempre il risultato di lotte coraggiose.
La Costituzione che ci hanno lasciato è la più bella lettera d’amore scritta a un paese che voleva rinascere.